L'ossimoro Recovery

Reggio Calabria è l'esempio perfetto di quali sono i veri rischi per il Pnrr. Parla il sindaco

E' da questo museo che si misurerà davvero del Piano nazionale ripresa resilienza, il differenziale tra bla bla bla e l'ingegneria

Carmelo Caruso

Il caso del Museo Hadid finanziato con 53 milioni di euro. "Servono però i professionisti" per realizzarlo. L'appello di Falcomatà: "Può diventare la fotografia di ciò che il Piano può essere ma anche di ciò che potremo non essere"

Roma. Mandiamoli tutti a Reggio Calabria. Se non si vuole perdere l’occasione Pnrr (e non si vuole), se come ha garantito Mario Draghi nessuna amministrazione verrà lasciata sola, e che ben mille esperti arriveranno in loro soccorso, si cominci da questa città. E’ guidata da un sindaco del Pd, un sindaco appassionato. E’ Giuseppe Falcomatà e ha 53 milioni di euro da spendere. Sono risorse del Recovery e servono a costruire un museo che potrebbe fare epoca come il Guggenheim di Bilbao. E’ il museo del Mediterraneo, un progetto che è stato inserito dal governo tra i 14 interventi strategici perché “grandi attrattori culturali”. Ha la forma di una stella marina (qui le foto). E’ stato disegnato nel 2006 da Zaha Hadid, la “regina delle curve”, l’architetta irachena, la madre del Maxxi di Roma e del New Port Building di Anversa. C’è insomma il denaro, la volontà. Mancano i geometri. Dice Falcomatà: “Rischio di non potere giocare questa partita”. Cosa lo impedisce? “Mi serve personale esclusivamente dedicato a un progetto di questa dimensione. Mi mancano ingegneri, architetti, project manager, general contractor”. Reggio Calabria oltre il Pnrr ha una dote di mezzo miliardo di euro. Sono Fondi del Decreto Reggio, Coesione, Pon, Patti per il Sud... Perché bisogna aiutare questa città? “Perché può diventare la fotografia di ciò che il Pnrr può essere ma anche di ciò che potremo non essere”.

 

Per costruire il museo Hadid è necessario stendere dei bandi internazionali. E’ un’opera enorme. Da seguire giorno per giorno. Significa gare e bandi aperti con standard europei, niente procedure negoziate o affidamenti diretti. Anche il progetto che risale al 2006 andrà ovviamente aggiornato. Spiega Falcomatà: “Servirà un computo metrico aggiuntivo. E’ chiaramente necessario rivederlo tenendo conto dei prezzi dei materiali che nel tempo sono mutati”. Chi dovrebbe fare tutto questo? Il comune di Reggio Calabria ha 800 dipendenti su una pianta organica che ne prevede 1600. E’ vero che i sindaci hanno la possibilità di assumere figure specifiche ma non basta. Dice ancora il sindaco: “Perché i migliori ingegneri dovrebbero accettare incarichi da 1400 euro e a tempo determinato? Anche qui c’è chi ha detto no. Stiamo registrando rifiuti”. Falcomatà propone qualcosa che il governo sta valutando seriamente.

 

E’ una proposta intelligente perché non punta all’assunzione di massa, ma a rendere attrattivi questi incarichi di alta competenza. Qual è la proposta? “Ritagliare dal budget di ogni progetto finanziato dal Pnrr un cinque per cento da destinare al personale”. E’ ragionevole avere mezzo miliardo di euro e avere poi paura di chiamare e pagare, e tanto, i più bravi? Gli uffici tecnici dei comuni, e in particolar modo quelli meridionali, aggiunge sempre Falcomatà, “sono macchine logore e logorate. Credetemi realizzare questo museo sarà alla fine più facile che gestirlo”. Una volta costruito servirà riempirlo: una collezione permanente, un acquario, sale conferenze, ristoranti. Sono tutte attività di cui i musei moderni hanno bisogno per sostenersi economicamente. Lo faranno gli 800 dipendenti di Reggio Calabria, ne sarebbero capaci? “Ecco perché si dovrà aprire ai privati. Ripeto, gestirlo sarà ancora più difficile che edificarlo”. Sono sindaci che si fidano di Draghi. “Non siamo sindaci che si lagnano. Gli siamo leali. Serve continuità, serve che la sua figura rimanga centrale”. Perché Reggio Calabria? Perché è da questo museo che si misurerà davvero lo spread Pnrr, il differenziale tra bla bla bla e ingegneria.

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.