"Il Senato non chiude". Rientrato l'allarme dopo i due senatori risultati positivi

La presidente Casellati convoca la conferenza dei capigruppo per domattina. I parlamentari contagiati per il momento sono solo due, entrambi del M5S: Francesco Mollame e Marco Croatti
30 SET 20
Ultimo aggiornamento: 16:42
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Dopo la chiusura disposta questa mattina, è rientrato l'allarme sul fermo delle attività in Senato. I casi dei due senatori M5s positivi al Covid sono confermati, ma per domani alle 9,30 è convocata la conferenza dei capigruppo. "Il Senato è aperto e non ho nessuna intenzione di chiudere", ha detto nel tardo pomeriggio la presidente del Senato, Elisabetta Casellati. "Oggi ho sconvocato le Commissioni esclusivamente per effettuare gli accertamenti imposti dai protocolli di sicurezza, ma domani tutto dovrebbe tornare alla normalità. Fra l'altro – ha aggiunto – ho già convocato per le 9.30 di domani la conferenza dei capigruppo".
Questa mattina erano state sospese tutte le commissioni in programma per la settimana. La decisione è arrivata dopo la conferma che due parlamentari M5S sono risultati positivi al Covid. Uno dei senatori grillini contagiato è il siciliano Francesco Mollame, che lunedì ha detto pubblicamente: "Non sono asintomatico, ho febbre e difficoltà respiratorie". L'altro eletto positivo è Marco Croatti, romagnolo. Questa mattina i senatori M5s hanno ricevuto un messaggio che li invitata a eseguire i tamponi: "A seguito della positività del collega invitiamo tutti coloro che hanno avuto contatti con lui di effettuare il tampone e andare a casa fino all’esito dello stesso. Abbiamo già provveduto a mettere in Smart working il personale dipendente". Intanto l'infermeria di Palazzo Madama ha già iniziato a effettuare i primi tamponi, ma non sono quelli rapidi.
Bisognerà aspettare 24 ore per la risposta e in mattinata si è temuto che l'attesa potesse ritardare l'iter parlamentare, in particolare i lavori della commissione Bilancio per il decreto agosto atteso lunedì in Aula per la conversione.
Intanto, questa mattina il panico si è presto diffuso anche alla Camera. Tanti i deputati che si sono affrettati a chiamare i loro colleghi nell'Ufficio di presidenza, chiedendo se anche a Montecitorio, come a Palazzo Madama, si disporranno tamponi nell'infermeria interna. In verità, agli onorevoli è concessa, per ora, una convenzione col policlinico Gemelli, dove possono effettuare i controlli del caso. Cristina Rossello, deputata di Forza Italia, ha sollecitato il presidente della sua commissione Affari europei, il grillino Sergio Battelli, di sospendere i lavori. Ha chiesto che venga messa agli atti la sua dichiarazione: la Rossello dice di aver visto un senatore aggirarsi in Transatlantico nei giorni scorsi. Il rischio di un contagio, dunque, potrebbe essere concreto. E mentre i trolley dei deputati corrono come skateboard verso l'uscita di Montecitorio, il presidente della commissione Affari costitiuzionali, Giuseppe Brescia del M5s, chiede che venga ripreso il dibattito sul voto da remoto. "'Al Senato, lavori bloccati per due casi covid'. Mi dispiace per i colleghi ai quali auguro pronta guarigione. Ma trovo inaccettabile che la democrazia debba fermarsi. L'avevo detto che il voto da remoto poteva tornare utile".
Tutto comprensibile, peraltro, se non fosse che lo stesso presidente della Camera, Roberto Fico, pure lui grillino e capofila della corrente "sinistrorsa" del M5s cui appartiene anche Brescia, è sempre stato abbastanza scettico sulla possibilità di adottare modalità di voto a distanza. E non a caso Stefano Ceccanti, capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali, dice che "sarebbe il caso di riprendere il dibattito sul lavoro a distanza del Parlamento, preparando decisioni opportune nel segno della prudenza e del dovere di funzionamento degli organi costituzionali. Prudenza e responsabilità", chiede Ceccanti. Nell'attesa, per ora c'è soprattutto la paura.