Il retroscena

Pd, così Letta disarticola le correnti dem. E Nannicini entra in segreteria

Al Senato continua il duello tra il leader e Marcucci. "E' un rumore di fondo". "A Enrico posso insegnare la tecnica parlamentare"

Simone Canettieri

Il segretario dem sta smontando l'area di Base riformista di Lotti e Guerini. Intanto è pronto ad allargare l'esecutivo del partito. Al posto di Nicita il senatore riformista

Da “Anima e cacciavite” (come da titolo dell’ultimo libro). A un cacciavite per smontare le anime dem. Così Enrico Letta, con precisione da orologiaio svizzero, sta disarticolando tutte le correnti del Pd. Dunque il piatto forte del Nazareno,  da sempre governato da un acrobatico patto sindacale che varia, implode e muta a seconda dello spirito del tempo.  Di carne al fuoco ce n’è. Base riformista  non è più quella di una volta. E anche la segreteria è destinata ad allargarsi. Si registrano nuovi abbracci, spostamenti, abboccamenti. Letta farà le liste, vedete un po’ voi come andrà a finire.


 Allora notizie dal fronte: la corrente di Base riformista, quella di Lotti e Guerini, segna smottamenti. L’ex braccio destro di Matteo Renzi lo danno in marcia di avvicinamento Letta. La prima a spostarsi è la neo capogruppo Simona Malpezzi, seguita da Dario Parrini e altri senatori. In generale, lento pede, Letta sta tessendo trame con gran parte di quel gruppone che a Palazzo Madama è maggioranza o quasi.

Alla Camera anche Emanuele Fiano è dato nell’orbita lettiana. Così come raccontano di una rinnovata sintonia fra Graziano Delrio e il segretario. Basta aspettare, è sicuro il segretario. Stesso discorso per il lettiano di ritorno Enrico Borghi. Ecco il cacciavite, dunque.

Certo a Palazzo Madama c’è sempre l’ex capogruppo Andrea Marcucci,   toscano  irriverente, pronto a dire io non ci sto. “Per noi ormai è un rumore  di fondo: nemmeno rispondiamo alle sue interviste  o dichiarazioni”, dicono dai piani alti  del Pd.  Considerazioni che a Marcucci fanno un baffo visto che da quando c’è stato il patatrac sul ddl Zan manda a dire al segretario: “Quando vuole e ha tempo posso dargli ripetizioni di tattica parlamentare, credo che ne abbia bisogno”. Alla Camera, per dire, Andrea Romano (portavoce di Br) giorni fa si è azzuffato su Twitter con Marcucci. Spostamenti? Aria che tira? Dopo la vittoria delle amministrative al Nazareno sono rinvigoriti. E quindi fanno la punta al famoso cacciavite. In Parlamento gira voce che presto il segretario allargherà la segreteria. Innanzitutto c’è da sostituire Antonio  Nicita, già responsabile   Istituzioni, Tecnologie e  Pnrr. Al suo posto crescono le quotazioni del senatore Tommaso Nannicini, anima turboriformista e in passato anche consigliere economico di Matteo Renzi. Un altro posto nell’esecutivo dem è riservato, sembra, a Giacomo Possamai, consigliere regionale in Veneto dove fu il più votato del Pd alle ultime elezioni regionali stravinte da Luca Zaia (un attestato, è il caso di dirlo, alla resilienza visto il territorio ostico dove è costretto a lavorare, ma anche un tributo del suo “maestro Enrico”).

Letta  fuori dal Pd usa il modello agorà: campo largo nel centrosinistra  per non lasciare nulla al caso quando arriverà il momento delle urne. Basta d’altronde notare i cognomi dei saggi dell’osservatorio indipendente (Carofiglio, Riccardi, Furlan, Frassoni, Cottarelli e Schlein). Sulla spinta del successo nella capitale c’è chi preconizza anche un ruolo nazionale per Claudio Mancini, deputato e regista della vittoria di Roberto Gualtieri. Voci che si rincorrono alla Camera. Dove ieri è scoppiata la tensione per il caso “Report”. La trasmissione della Rai sui vaccini non è andata giù ai deputati dem che siedono in commissione di Vigilanza Rai. Al punto che è partita da parte dei dem anche un’interrogazione all’ad di Viale Mazzini, Carlo Fuortes, contro “la diffusione di tesi no vax”. Una posizione che Letta non sapeva e che non era concordata. Al punto che è andato su tutte le furie con i suoi parlamentari rivendicando l’autonomia dei giornalisti. Insomma, il clima è altalenante. Ma qualcosa si sta muovendo. A sinistra si parla per esempio di un solitario Peppe Provenzano che inizia a muoversi, per i congressi regionali, senza consultarsi con Andrea Orlando.  E quindi nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma anche nel Pd.
               

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.