Il caso

Roma brucia e Letta si scatena per il suo Milan: la folle domenica del Pd

L'arte del Subbuteo: come dimenticare la prima Waterloo dell'alleanza giallorossa passando dal Colosseo a San Siro

Simone Canettieri

Nel giorno più duro da quando è alla guida del Nazareno il segretario del Pd su Twitter è passato da forza Gualtieri a forza Milan. Perplessi i parlamentari dem

L'arte della guerra? No, quella della Subbuteo. Potenza di Twitter: nella domenica che passerà alla storia come il big bang dell'alleanza Pd-M5s nella Capitale (con conseguenze nel resto dei comuni al voto), Enrico Letta è riuscito agilmente a derubricare la sua prima Waterloo politica passando dall'incitamento a Roberto Gualtieri  ("Roberto! Con braccia chiuse in segno di forza bianche, gialle e nere, dunque politicamente corrette) a quello per il Milan. Senza limiti, sfegatato. E pazienza per il disastro romano che colpisce i dem, ma anche e soprattutto il neo Movimento di Conte. 

Con tutto il Nazareno e il Pd capitolino ancora abbastanza frastornati per l'uscita di scena di Nicola Zingaretti e la vittoria di Virginia Raggi sul resto del mondo (la sindaca di Roma li ha messi tutti nel sacco, anzi in una buca), a sera il segretario, forse per dimenticare, si è esibito in una pioggia di tweet per il suo Milan. Che però sono finiti nelle chat dei parlamentari dem rimasti attoniti per diversi secondi. "Ma davvero?".

Prima un immortale #mavieniiii (pieno immaginario pop anni '90: Mai dire gol con Aldo Giovanni e Giacomo)  poi un #grazieragazzi seguito da cuori rossoneri per festeggiare il successo per 3-0 sulla Juve. Una domenica da leoni, avrà pensato Letta, rilanciando l'account del Milan, dimenticandosi forse di essere finito con il suo Pd in bocca alle bestie feroci di un'altra arena: quella del Colosseo, un po' più antico e importante di San Siro. Con tutto il rispetto. 

Agli amanti della Giappala's è venuto in mente un altro personaggio: Tafazzi. E Raggi ringrazia.

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.