roma capoccia

Bettini è scomparso e mezzo Pd è preoccupato: "C'è 'a guera, dacce la linea"

Simone Canettieri

L'ideologo dem (e del M5s) è a Parigi a scrivere un libro sulla sinistra. In tanti sperano di sentire cosa ha da dire sull'invasione dell'Ucraina ma lui è scomparso: niente interviste, niente comparsate in tv

Lo cercano sui giornali. Niente. Nemmeno una riga di intervista. Sperano di vederlo in tv, ma nisba: scomparso. Goffredo Bettini, mente pensante e vulcanica de sinistra con incursioni nel contismo, da un po’ è scomparso dai radar. Non dà la linea.

Eppure la Storia bussa a colpi di missili: c’è ‘a guera. Questo silenzio, tra il serio e il faceto, preoccupa un po’ quel pezzo di Pd romano (e non solo) che da sempre si abbevera alla fonte dell’ideologo. Uomo di sconfinata passione e fine acume politico.

Pare dunque che sia a Parigi, dal fratello Luan Rexha, per anni capo della redazione francese dell’Ansa. Goffredo Bettini sta scrivendo un libro. Tipo memoir. Lo aveva annunciato nell’ultima intervista rilasciata a questo giornale lo scorso 18 febbraio. Un bilancio emotivo sul comunismo come “speranza infranta”, “tentativo titanico”, “una idea di vita oltre la vita”. “Voglio fare i conti con la mia storia e indicare una strada alla mia parte politica. C’è uno spazio che è antico e nuovo. C’è la possibilità di staccarsi dalle scorie del ’900. Bisogna prendere atto della sconfitta del biennio ’89-92, ma per ricucire i fili del disagio”. L’opera si preannuncia imponente. E c’è già chi promette: “La manderò a memoria, pagina dopo pagina”. Il già fondatore del Pd, fu il coordinatore nazionale della creatura veltroniana, sta lavorando anche a una specie di piattaforma web “tipo Micromega”.

Uno spazio ampio di riflessione plurale e profonda, aperto e orizzontalissimo, che guardi oltre il Pd e che, soprattutto, si interroghi su “dove sta andando la sinistra?”. Bettini di tanto in tanto viene cercato dai suoi amici romani, orfani di una guida visibile e dunque è tutto un “torna Goffredo, ti aspettiamo”. Il personaggio è noto e apprezzato, si sa. Ma è in grado anche di produrre – nessuno se lo sa spiegare – forti antipatie e malignità. Sicché dalle parti del Pd, l’altro Pd, qualcuno inizia a farsi più di una domanda: perché Goffredo tace su quanto sta accadendo in Ucraina? Perché non ci dà la linea? Perché non muove le leve del suo pensiero e ci illumina? La sinistra, si sa, è un po’ smarrita su questo argomento: Enrico Letta ha imboccato la strada della non equidistanza fra Russia e Ucraina e si è schierato con forza per l’invio di armi al popolo invaso. Un altro pezzo di Pd, quello storicamente più ex diessino, soffre e a volte sembra rimanere impigliato nel bandierone del pacifismo neutrale. Bettini non parla. E in tanti si chiedono: pourquoi, pourquoi, pourquoi? 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.