Dall'impeachment al bis al Colle. Piroette grilline su Mattarella

Prima il presidente della Repubblica era per il M5s il responsabile della "notte più buia della democrazia". Poi è diventato un "simbolo luminoso" e oggi il Movimento ne chiede la riconferma al Quirinale

Enrico Cicchetti

"Quella di ieri è stata la notte più buia della democrazia italiana, Mattarella ha deciso di scavalcare le sue prerogative e impedendo la formazione di un governo che con il contratto avrebbe avuto la maggioranza assoluta". Lo diceva Luigi Di Maio in diretta Facebook il 28 di maggio 2018, chiamando i suoi elettori alla mobilitazione contro la decisione assunta dal capo dello stato di porre un veto su Paolo Savona al ministero dell'Economia. 

  

"La scusa dei mercati è una bufala", insisteva l'allora leader grillino, che ribadiva l'intenzione di attivare la procedura per la messa in stato d'accusa nei confronti di Mattarella. "Il presidente è andato oltre le sue prerogative" e "la messa in stato di accusa si può fare" e che "se la Lega non fa passi indietro è una certezza pressoché assoluta". 

 

Ma già il giorno seguente, il M5s - per bocca del suo numero uno - si diceva "pronto a collaborare con Mattarella" per la formazione del governo. Due anni dopo, intervistato da Avvenire, lo stesso Di Maio definiva il presidente "un simbolo luminoso dell’unità del paese" e non escludeva un suo secondo mandato. E quando Myrta Merlino a L'aria che tira su La7 gli chiedeva conto di questa drastica sterzata, lui - parafrasando Spiderman, anche nell' arrampicarsi sugli specchi - rispondeva: "Da grandi errori nascono grandi opportunità. Da quell'episodio ho rafforzato il mio senso di responsabilità istituzionale".

 

  

Ieri sera, la capriola definitiva del M5s: ora sono loro, i grillini, a chiedere che Mattarella rimanga al Colle per un bis.

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  • Enrico Cicchetti
  • Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016