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Un'agenda tosta per il VisConte c'è già

Claudio Cerasa

La strada per un governo che voglia fare il bene dell’Italia e non solo campare è chiara: riforma fiscale, della giustizia, delle istituzioni. Una forte iniezione di Leopolda per eliminare le scorie Rousseau. Oppure, basta affidarsi all’Europa

Una volta chiarito quello che c’era da chiarire. Una volta trovato l’equilibrio che c’era da trovare. Una volta messi da parte gli scazzi personali. Una volta compreso che contro il populismo sovranista non c’è alternativa a questa maggioranza di governo. Una volta afferrato che la mossa spericolata di Renzi altro non era che un tentativo di far fare all’esecutivo un passetto un po’ più lontano dalla Casaleggio Associati e un po’ più vicino alla Leopolda. Una volta preso atto di tutto questo occorrerà rendersi conto che per spingere il VisConte (o quel che sarà) verso una traiettoria dominata più dai fatti che dalle chiacchiere toccherà capire in che modo questa maggioranza potrà dare alla legislatura una svolta che non coincida solo con la cinica spartizione di qualche ministero. Un governo con un po’ più renzismo e un po’ meno grillismo, va da sé, è un governo destinato ad avere una maggiore attenzione ai temi della crescita e un po’ meno attenzione ai temi dell’assistenzialismo. Ma un governo che, crisi o non crisi, continuasse a reiterare alcuni errori commessi nel passato recente rischia di uscire da questa allegra giostra di palazzo più debole di prima e rischia inevitabilmente di essere travolto nel giro di pochi mesi. E dunque, senza girarci attorno, arriviamo al punto: come si può cambiare radicalmente un governo senza cambiare eccessivamente questa maggioranza? E soprattutto: cosa può fare Renzi, motorino dell’esecutivo, affinché la forzatura di oggi sia sufficiente a evitare di ritrovarci tra sei mesi nella stessa condizione in cui ci si trova in questo momento?  

 

 

Una via utile per iniziare potrebbe essere quella di smettere di pensare che con questo governo si possano risolvere tutti i problemi che questo paese ha accumulato in cinquant’anni anni di pasticci, per cominciare così a concentrarsi su alcune priorità da cui dipenderà il futuro non solo del governo ma anche del paese. E per identificare le priorità ci sono due strade che si possono seguire. La prima strada, più semplice, è quella di affidarsi all’Europa. La seconda strada, più complessa, è quella di provare a perdere un po’ di tempo e prendere sul serio le 90 mila battute di documento inviate da Matteo Renzi a Roberto Gualtieri lo scorso 30 dicembre, di cui misteriosamente si sono perse le tracce sui giornali di fine anno e inizio anno. Proviamo a iniziare dalla seconda strada e partiamo dal documento inviato da Renzi al Mef. Che si apre così. “Non possiamo accettare un documento senza una visione, non possiamo essere complici del più grande spreco di denaro pubblico: ecco perché individuiamo una serie di critiche puntuali con uno spirito costruttivo”. La prima critica mossa da Renzi ha a che fare con la modalità della struttura del Recovery, più simile a una lista della spesa che a una lista di progetti. Il documento, si legge nella lettera, è “un collage di testi diversi: per noi serve una penna sola, non una collazione di diversi brani”. La critica di Renzi è giusta e ci permette di mettere a fuoco alcuni ambiti specifici in cui verrà misurata la capacità del renzismo di imprimere alla legislatura una velocità che non si limiti ad avere più spazio tra i ministri del governo. Un punto per un governo costruito meno sulle chiacchiere e più sui fatti riguarda certamente la riforma del fisco (tema cruciale anche del progetto di Recovery costruito dalla Francia di Macron) e su questo punto Renzi centra un tema: “La prima riforma fiscale da fare la si ottiene con la digitalizzazione e con l’incrocio delle banche dati, non con gli slogan e le lotterie. Che cosa ha funzionato e cosa no?”. 

 

Prosegue il documento di Renzi: “Chi ha deciso di prevedere che il beneficio dovrà essere circoscritto alle fasce di reddito tra 40 e 60 mila euro di reddito lordo annuo? Dove si è discusso il merito della riforma fiscale? Chi sta scrivendo le bozze sostanzialmente all’oscuro delle forze della maggioranza o almeno di parte di essa?”. Un punto ulteriore per un governo costruito meno sulle chiacchiere e più sui fatti ha a che fare ovviamente con la riforma della giustizia (vaste programme). Sintesi della posizione di Renzi: per sbloccare l’Italia e evitare che i progetti legati al Recovery vengano tenuti in ostaggio da un sistema giudiziario abituato a considerare l’immobilismo come l’unica forma di legalità consentita vale la pena cambiare paradigma e rivoluzionare per quanto possibile le coordinate della giustizia italiana (più garanzie, meno processi sommari). Un altro punto ovviamente riguarda il Mes e Renzi ricorda una questione non più rinviabile: “Dire no ai 36 miliardi del Mes è semplicemente inspiegabile, indifendibile, ingiusto. E soprattutto, vorremmo una risposta alla seguente domanda: se si è ritenuto legittimo ipotizzare di impiegare ben 88 miliardi di prestiti Ue molto condizionati (il Next Generation Eu) al solo scopo di risparmiare spesa per interessi, perché non si vuole fare la stessa identica cosa con 36 miliardi di prestiti Ue NON-condizionati (la linea pandemica del Mes)?”. Il passaggio dal BisConte al VisConte – un governo Conte con un po’ più di vis, un po’ più di forza – passa anche da qui: il Mes. Il punto successivo riguarda le riforme istituzionali. E qui vale la pena riportare integralmente il contenuto della lettera di Renzi. “Spiace vedere una scarsa attenzione alle riforme istituzionali. Che il Titolo V non funzioni lo ha dimostrato questa terribile pandemia. Che il bicameralismo paritario non stia in piedi lo ha dimostrato la gestione parlamentare di questo 2020. Finché non si avrà il coraggio di dire che servono riforme costituzionali vere non si risolveranno i problemi strutturali di questo paese”. Può essere questa legislatura quella che tocca solo il taglio dei parlamentari senza rivedere nessun totem del bicameralismo? Può essere questa legislatura quella che si occupa di come riformare il paese a colpi di progetti ispirati dall’Europa senza preoccuparsi degli strumenti giusti da usare per efficientare il paese? Può essere questa legislatura quella che si occupa di come rafforzare il sistema sanitario senza utilizzare i soldi a tasso zero messi in prestito dall’Europa per riformare il sistema sanitario? Può essere questa legislatura quella che si occupa di come ricostruire un nuovo rapporto di fiducia tra lo stato e i cittadini senza occuparsi di come migliorare il sistema fiscale? Può essere questa legislatura quella che si occupa di ricostruire un terreno più fertile per il lavoro senza offrire agli imprenditori strumenti sufficienti per investire sul futuro?  

 

 

Il VisConte, prima ancora degli equilibri di governo, dovrà occuparsi di questo, e facendo propria un po’ di agenda Leopolda mettendo da parte un po’ di agenda Rousseau non può che far bene al paese. Ma se prendere sul serio il piano di Renzi può essere un’impresa difficile (non osiamo chiedere dove sia stato nascosto il piano Colao) ci sarebbe un modo ancora più semplice per dare un senso a questo governo e garantire un futuro all’Italia all’insegna dell’ottimismo: riprendere di nascosto le raccomandazioni fatte all’Italia dalla Commissione europea, impararle a memoria e farsi guidare dalla mano invisibile dell’Europa per aggredire con velocità i grandi vizi del nostro paese. E per chi avesse la memoria corta eccole qui le raccomandazioni per un’Italia più forte e più resiliente. “Incentrare la politica economica connessa agli investimenti sulla ricerca e l’innovazione”; “migliorare l’efficienza della Pubblica amministrazione aumentando l’efficienza e la qualità dei servizi pubblici locali”; “affrontare le restrizioni alla concorrenza”; “attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni nella spesa pubblica”; “ridurre la durata dei processi civili; migliorare l’efficacia della lotta contro la corruzione; favorire la ristrutturazione dei bilanci delle banche”. La capacità del governo di passare dalla stagione delle chiacchiere a quella dei fatti non passa dalla necessità di trovare un nuovo equilibrio al governo ma passa dalla necessità di trovare un nuovo equilibrio della sua agenda. E per dare un futuro al paese un modo c’è: smetterla con le scemenze, aggiungere un po’ di Leopolda al minestrone di Rousseau, costruire un patto di ferro tra Renzi e Zingaretti (e magari anche il Cav.) e affidarsi finalmente all’Europa. E’ ora di darsi una mossa, grazie.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.