L’autogolpe di Orlando

Così le élite hanno congiurato contro Conte per farlo diventare ministro
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16 APR 21
Ultimo aggiornamento: 04:21 AM
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Prosegue la costruzione della teoria del complotto sulla caduta del governo Conte. Ad aver inaugurato il filone è stato Goffredo Bettini che nel manifesto di “Agorà”, la sua nuova area culturale nel Pd, sostiene che il governo Conte sarebbe caduto “per una convergenza di interessi nazionali e internazionali che non lo ritenevano sufficientemente disponibile ad assecondarli e dunque, per loro, inaffidabile”. Il guru della segreteria Zingaretti ha specificato poi che ci sarebbe stato un ruolo delle “tecnocrazie” e di “interessi precisi” come le grandi industrie. Sul tema, a supporto dell’intuizione di Bettini, è intervenuto il ministro del Lavoro Andrea Orlando, all’epoca vicesegretario del Pd: “Non credo ci sia stato un complotto, ma c’è stata sicuramente una ostilità diffusa delle élite di questo paese che vedono il populismo come un fatto accidentale e non come il frutto della deresponsabilizzazione progressiva delle classi dirigenti”.
Più che un complotto, si è trattato quindi di una congiura delle “élite” contro “l’Avvocato del popolo”. La faccenda si fa interessante, perché a livello internazionale l’unico cambiamento di rilievo è stato l’arrivo di Joe Biden al posto di Donald Trump (che aveva benedetto il governo di “Giuseppi”). Quindi è presumibile, stando al quadro concettuale di Bettini, che la convergenza tra interessi internazionali e nazionali sia stata quella tra i democratici americani e, come dice Orlando, l’“élite” italiana che insieme hanno preferito il “tecnocrate” Draghi all’Avvocato del popolo. La cosa interessante è che a questo complotto ha partecipato, ovviamente, il Pd che ora sostiene il nuovo governo. E uno dei massimi beneficiari della reazione sovversiva delle élite è proprio Andrea Orlando, che con Conte era fuori dal governo e con Draghi è diventato ministro. Chi è senza golpe scagli la prima pietra.