Il retroscena

Iv addio, Renzi pensa alla Margherita 2.0 con Calenda e Demos (Sant'Egidio)

Simone Canettieri

L'ex premier è in movimento. Il braccio destro Luciano Nobili: “Ora un nuovo contenitore per aggregare forze distanti, rispettando tutte le tradizioni politiche come ai tempi di Rutelli"

E Renzi ora che farà? Possibile che l’aspirante Machiavelli del 2021, così da autodefinizione, si sia messo in panchina? Ma no. Intanto domani si avvererà la sua profezia: Conte tornerà a Novoli a insegnare, subito alle prese con la Dad. Giuseppi, infatti, terrà una lectio magistralis via web. Ma questo per Renzi è già il passato: un altro sistemato. Adesso continua con il movimiento. “Lavoriamo a una Margherita 2.0”, dice Luciano Nobili, deputato di Italia viva.

  

In questo suggestivo progetto – “una Margherita 2.0” – c’è la strategia di Renzi: archiviare l’esperienza di Italia viva e aggregare i partiti centristi, cattolici e liberal presenti oggi sullo scacchiere nazionale per costruire tutti insieme un contenitore più ampio. E incisivo soprattutto, in ottica di ritorno al proporzionale. “Ciascuno con la propria storia e con la propria identità, senza prevaricazioni come fu appunto la Margherita di Francesco Rutelli”, racconta ancora Nobili al Foglio.

 

Un’esperienza dove confluirono una parte cattolica dei Popolari, ma anche pezzi di liberismo sociale e di socialdemocrazia con dentro una bella spruzzata di ambientalismo. Il progetto è pronto a riprendere quota già dalla prossima settimana, appena sarà archiviata e digerita la pratica dei sottosegretari. Il primo socio di questa nuova spa sarà, oltre a Italia viva, Azione! di Carlo Calenda. L’ex ministro dello Sviluppo economico, dopo alti e bassi, ha ripreso i rapporti con Renzi: galeotta la caduta di Conte e l’arrivo di Draghi a Palazzo Chigi. E così adesso i due si parlano, si scrivono, si sentono.

 

E non si punzecchiano più su Twitter, già questa è una mezza notizia. Calenda, a chi gli chiede conferme su questo progetto, si limita a dire che “sì, c’è”, ma allo stesso tempo ammette che al momento si è fermato causa nomine di sottogoverno. Tuttavia la strada sembra essere segnata.

 

Si procede dunque per piccoli passi e senza scossoni. Stando attenti a miscelare bene gli ingredienti come in tutti i laboratori politici. “Un’altra bella esperienza a cui guardiamo è quella di Demos, che sta per Democrazia solidale, che fa riferimento alla Comunità di Sant’Egidio”, confida ancora Nobili. L’attuale segretario di Demos è Paolo Ciani, candidato alle comunali di Roma. Si tratta di un partito (mini) che nel corso degli ultimi anni ha sempre orbitato intorno al Pd, facendo eleggere alle europee del 2019, proprio tra le liste del Nazareno, Pietro Bortolo. Il piano di Renzi piace anche al suo partito che presto o non tardissimo finirà in soffitta per diluirsi in qualcosa forse di più grande. D’altronde sono molti gli esponenti di Iv che provengono dalla Margherita (e non solo l’ex premier che del partito floreale fu giovanissimo coordinatore comunale, poi provinciale). Giusto per citarne uno di peso: Roberto Giachetti, radicale sì, ma anche membro di quel partito in quota liberaldemocratica.

 

I figli di Rutelli sulle orme di Rutelli. Ci sarà anche lui? “Questo non lo so, non sta a me dire chi ci sarà e chi no. Ma di sicuro Francesco potrebbe mettere a disposizione la sua enorme esperienza”, dice ancora Nobili, altro giovanissimo petalo e da sempre molto legato all’ex sindaco di Roma che tanti ragazzi lanciò sulla ribalta nazionale quando guidò il Campidoglio (da Paolo Gentiloni a Filippo Sensi, passando appunto per Giachetti). Questa mossa di Renzi, veloce e di solito complicato da afferrare, spegne anche le possibilità che possa ritornare sul luogo del delitto: il Pd. Nonostante gli amici lasciati al Nazareno e soprattutto in tanti importanti comuni italiani a guida dem.

 

Al contrario, il nuovo contenitore – questa Margherita 2.0 – potrebbe attrarre pezzi di Partito democratico, a seconda di come andrà il prossimo congresso. Vien da sé che gli invitati al party potrebbero essere anche altri: gli occhi sono puntati da sempre su Mara Carfagna e sull’area liberal di Forza Italia e poco incline alle logiche salviniane. Ma questi nuovi assetti di governo sembrano aver raffreddato qualsiasi tipo di trasloco degli scontenti di Arcore, più che mai valorizzati nel nuovo esecutivo. Ecco, nel parlare ci siamo di nuovo persi Renzi. Cosa sta facendo? Che dice? Ieri, per esempio, è stato protagonista in Senato di un discorso in memoria di Franco Marini, sindacalista e, tra le altre cose, presidente del Senato da poco scomparso. E, soprattutto, fondatore e voce forte e cattolica della Margherita. Per molti un tributo che guarda anche al futuro. (s. can.)

 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.