Dentro il governo

Draghi "delegatore". Fiducia ai ministri. Ecco le sue quattro priorità

Vaccini, Recovery, Alitalia, riforma amministrazione pubblica

Carmelo Caruso

La scelta di affidare la conferenza stampa a Speranza e Gelmini. Il fastidio per l'eccesso di allegria di Salvini dopo l'addio di Arcuri. Il crescente ruolo di Orlando e Giorgetti. Al Recovery lavora ancora il "sarto" Cristadoro

Roma. Pensa che prima di comunicare, e comunicherà, si debba “settare” la macchina. Pensa e ripete ai leader internazionali “che l’Italia farà presto, farà prestissimo. Statene certi”. Mario Draghi aveva già deciso ieri mattina che a illustrare il nuovo dpcm si sarebbero presentati i ministri Roberto Speranza e Mariastella Gelmini. Non è assenza di comunicazione ma un fidarsi e un delegare. Un altro modo di parlare. E dicono che, in queste ore, Draghi abbia provato fastidio per l’allegria di Matteo Salvini che ha salutato come una festa di liberazione l’addio di Arcuri.


Non lo ha sostituito per accontentarlo ed è il caso che Salvini  non esageri. Se Draghi ha deciso di allontanare l’ex commissario, di nominare prima Fabrizio Curcio e poi il generale Figliuolo, si deve alla consapevolezza, in parte angoscia, che ha provato quando ha visto i numeri del piano vaccinale. Numeri incerti, imprecisi. Raccontano che il premier, che nelle sue riunioni è sempre velocissimo, lunedì mattina abbia passato due ore con i ministri. La verità è che non “c’è un piano” e che, quando Draghi lo ha compreso, per la prima volta ha come preso atto e iniziato a pronunciare quelle parole che stanno diventando d’ordine: “Faremo presto, faremo prestissimo”.

 

E’ rimasto colpito dalla virtuosità di alcune regioni come dalla lentezza di altre. C’è una parte di contenimento gestita dal ministro della Salute, ma c’è l’altra su cui  punta molto. E’ interessante il ruolo di Giancarlo Giorgetti, il ministro del Mise, sulla produzione dei vaccini. Giovedì, arriverà Roma Thierry Breton, commissario al Mercato interno, copresidente della task force per i vaccini europea, e incontrerà solo lui. E’ il primo dossier sul tavolo dove al momento quelli urgenti sono quattro: vaccini, Recovery, Alitalia, riforma dell’amministrazione pubblica.

 

E a proposito del Recovery sarebbe il caso di precisare che non è corretto dire che  Draghi scriverà il Recovery da solo, di “suo pugno” anche perché sarebbe impossibile e perché il dossier è stato affidato al ministro dell’Economia, Daniele Franco. Al lavoro di stesura partecipa ancora una figura che è stata attaccata duramente prima della fine del governo Conte II. Il “sarto del Recovery”, Riccardo Cristadoro, sta lavorando al testo insieme ad altri tecnici di Bankitalia. Per capire l’indirizzo che avrà il nuovo Recovery è utile riprendere le parole del governatore Ignazio Visco, di pochi giorni fa. Si tratta di una conversazione con gli operatori dei mercati finanziari Assiom Forex. In quell’occasione, il governatore ha ricordato l’effetto “reputazione” dopo la nomina di Draghi nel 2016 sul calo dello spread, insomma i benefici. Ha spiegato che “all’urgenza di far fronte ai problemi del presente non possono però non accompagnarsi riflessioni sulle modalità che potrà assumere in futuro l’inevitabile e progressiva riduzione delle misure di supporto”. In questa frase è contenuta la nuova concezione del decreto ristori che cambierà nome perché non saranno “ristori” ma “sostegni” e non più sganciati dall’elicottero come pacchi alimentari, ma con giudizio, criterio.

 

Saranno sostegni destinati alle aziende ma assegnati in base a un progetto che prevede ripartenza e occupazione post pandemia. C’è qualcosa che non è stata ampiamente evidenziata ma è qualcosa che per Draghi si rivelerà essere la leva e che può permettere di vincere alcune resistenze, anche su Alitalia. Il tweet di Joe Biden, di congratulazioni a Draghi, si inserisce in un lavoro di ricostruzione della reputazione ritenuto essenziale. In questi giorni si è concentrati su questo. Il rapporto con Emmanuel Macron, che lo ha invitato a trascorrere dei giorni insieme per ragionare sul futuro del continente, così come la sinergia, e simpatia, con i rappresentanti della Commissione europea possono invece rivelarsi decisive per affrontare il dossier Alitalia.

 

Draghi non ha nessuna intenzione di continuare con le politiche “assistenzialistiche” ma può trovare una sponda a Bruxelles. Formule nuove più veloci per impegnarsi disimpegnandosi dalla compagnia. Ci sarà un esame rigoroso della questione Alitalia. Come rigoroso sarà per il premier il piano di riforma, molto atteso, dell’amministrazione pubblica che è stato affidato a Marco D’Alberti, l’uomo che si è formato con Massimo Severo Giannini, compagno di diritto di Sabino Cassese. Il premier confida molto in quel piano. Come  confida nei due ministri più esposti. Non lo sono di fatto, ma è come se fossero dei vicepremier. Sia Giorgetti e Andrea Orlando sono i più coinvolti. Presto dunque, prestissimo e non significa veloce. Draghi non prevede un governo di sei mesi. Non gli è piaciuto leggerlo da qualche parte.  

 

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.