Intervista al ministro per il Sud

"Rivedere il reddito di cittadinanza. Sanità con regole uniche". Parla Mara Carfagna

Niente stereotipi e leggenda nera sul Mezzogiorno fermo

Carmelo Caruso

Le misure assistenziali da rivedere, il commissariamento delle regioni "buono per i talk-show". Gli sgravi per assumere "non sono unica panacea". Il Sud descritto dal ministro Carfagna: "Servono progetti di impresa". Il ponte sullo Stretto? "Siamo realisti"

Roma. Vuole passare per la ministra che coccola il sud, e dunque ancora bonus, assistenza, o come quella che lo sprona a industriarsi: meno lamenti e più fantasia? “E’ una domanda legata a vecchi pregiudizi, alla “leggenda nera” del sud perennemente al bivio tra l’elemosina di stato e la fiducia in se stesso. Lavoro nel sud “reale”, non in quello immaginario costruito dagli stereotipi, e lo conosco”. Il reddito di cittadinanza (“un sussidio che merita una profonda revisione”) il commissariamento delle regioni (“un’idea da talk-show”), il ponte sullo Stretto (“siamo realisti”).

 

Può essere la prima ministra del sud che non userà la retorica dei “vinti”, del “non è colpa nostra se siamo indietro”. Insieme a Mario Draghi e Daniele Franco, Mara Carfagna ha promosso una “due giorni” per parlare del divario con il nord, un “divario che riprende ad allargarsi negli anni ‘70, con la crisi degli investimenti pubblici e privati”. In questa intervista al Foglio promette che è questa tendenza che il governo punta a invertire ma, per fortuna, “col rilancio, e mi piace evidenziarlo, di politiche che attraggano capitali e progetti d’impresa”.

 

Partiamo dal rapporto stato-regioni. Della Calabria si conosce la condizione della sua sanità. Così come Campania, Sicilia. Si torna a discutere di commissariamento. Ministro, pensa che queste regioni andrebbero commissariate?  “I dati ci dicono che la campagna vaccinale vede eccellenze e criticità ai due capi d’Italia in uguale misura. L’idea di risolvere con un commissariamento è il classico argomento da talk-show: sommario e utile solo alla polemica. Bisogna aiutare, e lo si sta facendo, chi ha problemi organizzativi, di personale, di logistica e far sì che i sistemi sanitari escano rafforzati da questa emergenza. Una Sanità più efficiente può essere il regalo inaspettato di questa lunghissima crisi”. E se il regalo fosse invece una sanità che torna nelle mani dello stato? “Credo fermamente nella necessità di indicare, come prevede un’inattuata norma costituzionale, livelli minimi di assistenza e prestazioni di welfare uguali da Bolzano a Ragusa. Lo stato deve fissare standard sotto i quali non si può andare. Personalmente, sto già lavorando a questi standard per i nidi e per l’assistenza sociale”.

 

Prima del suo arrivo si è lavorato a un Piano sud dove si parlava di decontribuzioni, sgravi del 30 per cento sulle nuove assunzioni. Ministro, è la via da continuare a seguire? “Stiamo lavorando in Europa per stabilizzare la decontribuzione sui contratti al sud fino al 2029. Non è la panacea, ma un provvedimento complementare a interventi strutturali per creare più lavoro, come quelli su giustizia civile, semplificazione e formazione professionale”.

 

Il presidente Draghi è stato molto severo sulle disparità vaccinali. Le regioni più infastidite dalle sue parole sono quelle di centrodestra. Ebbene, non è forse così che si incrina quello spirito di “leale collaborazione”? “Guardo ai fatti, non al dibattito giornalistico. E i fatti dicono che il dialogo con le regioni, grazie anche al lavoro della ministra Gelmini, è palesemente migliorato nell’ultimo mese: è più trasparente e operativo, le decisioni più condivise”.

 

Il suo predecessore ha sempre difeso il reddito di cittadinanza che “andava esteso”. E’ questa la sua idea? “Gli strumenti di sostegno al reddito esistono in tutta Europa ma ovunque sono separati dalle politiche attive per il lavoro. Resto convinta che sia necessaria una profonda revisione”.


Veniamo allora a “Sud, progetti per ripartire”.  Non crede che il più grande guasto del sud sia “studiare il sud”? Quale idea interessante esce da questa campagna d’ascolto? “Se ha a disposizione un paio di pagine glielo spiego. Crede davvero che ministri, massimi dirigenti di Bankitalia, Istat, Cdp, otto governatori di regione, tutti i sindaci delle città metropolitane, per non dire del maestro Muti, siano stati due giorni riuniti per scambiarsi parole di circostanza?”. Concentriamoci sul Recovery. Nelle infrastrutture che il ministro per il sud immagina per il Mezzogiorno c’è anche il ponte sullo Stretto? “Il ponte è un grande progetto, una di quelle infrastrutture che cambiano un Paese. Non sono certo ostile a questa idea, ma bisogna essere realisti: non possiamo farlo in cinque anni e quindi non è tra le opere finanziabili dal Pnrr, con quei fondi si potrebbero avviare solo le opere a terra”.

 

Sgomberata questa piccola ossessione, si può parlare delle 2.800 assunzioni di tecnici nella PA per aiutare il Sud. Ministro, ci dobbiamo attendere altri concorsoni? “L’esatto contrario. Con questo bando abbiamo varato un nuovo modello concorsuale snello e informatizzato che il ministro Brunetta sta immaginando di estendere a ogni assunzione nella PA”. Concludiamo con la sua partecipazione al governo. E’ stata premiata la Forza Italia più europeista così come la Lega più responsabile. Il centrodestra nuovo sarà guidato da Carfagna e Giorgetti? “Davvero pensa che risponderò a questa domanda?

 

 

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.