"addivederci"

Caro Giggino ti scrivo. Le lettere (quasi) d'addio di chi rimane nel M5s

Filippo Passeri

La scissione è consumata. C'è chi se ne va con Luigi Di Maio e chi resta nel Movimento 5 stelle e saluta il vecchio leader di partito. Senza strappi, perché è sempre meglio lasciarsi la porta aperta

“Quindi ti scindi? Sì ma niente di serio”. Potrebbero essere riassunte parafrasando la celebre battuta di Tre uomini e una gamba, le surreali lettere di addio che sono arrivate a Luigi Di Maio da chi è rimasto nel Movimento 5 stelle in questi giorni. Più che un addio un arrivederci. Anche perché è sempre meglio lasciare la porta aperta anziché sbatterla in faccia all'ex compagno di partito e nuovo leader di "Insieme per il futuro". Metti che alla prossima legislatura non puoi essere ricandidato perché hai finito i mandati o che iPiF superi il Movimento nei sondaggi.

 

Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, nella lettera di "addivederci", pubblicata su tutti i social, saluta il ministro degli Esteri con queste parole, piene di tormento: “Luigi Di Maio e diversi parlamentari hanno fatto una scelta che non condivido assolutamente, ma che non cancella quanto fatto e vissuto insieme in questi anni. Che nel bene e nel male ci ha portato a essere ciò che siamo”. Cosa sono oggi i reduci del M5s non è chiarissimo, ciò che è chiaro è che l’ex sindaca indossa i guanti di velluto per trattare lo strappo, consapevole che, un giorno, Insieme per il futuro potrebbe essere un porto d’approdo.
  

Anche Giancarlo Cancelleri, sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, creatura di Luigi Di Maio, affida a Instagram i suoi pensieri tormentati sulla scissione: “Ieri è stata una giornata difficile e dolorosa, tanti amici e colleghi che per anni hanno lavorato con dedizione sul territorio hanno preso una decisione, la loro decisione, quella di andare via dal M5s. Rispetto la loro scelta, non la condivido sia chiaro, ma rispetto loro e la loro scelta e chiedo a tutti voi di evitare di rivolgergli insulti, noi non siamo questo, la nostra comunità, è una comunità di pace, che sa rispettare e con determinazione contrastare sui temi, ma non abbiamo mai usato l'insulto come posizione politica, perché la maleducazione non è una posizione politica, è solo maleducazione”. Forse Cancelleri si sta già immedesimando nei panni di una Laura Castelli o una Lucia Azzolina. A pesare su Cancelleri c’è l’incognita terzo mandato, essendo lui già al secondo. 
  

Non solo lettere a Di Maio, ci sono anche messaggi che hanno fatto il percorso inverso, come quello di Sergio Battelli. Il deputato ha deciso di lasciare il Movimento e seguire il ministro degli Esteri e su Facebook ha espresso così il suo dolore: “Il Movimento è sempre stata la mia casa e la mia vita a partire dal 2009 e fino a oggi. Ora, però, non riesco più a starci dentro, proprio non ce la faccio. Potete dirmi tutto quello che volete, fare commenti, insultare e criticare, lo accetto, ma chi mi conosce bene fuori da questi social e mi ha seguito in questi anni, sa che tutto avrei pensato fuorché uscire e che ho sempre fatto di tutto per questo progetto. È una decisione che fa male. Anzi devasta”. 

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