Il caso

M5s, Casaleggio rispolvera Rousseau ma c'è il no di Conte. Oggi arriva Grillo e decide

Simone Canettieri

È il giorno dell'incontro fra l'ex premier e il Garante, con i rispettivi avvocati. Subito da scegliere la piattaforma su cui bisognerà votare il nuovo comitato di garanzia 

Davide Casaleggio aspetta e spera. E’ stato contattato informalmente dall’entourage di Beppe Grillo. “Se serve, ci sono”.

Mister Rousseau rispolvera dal garage di Ivrea, Silicon Valley olivettiana, la macchina più odiata dai grillini. Ma meno a rischio ricorsi. Basterà pagarlo (arretrati compresi: vanta ancora 10 mila euro). Il prezzario del figlio di Gianroberto è “conveniente”. La piattaforma Sky Vote costa 1,10 euro ad avente diritto (dunque circa 190 mila euro più spese aggiuntive). Oggi Grillo prenderà una decisione.  

 

E’ il giovedì romano di Beppe Grillo in versione Maneskin (“Zitti e buoni”). Avrà davanti a sé Giuseppe Conte.

A far loro compagnia una schiera di legali. Il M5s, dopo l’ordinanza di Napoli, questo è diventato: il partito degli avvocati. Il Movimento dell’“ai sensi dell’articolo 425 del codice civile”.  Nato per  difendere   giudici e magistrati, passa il tempo a capire come non finire tra le loro grinfie. E allora oggi in una località ancora da definire – l’Hotel Forum sembra fuorigioco – l’ex premier sarà accompagnato da Francesco Astone, avvocato dell’Avvocato del popolo, e dal notaio Alfonso Colucci. Il foro di Grillo comprenderà, invece, Andrea e Paola Ciannavei, anime legali del Movimento precontiano. Il presidente sospeso, e dunque azzerato, del M5s ha fretta: anche se dovesse andargli nel migliore dei modi, i grillini rischiano di non far in tempo a presentarsi alle prossime amministrative. In primavera saranno chiamati alle urne venticinque capoluoghi di provincia (di cui quattro di regione) e centinaia di piccoli centri.

“Le amministrative non sono mai state il nostro piatto forte: male che vada daremo la colpa al caos, come sempre”, provano a vederla con ottimismo rassegnato dalle parti di Conte. L’ex premier ormai si sa cosa vuole: spinge per ripetere la votazione sulla piattaforma Sky Vote cambiando lo statuto solo per la parte che riguarda il 2 per mille, ma confermando di fatto l’intero impianto che lo ha nominato presidente. Serviranno forse due mesi, assicurano nel mondo contiano. Sempre che Grillo sia d’accordo. I legali gli consigliano di non far colpi di testa, di leggere in controluce l’ordinanza di Napoli che ha assorbito tutti gli altri reclami non presi in considerazione ma più vivi che mai. 

 

I dissidenti partenopei, difesi dall’avvocato Lorenzo Borrè, vogliono tre cose: il voto sulla piattaforma Rousseau (come impone il vecchio statuto), la possibilità che l’elezione del capo politico sia aperta ad altri concorrenti (ma c’è sempre l’ipotesi direttorio a cinque) e per prima cosa la nomina del comitato di garanzia. Ecco, su questo punto c’è al momento l’unico accordo: va rivotato l’organismo che era presieduto dal dimissionario Luigi Di Maio e dai decaduti Virginia Raggi e Roberto Fico. Solo che, e si rientra nei bizantinismi, questa volta la rosa dei sei nomi da presentare agli iscritti non potrà contemplare soggetti con cariche elettive. Qualche ipotesi: Pietro Dettori (ora nello staff di Luigi Di Maio)  e Chiara Appendino (su cui pendono però due condanne), gli avvocati, ex deputati (tipo Giorgio Sorial). Dovrà essere Grillo a proporre i sei nomi da mettere al voto. Ma su quale piattaforma: su Rousseau? L’operazione rischia di non essere semplice, anche perché dovrebbe esserci di nuovo il travaso degli iscritti, con il via libera del Garante della privacy. Casaleggio non teme questi passaggi burocratici, fa sapere. E si dice pronto. Sarebbe una rivincita, ma anche una scena alla “Non ci resta che piangere”. Quanti siete, cosa volete? Un fiorino!

Conte non prende nemmeno in considerazione questa ipotesi ed è sicuro di portare il Garante dalla sua parte. La pistola  (caricata a salve, per molti) è già sul tavolo: “Se devo rimettermi a discutere con Casaleggio, faccio prima a fondare un nuovo partito. Per me quello è un capitolo chiuso”. Grillo, e chi lo consiglia in questo momento e cioè i suoi legali, la pensano diversamente. C’è un precedente che torna d’attualità. La prima votazione sulla nuova piattaforma indetta dall’allora reggente Vito Crimi venne così commentata da Grillo.  Trenta giugno scorso,  post al vetriolo: “Votare su una piattaforma diversa  esporrebbe il movimento, e te in prima persona, ad azioni anche risarcitorie da parte di tutti gli iscritti”. Oggi si ripone il problema. Daccapo. Con il tempo che non lavora per Conte. Il clima di spaesamento fra i grillini in versione “Zattera della medusa” è abbastanza visibile. Basta farsi un giro alla Camera. Dove si incontra, per esempio, una sconsolata Lucia Azzolina. L’ex ministra si sfoga con i colleghi, a loro volta divisi fra contiani e dimaiani, così: “Mi sembra di vivere la fine di un grande amore. Noi pensiamo agli statuti, fuori c’è il paese che protesta per le bollette”.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.