Il retroscena

Letta e il problema Lazio: D'Amato vincerebbe le elezioni, ma non le primarie

Simone Canettieri

Il Pd regionale  punta su Leodori: presto l'appello di cento sindaci. Ma l'assessore alla Sanità rimane l'unico in grado, secondo i sondaggi, di battere la destra

Problema Lazio all’orizzonte per Enrico Letta. A fari spenti, il dopo Zingaretti in regione inizia a creare più di un grattacapo al Pd. L’assessore regionale Daniele Leodori sta aspettando il momento buono per dire che si candiderà alle primarie contro Alessio D’Amato, collega di giunta e responsabile della sanità, diventato molto popolare, negli ultimi due anni, per l’ottima gestione del Covid. Leodori nei prossimi giorni farà uscire un appello di cento amministratori (sindaci, assessori, consiglieri regionali) che gli diranno: vai, Daniele, candidati, siamo con te, sei tutti noi. E questo sarà il viatico per le primarie, previste a ottobre. Con Leodori sta il corpaccione del Pd romano e laziale (il segretario cittadino e quello regionale, Andrea Casu e Bruno Astorre, fanno parte della stessa filiera dell’aspirante governatore: Area Dem, franceschiniani purissimi).

Chi tra i due assessori vincerà le primarie sarà il candidato del centrosinistra nel Lazio nel 2023 (turno unico, va ricordato). I turbamenti iniziano qui per il Pd. Perché, come certificato da Euromedia Research di Alessandra Ghisleri, Leodori stando alle rilevazioni attuali non sarebbe competitivo contro il centrodestra. In poche parole perderebbe contro Maurizio Gasparri di Forza Italia (54,8 a 45,2) e contro Francesco Lollobrigida di Fratelli d’Italia (54 a 46). Il secondo ha detto di non essere interessato. Secondo le rilevazioni, che vanno prese come si sa con le pinze, l’unico candidato in grado di vincere per il centrosinistra sarebbe D’Amato. Il quale però non avendo un partito alle spalle, viene dall’estrema sinistra e ha sempre ricoperto ruoli tecnici, rischierebbe seriamente di non arrivare in finale: di perdere cioè le primarie e di non essere candidato. Un gran caos su cui Letta dovrà mettere la testa, appena terminata la sessione delle amministrative. Anche perché sullo sfondo ci sono altre dinamiche non banali. La prima si chiama Carlo Calenda. Il leader d’Azione, molto radicato a Roma, continua a dire che è pronto a sostenere solo D’Amato, nonostante all’alleanza con il M5s, ma non altri,  Il rebus inizia a farsi complicato, per il Pd.  

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.