Foto Michele Nucci/LaPresse

Sinistre eretiche cercansi

Claudio Cerasa

Il miliardario norvegese, la Minniti danese, la soft left inglese, i socialisti rassegnati a Macron e l’Spd che ricopia la Merkel. Perché la sinistra del futuro somiglia poco al Pd dei diritti modello Letta 

In un interessante anche se spericolato editoriale pubblicato ieri dal Corriere della Sera, Paolo Mieli si è posto una domanda che merita attenzione e che suona grosso modo così: ma non è che zitta zitta la sinistra europea si sta preparando a costruire una nuova e inaspettata stagione di successi? Mieli costruisce il ragionamento mettendo in fila una notizia (la vittoria della sinistra in Norvegia) e due previsioni (il possibile successo dell’Spd in Germania e il non impossibile successo del Pd alle prossime amministrative). E se a queste due notizie si somma anche la vittoria di Joe Biden alle presidenziali americane si capisce quanto la domanda non sia del tutto peregrina, visto e considerato il fatto che nell’agenda politica del post emergenza pandemica i temi della salute, del lavoro e dell’ambiente hanno per forza di cose preso il posto di altri temi come l’immigrazione, il protezionismo e il nazionalismo su cui gli avversari della sinistra in questi anni hanno mostrato di avere il primato delle idee.

 

Dunque, sì, qualcosa a sinistra si sta muovendo e forse qualcosa si muoverà in Italia dopo le amministrative, anche se come la storia ci insegna le elezioni nelle grandi città (dove di solito vota il 50 per cento degli elettori) non sempre riflettono i trend nazionali (alle politiche vota di solito circa il 70 per cento degli elettori) e tutti ricordano come nel 1994 il centrodestra si affermò a pochi mesi di distanza da elezioni amministrative vinte dal centrosinistra. Ma se si ha la pazienza di osservare in modo laico i piccoli segnali che arrivano dalle sinistre più o meno vincenti d’Europa si noterà che tra queste esiste un filo conduttore inconfessabile che coincide con la declinazione di una parola chiave: eresia. E’ eretica la sinistra che ha vinto in Norvegia, dove ad affermarsi è stato un miliardario di nome Jonas Gahr Støre (anche i ricchi non piangono). E’ eretica la sinistra che, prima della Norvegia, aveva vinto in Danimarca, dove due anni fa è divento primo ministro Mette Frederiksen, una socialdemocratica che sull’immigrazione ha una linea che farebbe impallidire Marco Minniti. E’ eretica la sinistra che si sta affermando in Inghilterra dove i laburisti hanno scelto di puntare su uno dei simboli della soft left europea come Sir Keir Starmer, avvocato che nel 2014, con Steven Powell, firmò il ricorso davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo in difesa di Silvio Berlusconi per il caso Mediaset-Agrama. Ed è eretica anche la sinistra portoghese, guidata da António Costa, che nella precedente legislatura ha ridato un futuro al Portogallo trasformando l’austerity in un nuovo baluardo della sinistra.

La sinistra che sembra avere un futuro, come sanno anche i progressisti francesi che presto si renderanno conto che per sconfiggere le destre francesi dovranno puntare le proprie fiche sull’eretico Emmanuel Macron, sono quelle che in fondo si fanno in quattro per non cadere nelle trappole della sinistra modello SOC (Sanders-Ocasio-Corbyn). E in fondo la sinistra socialdemocratica che sembra avere buone possibilità di successo alle prossime elezioni tedesche (26 settembre) è una sinistra che ha scelto di puntare forte non sulla brusca svolta a sinistra del paese ma su una continuità soft con il governo della destra (Olaf Scholz, come è noto, ci gioca molto al punto da ripetere spesso, anche nei suoi manifesti elettorali, che anche lui “può diventare una cancelliera”). Non è impossibile dunque sostenere che le nuove priorità politiche determinate dall’evoluzione della pandemia possano offrire alla sinistra italiana un’autostrada da percorrere. Ma più che sostenere che l’Italia stia sottovalutando Enrico Letta, come scritto da Paolo Mieli, occorrerebbe ricordare che una sinistra arroccata sul radicalismo dei diritti, come appare attualmente il Pd, ha come sua unica speranza di successi futuri solo un unico elemento: la presenza reiterata di una destra impresentabile. Cercansi con urgenza eresie a sinistra, grazie.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.