La storia

Da oracolo dei governi alla caccia di liste civiche: la triste parabola di Rousseau

Dal 2018 la vita e la morte degli esecutivi sono passati da questi siti, che adesso sono costretti alla dismissione. E Conte non ne vuol sapere

Simone Canettieri

Per tre anni la piattaforma e il Blog delle stelle di Casaleggio hanno scandito la vita della Paese: adesso rischia di finire come Subito.it

E’ stato l’oracolo del M5s, ma anche il desktop dell’Italia. Per tre anni il Blog delle stelle di Davide Casaleggio, in compagnia del gemello Rousseau, ha scandito la vita del paese. Su questo sito privato, giusto per fare qualche esempio, si è chiesto (e deciso) a circa centomila persone se era giusto che nascesse il governo Conte I (con la Lega), ma anche il Conte II (con il Pd) fino al governo Draghi, lo scorso gennaio.

Negli ultimi tre anni, nelle ore più delicate della Repubblica, a tutti, o a molti, è capitato di ripetere sempre la stessa domanda: è uscito il post sul blog? Un potere incredibile, un’anomalia tutta nostrana, con cui ha fatto i conti perfino il capo dello stato Sergio Mattarella, consapevole di dover aspettare e rispettare le bislacche liturgie del primo partito di maggioranza senza interferire. 

 

Un potere incredibile, un micidiale ping pong: sul blog si annunciavano le posizioni politiche di premier, ministri e partito e poi su Rousseau (sempre di Casaleggio) si andava alla conta, al voto, all’ordalia. Insomma? Che si sa? Che dice il blog? Una parabola incredibile: nato dalla scissione con quello di Beppe Grillo, nel 2018  il Blog delle stelle è diventato l’house organ del M5s, tanto da entrare anche nel simbolo depositato al Viminale alle ultime elezioni. Ora se ne va per le campagne di internet in cerca di fortuna e clienti. L’altro giorno Rousseau e il sito madre hanno annunciato che saranno a disposizione “di liste civiche per le prossime amministrative”. Così la bocca della verità si è trasformata in una specie di  Subito.it: vendi e compra online in modo semplice! Basta un clic.  

Ora invece tira aria di dismissione: è la Bagnoli di Casaleggio. Gli undici dipendenti dell’Associazione Rousseau che controllano e gestiscono i due siti dovranno finire in cassa integrazione. Piano piano  rischia di essere smontato, bullone per bullone, tutto questo bestione (animale mitologico) nato per sublimare la democrazia digitale nel mondo. 

Giusto per gli smemorati: il figlio di Gianroberto parlò di queste due piattaforme anche all’Onu. Per un periodo fu cercato dai giornali di mezzo mondo, hey mister Casaleggio. E quindi c’è anche più ferocia in questa possibile fine da Subito.it. Giuseppe Conte, dopo essere stato firma di punta del blog, l’altro giorno ha ribadito la volontà di un divorzio consensuale annunciando anche la ricerca di piattaforme alternative dove portare il suo nuovo partito. In viste delle prossime amministrative dovrà cambiare anche il simbolo del M5s. E’ pronto a tutto pur di uscire da questa anomalia che per anni, in virtù di statuti concatenati, ha vincolato una società di servizi informatici a un partito. Con la linea politica che partiva da questa srl, misteriosa e per un periodo anche in grado di rapire un paese poco digitalizzato. Adesso, si cambia. E  tutti prendono le distanze da questa perla ammaccata della democrazia digitale (che ancora conserva per poco il database degli iscritti). Basti pensare che anche Virginia Raggi, la sindaca di Roma che vuole il bis, l’altro giorno ha fatto sapere che le liste civiche che la sosterranno non useranno la piattaforma casaleggiana. 


Insomma, vade retro. E’ un mondo che finisce e un’utopia che si spegne. Si sbaracca perché sono finiti i soldi, ci sono i debiti (poco meno di 500 mila euro) e dunque si perdono pezzi. E servizi. Ieri un altro annuncio:  anche il  portale dove vanno a finire le rendicontazioni dei parlamentari d’ora in poi subirà dei rallentamenti. Non c’è più benzina.  Casaleggio è sicuro che il suo modello, le sue competenze torneranno a rivivere sotto altre forme. E le macchine si metteranno in moto di nuovo. Magari con altri partiti, magari con le liste civiche, magari all’estero. In molti sono scettici, a partire dai parlamentari grillini, usciti, come criceti, dalla ruota. Non è bastato un clic.   

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.