Il caso

Giorgetti ricomincia da Tria: l'ex ministro nel suo staff dopo le liti su Mes e flat tax

Proprio Giorgetti e lo stato maggiore della Lega lo attaccarono sul Meccanismo europeo di stabilità. E sulle banche Salvini gli disse: più coraggio o faccia il fornaio

Simone Canettieri

L'ex titolare dell'Economia sarà il consulente del dicastero dello Sviluppo economico per i vaccini.  Dalla guerra ai tempi del Conte 1 all'abbraccio di questi giorni: così la Lega perdona l'ex capo di via XX Settembre, una volta gran nemico del sovanismo 

Ricomincio da Tria. Giancarlo Giorgetti, neo ministro dello Sviluppo economico, ha nominato l'ex ministro dell'Economia del Conte I, quando cioè la Lega era al governo, consulente economico sui vaccini. Giovanni Tria dunque torna nelle stanze che contano e lo fa a distanza di quasi due anni, nominato dal numero due del Carroccio. 

Il comunicato con il quale il ministero di Via Veneto ne dà notizia è molto asciutto. Eccolo: "Il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha firmato oggi un decreto che nomina, senza oneri per lo Stato, Giovanni Tria, già ministro dell’economia, consulente economico sul dossier vaccini per la parte che riguarda la produzione industriale nazionale e i rapporti con l’Ue.  Il ministro ha anche firmato un decreto ministeriale per liberare immediatamente 200 milioni per interventi di ricerca e riconversione industriale per la produzione degli vaccini. Fondi che si affiancano alle ulteriori risorse previste nel decreto sostegni per la creazione del “Polo per la vaccinologia e farmaci biologici”.

In un tempo nemmeno troppo lontano, quando appunto la Lega e il M5s governavano insieme, Tria fu al centro di polemiche furibonde. Proprio con Giorgetti incrociò le lame sul'ipotesi mini-bot, che via XX Settembre respinse con forza.  Non ci fu solo questo scontro. Ancora più campale fu l'assalto a Tria da parte di tutto lo stato maggiore della Lega (da Salvini a Giorgetti, passando per la coppia Borghi & Bagnai)  sulla modifica del Meccanismo europeo di stabilità (il Mes). Un assalto che arrivò anche in Parlamento con un question time proprio di Claudio Borghi, all'epoca presidente della commissione Bilancio di Montecitorio. La risposta di Tria, che pose l’accento sul fatto che il Parlamento avesse il diritto di respingere l’accordo, non soddisfò però il deputato della Lega, che  ribadì: “Non ho capito se abbiate detto di no. Non ci voleva molto”.

Addirittura sempre davanti ai no di Tria alla flat tax sempre Borghi arrivò a dirgli: "Nessuno lo obbliga a fare il ministro". 

All'inizio dell'estate del 2019, dunque, Tria era diventato il problema. "Se dice no al taglio delle tasse il problema è lui". Un forcing tale da far pensare alle dimissioni del ministro dell'Economia, agitate nell'aria per diversi giorni.  

D'altronde era proprio il leader della Lega a dirgli: "Più coraggio sulle banche o faccia il panettiere". Poi arrivò il Papeete e adesso è tutto perdonato. 

 

 

Di più su questi argomenti:
  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.