Scaramelli (Iv): "Amici del Pd, in quale direzione vi muovete su Siena?"

Il consigliere regionale renziano incalza in nome del "riformismo", visto il rapporto stretto Pd-Cinque stelle: "Siamo uomini di governo, non possiamo dire 'abbiamo scherzato'"
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27 JUL 21
Ultimo aggiornamento: 04:16 AM
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Da una città all’altra, l’interrogativo è lo stesso: caro Enrico Letta, che cosa vuoi fare in prospettiva? E insomma, a soli due mesi dalle elezioni suppletive per i seggi di Siena e Roma-Primavalle (per non dire delle amministrative), e con la recrudescenza del contagio Covid in mezzo che fa pensare ad altro, ci si ritrova in varie città di fronte al dilemma. Italia Viva lo ribadisce: caro Enrico Letta, che vuoi fare con i Cinque Stelle? E la domanda tanto più risuona se a porla è Matteo Renzi in persona (“Enrico ci faccia sapere se vuole i nostri voti”), concetto che, declinato su Siena, la città dove Letta corre appunto per il collegio vacante, suona come un avviso (“siamo di fronte a un bivio e Letta deve decidere, adesso, da che parte vuole stare).
Antefatto: da quando Letta ha cominciato il suo cammino senese, il capogruppo renziano in Consiglio regionale Stefano Scaramelli, anche vicepresidente dello stesso, dice che no, così non va, e si capisce che Renzi è perfettamente d’accordo (tanto più che si è riferito a Scaramelli come al suo vero candidato in pectore, pur lasciando una porta aperta al Pd). E il “no, così non va” di Scaramelli non è stato pronunciato in forma implicita, anzi: “Letta ci ripensi, faccia un passo indietro in modo che tutti ne possano fare uno in avanti”, è stato l’invito al segretario Pd. Detta in altra forma: “I territori vanno conosciuti, battuti, saputi affrontare”. Specie se il territorio, come Siena, è governato dalla destra (dopo una recente storia tormentata).
Ma chi è Scaramelli, l’uomo che sta mettendo a Letta ostacoli al primo miglio? Sulla sua pagina Facebook il consigliere si dice intanto soddisfatto per la battaglia sullo statuto regionale: “…Non verrà modificato nel prossimo Consiglio”, scriveva ieri: “Un’altra battaglia vinta che porto avanti dallo scorso ottobre. Da solo, contro tutti e tutto. Andare controcorrente non è semplice. Farlo sempre e comunque con fermezza e competenza non è facile, comporta fatica e costanza. Nelle istituzioni ci sto così, da persona libera che risponde sempre e comunque prima di tutto alla propria coscienza”. Interpellato sulle suppletive a Siena, dice al Foglio di “voler chiedere agli amici e compagni del Pd se intendono proseguire con Italia Viva lungo la strada del riformismo, visto anche che questa è un’elezione per il Parlamento nazionale, e se ci riconoscono come interlocutori allora le cose si fanno insieme”. Ma lui, Scaramelli, vorrebbe candidarsi? Il consigliere regionale dice che “non è tanto un problema di nomi. Ognuno ha i suoi pesi e le sue misure, e certo noi comunque non voteremo con la destra e potremmo, come Italia Viva, essere in grado di esprimere una candidatura, ma il punto è un altro: avevamo chiesto tempo fa un tavolo regionale. Niente. Ora volendo si può recuperare, e fare in due giorni quello che non si è fatto, ma ai compagni del Pd chiedo: in quale direzione vi muovete?”. Li chiama compagni e amici del Pd, Scaramelli, ma non manca di sottolineare quella che a suo avviso potrebbe essere la differenza tra gli uni e gli altri se gli “amici e compagni” scegliessero di farsi più grillini dei grillini: “Noi siamo gente di governo”. E dunque a Siena, dice Scaramelli, “bisogna ripartire insieme. Fossimo al Palio, direi: chi parte troppo presto non arriva lontano. C’è stata una falsa partenza, rientriamo nei canapi”. Con Letta si è sentito, il consigliere: “Una telefonata interlocutoria, ma ripeto: con il riformismo non si può dire ‘abbiamo scherzato’, e qui ne va del riformismo in Italia”. (Dal Pd intanto si ripete che a Siena si vorrebbe un “campo largo, Iv compresa”).