Il retroscena

"Senza di me il Movimento al 5%". Conte forza la mano, ma ora le sue truppe vacillano

Ultima mediazione per evitare la rottura. L'avvocato di Voltura Appula inizia a fare i conti con le truppe: iniziano a sorgere i primi dubbi

Simone Canettieri

L'ex premier proverà a usare l'assemblea dei parlamentari per fare pressione sul Garante: "Anche nel mio statuto i suoi super poteri rimangono inalterati, ma non può essere la guida politica"

“Il problema non sono io, ma lui: Beppe Grillo. Nello statuto che mostrerò ai parlamentari dimostrerò che i suoi super poteri erano inalterati: avrebbe potuto sfiduciarmi. Ma non può pretendere di essere il garante “politico”  del M5s, io non ci sto”.

Giuseppe Conte ripete questo concetto a chi lo chiama, a chi cerca di evitare una mediazione last minute. L’ex premier la settimana prossima illustrerà il suo statuto ai parlamentari. E cercherà di usarli come leva sul comico. Se non funzionerà è pronto ad andarsene. Anche se i conti sugli scissionisti iniziano a ricalcare il film già visto con la caccia ai responsabili: nel M5s non c’è la fila per andare verso la nuova cosa contiana. 


Anche il Senato, dipinto come il Palazzo della pochette, inizia a dare segnali contrastanti: diciassette senatori con un appello all’unità si sono sfilati di dosso l’etichetta di marines contiani. Paola Taverna vacilla: la mejo anima der Movimento non si vede fuori dal Movimento.

La sensazione diffusa, che Luigi Di Maio ha subito subodorato, è semplice: dividersi non gioverà a nessuno. Questo argomento, quello dei numeri parlamentari che poi vanno a incidere sulla nascita di nuovi gruppi e quindi con l’arrivo di fondi, non preoccupa Conte. O almeno così fa trapelare l’ex premier: “Se Grillo mi porterà allo strappo, i numeri di chi mi seguirà saranno importanti, ma non fondamentali. Io voglio parlare al paese, e non al palazzo, in vista delle elezioni”, dice ancora l’Avvocato di Volturara Appula a tutti i parlamentari che lo chiamano, proponendosi come mediatori.

La situazione è ingarbugliata. Ed è roba da neuro. L’altro giorno Vito Crimi, che per la cronaca a oggi è ancora il capo politico del M5s, ha avviato le procedure per la votazione del direttivo a cinque. Così gli aveva intimato Grillo, così ha fatto. Ma la piattaforma scelta è stata Sky Vote e non Rousseau, come voleva invece il comico genovese. “Questo è un suicidio: ci saranno ricorsi a pioggia”, commenta Grillo con i pochi eletti a cui dà udienza.

Chi gli sta vicino dice che in questo caos, fatto di minacce striscianti e silenzi strategici, “potrebbe accadere di tutto: anche un accordo in extremis con Conte”. Il problema è come. Anche perché per ricomporre non basterà la mozione degli affetti che i parlamentari sono pronti a mettere sul tavolo quando si riuniranno. Grillo sembra non cedere sulle sue prerogative di Garante, al netto della sconfessione violentissima che ha fatto di Conte. L’ex premier dice comunque di avere i due forni accesi: o rimane nel M5s alle sue condizioni o se ne va  aprendo tutti gli usci all’avventura. I due, i litiganti, continuano a non parlarsi, nonostante l’operazione di mediazione di molti. Ieri, ma tutto cambia da queste parti, era il giorno delle colombe, con i falchi in minoranza, anche se molto agguerriti. Grillo è convinto che alla fine i “traditori, quelli che sputano nel piatto dove hanno mangiato”, saranno pochi. Forse lo ha capito anche Conte che però pensa: senza di me il M5s finisce al 5 per cento e poi voglio vedere da chi sarà composto questo direttivo a cinque. Se non si troverà una soluzione per annullare il voto e fare la pace girano nomi tipo Spadafora, Toninelli, Giarrusso. Tipo.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.