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L'intervista

D'Amico: "Io ho presentato Salvini a Putin. L'Ucraina? Vladimir non è pazzo"

L'ex deputato del Carroccio, ora assessore a Sesto San Giovanni, è stato il gancio del Capitano a Mosca, nel 2018 lavorò con lui per un anno a Palazzo Chigi

Simone Canettieri

Parla il dirigente leghista che ha introdotto (con Savoini) il leader della Lega nel mondo russo: "Il conflitto di queste ore? E' come un divorzio, tutti hanno torto"

“E’ troppo facile dire che Putin è pazzo. Conosco bene la Russia: ci portai Umberto Bossi nel ‘97 e poi Matteo Salvini”. Claudio D’Amico risponde al Foglio dal suo ufficio di Sesto San Giovanni dove è assessore alla Legalità. In città è famoso per  il record italiano di Daspo firmati (e per credere agli Ufo). Nella vecchia Lega tutti sanno chi è: ha svelato Mosca a Salvini. Lo ha fatto tifare per l’invasione della Crimea, lo ha introdotto dentro Russia Unita, lo ha portato da Vladimir Putin. Nome che il capo del Carroccio in queste ore proprio non riesce a pronunciare. Perché? “Non mi occupo più delle relazioni estere del partito, al massimo do consigli ai vertici”.

D’Amico è un leghista tutto d’un pezzo: ex sindaco di Cassina de’ Pecchi (Milano), ex capo di gabinetto del ministro delle Riforme Roberto Calderoli, ex deputato, ex candidato alle europee con la proposta di istituire una commissione d’inchiesta sugli Ufo e ora assessore a Sesto San Giovanni. Con Gianluca Savoini è stato il motore dell’associazione Lombardia-Russia. “Non scriva che stavo anche io all’hotel Metropol: la querelo”. 

 

Però se Salvini è stato putiniano, e chissà che non lo sia ancora sotto sotto, è merito suo, non sia umile.

“Facevo il mio lavoro, se è per questo lo portai anche in Israele da Netanyahu nel 2018”. 

 

Da  Facebook in questi giorni stanno riemergendo i “quaderni russi” di Salvini: le foto con lei e Savoini nella Piazza rossa, i selfie con Putin, gli incontri con il partito dello zar. Almeno cinque viaggi insieme. Cartoline dal Cremlino che poi produssero queste dichiarazioni del capo della Lega: “Mi sento più sicuro qui a Mosca che in Europa”. Oppure: “Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin”. Se le ricorda queste frasi?

“Non voglio parlare dei partiti italiani: posso dire che quando c’è una crisi del genere, mi riferisco a quella fra Ucraina e Russia, è come quando una coppia divorzia: la colpa non sta tutta da una parte”. 

 

D’Amico, il suo lavoro di Cicerone filorusso venne premiato.

“Non sono filorusso. Ma italiano. Perché sarei stato premiato?”.

 

Nel 2018 nel primo governo gialloverde lei è stato per un anno a Palazzo Chigi come “consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale” dell’allora vicepremier Salvini e le diedero anche la colpa di aver invitato Savoini alla cena romana di gala con Putin.  

“Senta, le dico solo questo: ho servito l’Italia. Ma adesso la linea estera la danno Lorenzo Fontana e Matteo. Io mi adeguo, parlo a titolo personale in qualità di analista geopolitico con una lunga esperienza sul campo a cui va aggiunta la mia attività all’Osce di dieci anni. Purtroppo a venti anni da Pratica di Mare siamo arrivati a una guerra: sono sconvolto”.

 

Lei ha presentato Putin a Salvini.

“Sì, ma nella mia vita ho fatto tanto altro”. Qual è la sua idea di questo conflitto?  “E’ giusto chiedere la cessazione immediata delle ostilità, passando dall’Osce: la piattaforma usata dai due blocchi quando c’era la contrapposizione dell’Unione sovietica”. 

 

La Lega è timida sulle sanzioni.

“La Ue e la Nato non possono stare fermi, qualcosa dovranno fare. Discorso diverso per le sanzioni a cui corrispondono le controsanzioni: bisognerebbe trovare un modo per ristorare chi ha più perdite. Comunque quanto sta accadendo mi ricorda l’intervento  in Georgia, nell’Ossezia del Sud, del 2008”. 

Salvini andava in Russia con lei e intanto attaccava l’Unione europea e voleva uscire dall'euro: che tempi, no?

“Sull’Europa mi faccia dire una cosa: in questa crisi ha dimostrato di non avere una linea comune. C’è stata la passerella dei leader europei da Putin che non è servita a nulla. Non c’è una regia univoca. Bene ha fatto Draghi a non esporsi. Ma se si considera Putin un pazzo perché sono andati tutti da lui?”.

 

Da Sesto San Giovanni è tutto, bisogna cercare Salvini. La giornata del leader non è stata facile. Ore 8.15, prima dichiarazione: “La Lega condanna con fermezza ogni aggressione militare, l’auspicio è l’immediato stop alle violenze”. Frasi un po’ decontestualizzate. Dopo due ore, qualcuno glielo fa notare. “La Lega condanna guerra, invasione, aggressione e violenza? Per il Pd è “troppo poco”. In agenda inserisce: la conferenza stampa di presentazione del dipartimento delle politiche della terza età, un incontro con i sindacati delle telecomunicazioni, un vertice sull’Autonomia con i governatori Zaia e Fontana sull’autonomia. Alle 18.47 posa un mazzo di tulipani bianchi all’ambasciata ucraina “in segno di solidarietà per le vittime e amicizia con il popolo sotto attacco”. Un dubbio: avrà nominato Putin?

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.