Meglio l'obbligo vaccinale dei tamponi, dicono gli assessori alla Salute (anche di centrodestra)

Gianluca De Rosa

L’ipotesi di tamponi obbligatori ai vaccinati per l’accesso a eventi particolarmente affollati scontenta tutti. Parlano l'umbro Coletto (Lega), la abruzzese Verì (FdI) e il friulano Riccardi (Forza Italia)

L’assessore alla Sanità della regione Lazio Alessio D’Amato lo ha chiesto al governo esplicitamente: per affrontare la quarta ondata della pandemia è necessario introdurre al più presto l’obbligo vaccinale. Anche nelle regioni governate dal centrodestra, da sempre contrarissime a un provvedimento del genere, i colleghi di D’Amato non escludono più questa ipotesi.

 

“Premesso che da sempre noi siamo per la vaccinazione consapevole e volontaria – dice al Foglio l’assessore leghista alla Sanità dell’Umbria, Luca Coletto, un passato nello stesso ruolo nel Veneto di Zaia – è un fatto che l’articolo 32 della Costituzione consente l’introduzione dell’obbligo, è già accaduto nel 2017 con dieci vaccini, e quindi sarebbe legittimo anche oggi, noi non lo chiediamo, ma è chiaro che se si decisse di farlo non sarebbe uno scandalo”.

 

Come lui la pensa anche la responsabile della sanità abruzzese, regione governata da Fratelli d’Italia, Nicoletta Verì. “Noi non lo chiediamo, ma se il governo dovesse introdurre l’obbligo noi ci adeguremo subito alle regole come abbiamo sempre fatto”. Più drastico, ma comunque possibilista Riccardo Riccardi, vice del leghista Massimiliano Fedriga alla guida del Friuli-Venezia Giulia. “L’obbligo vaccinale – sostiene – deve essere l’extrema ratio, ma non possiamo escluderlo”. Poi però dice una cosa che non sarebbe molto diversa dall’obbligo: “Io intanto sarei per cancellare il greenpass da tampone in ogni situazione”.

  

Se sull’obbligo vaccinale la posizione degli assessori del centrodestra è sfumata, lo stesso discorso non vale per l’ipotesi, circolata nelle ultime ore, di tamponi obbligatori ai vaccinati per l’accesso a eventi particolarmente affollati. Su questo i tre assessori sono d’accordo con D’Amato che ieri parlava di “involontario assist ai noVax”. “Rischia di essere un autogol, piuttosto introduciamo per alcuni luoghi l’obbligo dell’utilizzo della mascherina Ffp2”, dice Coletto. ”È un’idea sbagliata – conferma Riccardi – il rischio è che passi il messaggio che siamo tutti uguali, vaccinati e non, invece questo non è vero: il vaccino ci rende sicuri, ma il documento che ci dice se siamo coperti o meno deve durare in modo coerente alla sua efficacia”. Questo punto secondo il vice di Fedriga che guida la sanità del Friuli sarà la chiave delle decisioni del governo di giovedì. “È la misura più importante tra quelle che stiamo discutendo: bisogna ridurre la durata del green pass. Se l’evidenza scientifica ci dice che l’efficacia del vaccino è rilevante a 5-6 mesi noi dobbiamo essere coerenti con questo dato. Oggi il green pass dura nove mesi è chiaro che questo sia un problema. Quello che dobbiamo fare è mettere in condizione la macchina vaccinale di garantire a tutti la terza dose al massimo a sei mesi”. I tre assessori, come i loro omologhi di tutta Italia, stanno proseguendo in queste ore le interlocuzione con il Cts e la struttura commissariale per riadattare i sistemi ospedalieri alla crescita del contagio e prepararsi al nuovo green pass a sei mesi. Bisogna organizzare la logistica vaccinale e assicurare il tempestivo approviggionamento delle dosi. Intanto, ovunque, si registrano miglioramenti anche nelle cure, in particolare grazie all’utilizzo degli anticorpi monoclonali. “Sono stati uno strumento formidabile”, dice Virì. “Stiamo lavorando a un’ordinanza per estenderne l’utilizzo”. “Dopo i vaccini sono stati l’arma più importante per affrontare queste ultime settimane di difficoltà”, conferma Riccardi.