L'intervista

Castelli: "Conte vuole solo il voto anticipato, per l'Italia danno da miliardi di euro"

Simone Canettieri

Il viceministro dell'Economia, ex M5s: "I riflessi sull'economia reale sono incalcolabili. L'ex premier porta il Movimento tra sovranisti e populisti. Molti grillini sosterranno il governo di unità nazionale. Grillo con Conte? Non credo che Beppe voglia portare il paese al collasso"

Laura Castelli, da viceministro dell'Economia, ha quantificato il danno economico di una crisi di governo o meglio di un ritorno anticipato alle urne? 

Gli obiettivi, fino a dicembre 2022, del PNRR valgono circa 22 miliardi di euro. Il Decreto che stavamo scrivendo per luglio altri 10 miliardi. Non azzerare gli oneri di sistema delle bollette e l’Iva sulle bollette del gas costa 3 miliardi al trimestre. Non ridurre le accise sulla benzina pesa sulle famiglie circa 1 mld al mese. Ma l’elenco è lunghissimo. Il riflesso sull’economia reale è incalcolabile.

Il gruppo parlamentare di cui lei fa parte, "Insieme per il futuro" di Luigi di Maio, ha  diffuso una nota in cui sono elencati in 19 punti. Sono i rischi verso i quali va incontro il paese per colpa, secondo voi, di Conte e del M5s. La vostra è una strategia per alzare la tensione o l'Italia sta davvero andando verso baratro?

"Un esempio. Non poter aiutare ora, con ulteriori interventi, il mondo produttivo italiano sulla siccità, significa azzoppare le produzioni italiane agroalimentari. Nella mia regione, il Piemonte, la siccità ha ridotto del 30% la produzione di riso. E in Italia si produce il 50% del riso europeo. Ed è solo uno delle decine di settori in crisi che aspettano continui aiuti. Le famiglie italiane non meritano di pagare tutto questo. Potrei farle molti altri esempi per ognuno dei punti che abbiamo elencato.

In queste ore  sta ricevendo segnali di allert dal mondo economico finanziario. Ce n'è uno che l'ha colpita di più? 

L’ultimo di oggi, in ordine di tempo, è quello del settore marittimo, portuale ferroviario e logistico del paese. Sono preoccupati che le tensioni compromettano l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dei piani di investimento nazionali. Centinaia di appalti e posti di lavoro. Ma tanti sono gli appelli pubblici in Italia e all’estero che sicuramente state leggendo anche voi. E poi ci sono moltissimi Sindaci ed amministratori locali, da loro registro grandissima preoccupazione.

Secondo lei Draghi dovrebbe andare avanti anche senza il M5s oppure confermare le dimissioni? Una maggioranza d'altronde ci sarebbe. 

C’è una cosa da fare innanzitutto: evitare ultimatum, bandiere e veti. Il Governo Draghi ha ottenuto la fiducia sul concetto di unità nazionale. Impegnarsi per un Governo di questo tipo, in una fase di emergenza che non è conclusa, vuol dire mettere da parte il proprio tornaconto personale. Abbiamo superato da poco i mesi peggiori della pandemia e siamo nel pieno di una guerra. Tutto questo porta con sé una inflazione record.

Tutto  nasce dall'impuntatura del M5s, il suo ex partito: lei che lo conosce da cosa è mosso Conte in queste ore? 

Come confermato da De Masi, sono mossi dalla più bieca necessità di far risalire i consensi oramai tracollati del partito di Conte e per farlo hanno puntato sul voto anticipato, condannando per mesi l’Italia all’immobilismo che con un Governo per gli affari correnti non potrà intervenire sulle tante emergenze. Un Paese non si Governa con i sondaggi, e chi è stato presidente del Consiglio dovrebbe saperlo bene.

Vi stanno chiamando in queste ore parlamentari grillini in sofferenza per passare con voi? 

Sono preoccupati dal voto anticipato che bloccherebbe il Paese per mesi. È palese che c’è una netta spaccatura che emerge anche dal clima delle assemblee di questi giorni. Un clima da caccia alle streghe solo perché si hanno idee diverse. Non mi stupisce, questo oramai è il metodo dei dirigenti del partito di Conte. 
Conosco bene i miei ex colleghi, molti di loro hanno a cuore l’Italia e le famiglie, e molti continueranno a sostenere questo Governo di unità nazionale.

Quale traiettoria elettorale vede per il M5s:  diventerà il riferimento della protesta urlata ritornando alle origini? 

É sempre più chiaro che puntano a tutelare una decina di loro. Nulla più che c’entri con la visione e le soluzioni che il MoVimento ha proposto è realizzato per anni. Oggi si pone come una forza sovranista e populista.

 E Beppe Grillo? Il silenzio del Garante, secondo lei, indica un sostegno a Conte o un dissenso. Insomma Grillo potrebbe salvare la situazione?

Mi sembra difficile pensare e immaginare che Grillo possa essere favorevole a portare l’Italia al collasso economico.

 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.