House of Rutelli

Garden party a casa dell’ex sindaco di Roma per il suo libro Principesse e attori, frittini e potere sotto l’occhio dei Papi
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18 AUG 20
Immagine di House of Rutelli
Non poteva che abitare all’Eur il politico più architettonico d’Italia. Nel quartiere dei sogni laterizi italiani, del “tutto in asse con tutto”, squadrato tra vie perpendicolari e simmetrie di Piacentini e di Libera, del travertino e del “rustico tirato al fino”, si passa la Cristoforo Colombo e la Nuvola finalmente aperta, ecco il quartiere delle ville, ecco il palaEur tondo come un satellite, si gira sotto una pubblicità del tiramisù Pompi, ed ecco le basse cancellate. Casa Rutelli. La vegetazione è folta in questa parte dell’Eur misterica, terra di piloti dell’Alitalia quando l’Alitalia era sfarzosa, e di famiglie doviziose romane, così diverse da quelle del pur vicino Casalpalocco. L’ex sindaco, ex vicepresidente del Consiglio, sei volte deputato, ora anche architetto – si è appena laureato – Francesco Rutelli, presenta il suo nuovo libro, e lo presenta in casa, anzi in villa. E che villa. Disegnata dal padre, anche lui architetto, Marcello Rutelli, assistente di Nervi (con un’architettura molto orizzontale e a pianta organica. Casa, se non sulla Cascata, sotto il tiramisù di Pompi).

Sei volte deputato, ora anche architetto (si è appena laureato), nel suo saggio scrive che non bisogna essere "immediati"

Rutelli vuole essere per sempre. Siamo realisti: Rutelli vuol esser tutto. Radicale ma anche cattolico romano, sposato con rito civile ma anche religioso; ha studiato dai Gesuiti ma anche alla scuola pubblica. Il primo sindaco eletto direttamente dai cittadini nel 1993, quello più votato della storia di Roma, novecentottantamila voti; presidente dell’Anica, già padre nobile del Pd (poi distaccatosi dalla “creatura” nata per fusione nel 2007), due volte sindaco. Oggi galleggia in quella fase di creatività crepuscolare tipica dei politici di primo piano ai margini, che colpisce soprattutto quelli dotati di vita propria. “Coordinatore di un nuovo forum culturale Italia-Cina”. Architetto. Oltre alle presidenze e ai libri si è pure laureato, infatti, con una tesi in “Pianificazione e progettazione del paesaggio e dell’ambiente”, sulla «dimensione diagnostica, interpretativa e di accessibilità del sistema archeologico della via Appia Antica, Regina Viarum, da Roma a Brindisi».
Del resto l’architettura è un vizio di famiglia, non c’è solo questa villa californiana disegnata dal padre, assistente di Nervi; gli architetti si sprecano in casa Rutelli, il trisavolo palermitano Giovanni che diresse appunto i cantieri del Massimo, e suo figlio Mario, che fece la fontana delle Naiadi di piazza della Repubblica a Roma. Il volume rutelliano si sofferma molto, su questi architetti di casa; architettura non immediata, naturalmente, perché d’ogni progettista del ceppo rutelliano il volume mette soprattutto in luce la durata nel tempo, la solidità.

Una Mercedes nera deposita Franco Caltagirone. Tra vetrate e balconate, e scalette che van giù in giardino, si incontrano i Vanzina

Naturalmente il giardino di Rutelli è tutto tranne che immediato, è il regno della mediazione, della a-temporaneità, arborea ed esistenziale. E’ un cinepanettone con presepio vivente. Ancora prima d’entrare. Una Mercedes nera deposita Franco Caltagirone, re di Roma, con la giovane fidanzata bionda (meno male, si diceva fossero in lite). Tra le vaste vetrate e balconate, e scalette che van giù in giardino, ecco che si incontrano i fratelli Vanzina, Carlo e Enrico, in coppia come carabinieri o dioscuri. Poi principesse e ambasciatori in gessato, “ciao ministro”, dice una dama, è Franceschini barbuto che si è spinto a queste latitudini con figlia bebé, e parla fitto fitto con Giovanna Melandri fiorata comme d’habitude. C’è Melania Rizzoli reduce da San Francisco dove il figlio Alberto crea delle startup; la ministra della salute Lorenzin che dice, mangiando un arancino by Palombini, genius loci del fritto dell’Eur: “Il mio successo da ministro è dovuto al fatto che non vado mai in tv” e tutti annuiscono intorno (ma un’altra dama sottolinea: “Ma che, se lo dice da sola?”). C’è Irene Ghergo, autrice di “Non è la Rai”, bellissima, in rappresentanza dei Parioli. C’è il blocco del traffico, dunque tutti arrivano in ritardo. C’è D’Agostino con la moglie Anna, c’è la scrittrice Camilla Baresani. C’è la moda, col circolo-Valentino, la storica pr Daniela Giardina, e l’architetto Tommaso Ziffer; c’è Pier Ferdinando Casini, ora presidente della commissione hot su Banca Etruria e dintorni. Urbano Barberini, principe e attore, magna er supplì. C’è Franco Bassanini, riformatore della Repubblica, con la moglie Linda Lanzillotta; crocchi e gruppi diversi in casa e nel giardino per utenza e dipendenza, c’è l’area Rai (“Saxa mi sta distruggendo!” dice una signora, intendendo naturalmente Saxa Rubra).
Si sottolineano le assenze: “Mancano Gianni e Maddalena”, notano alcuni dei più sofisticati (intendendo ovviamente Letta); “manca Malagò!”, dice un altro. “C’è il blocco! Del traffico!”. “E’ in India”. Giustificazioni. Manca anche il premier Paolo Gentiloni, il frontman dei Rutelli Boys cioè della nidiata che dal Campidoglio e dalla Margherita si sparse sul paese (a partire da Renzi).
C’è la pizza bianca con la mortazza. C’è molta umidità in giardino e tanti battono i denti (i più previdenti, gli habitués, son venuti col loro Barbour verde possibilmente vintage come l’elegantissimo Paolo Giaccio). Altri van su a prendere il cappotto. E andando su non si riesce a non sbirciare nella casa sulla cascata romana. Si evita un salotto, c’è un gruppo che sta vedendo la partita, è il gruppo televisivo presieduto da Matilde Bernabei, senza marito ma col genero Salvo Nastasi, richelieu Mibact, potentissimo, sono “i minolati” come dice qualcuno con deferente perfidia.

"Allargare la squadra" è il suo mantra, lo ha detto di tutti, del candidato sindaco Giachetti, del Pd, del segretario del Pd Renzi

Lo studio del grande sindaco, eccolo qua accanto: foderato di libri e fotografie: in primo piano su una scrivania di legno presidenziale o almeno da sindaco, tanti volumi tra cui un “Virtù borghesi” che troneggia, programmatico. La foto di Rutelli in motorino, il mitologico SH della gioventù radicale e del boccolo selvaggio. Le foto di tutti i Papi da quanto è stata inventata la fotografia, se non il Papato. Posaceneri enormi con le aquile del Dipartimento di Stato americano. Perché Francesco – o Franciàsco, con la e molto aperta – è locale e globale: puoi andare a Palermo e incontrarlo a un convegno col fondatore di Airbnb, come ci è successo qualche settimana fa, e lui, Rutelli, si prendeva tutta la scena, con gli ampi gesti, e però una voce flautata, e si scusava, con l’auditorio italiano-internazionale, “scusate, sono senza voce”, come se fosse un cantante, un usignolo, invece civettone come sempre, e subito sottolineava che il teatro Massimo lì vicino “lo progettò il mio bisnonno”, “my great-grand father designed it”, all’allibito fondatore siliconvallico d’Airbnb. Non aveva voce ma la utilizzava tutta in inglese, preso dall’ampio gesticolare nel suo consueto blazer e camicia button down, spiegava al proprietario californiano d’Airbnb che del resto “Airbnb l’abbiamo inventata noi, ci avevamo pensato col Giubileo”, “il problema è che there was no Internet”, non c’era Internet ancora, mannaggia, ahò, dice spiegando il concetto con le manone”, “we were too ahead”, eravamo troppo avanti, “aho”. I tempi lunghi. No immediati.
Nello studio, rieccoci qui, una sua foto nell’imitazione immortale che ne fece Corrado Guzzanti, un Alberto Sordi col cerone bianco, un Alberto Sordi sceicco bianco, “a Berluscò, ricordati dell’amici” – ma oggi si potrebbe dire pure di Renzi; ma Rutellone non è mai bianco, anzi abbronzatissimo, per le sue estati non immediate, bensì mediatissime – mediatore anche in questo, estate a Capalbio all’Ultima Spiaggia ma anche a Sabaudia, ma anche a Filicudi, nel triangolo del Bermuda proporzionale (ma lui, si sa, preferisce lo slip, di quella particolare fattura coi nastrini ai fianchi, che solo lui sa sfoggiare ancor oggi suscitando appetiti). Si sbaglia porta per uscire, si entra in un salotto tutto di bambini, i nipoti Rutelli, con una nonna Palombelli molto chic con tutte le sue rughe araldiche, e poi un’altra porta ancora e si finisce in un ripostiglio con tanti giochi di ruolo, Scarabeo e volumi sulle Eolie. Si aggira la padrona di casa, Barbara. Mentre il paese cavalcava verso l’ondata giustizialista, lei si prendeva democraticamente la sua Procura mediatica (berlusconiana), officiante nel Forum di Retequattro, anche con uno “sportello di Forum”, che difende i cittadini dai soprusi, perché “in Italia ci sono troppe leggi e pochi diritti” come recita lo spot. Sono meglio degli Obama, i Rutelli. Il loro giardino non sarà biologico ma è certamente più vasto. “Allargare la squadra” è il mantra di Franciàsco, lo ha detto di tutti, del candidato sindaco Giachetti, del Pd, del segretario del Pd Renzi. E in questo è antirenziano, in fondo “disintermediatore” non è la stessa cosa di “immediato”? Si può immaginare una cosa più antirenziana, oggi, di un grande lunch a cui invitare tutta Roma, rispetto al presidente del Consiglio che si vantava di evitare i salotti, e la cui massima socialità consisteva nella pizza a domicilio? La rivoluzione non è un pranzo di gala, forse è un garden party.

Sulla scrivania troneggia un “Virtù borghesi”. Franciàsco è locale e globale: lo trovi a Palermo con il fondatore di Airbnb

Tornando giù nel giardino altri gruppi – “Ti trovo benissimo!”; due dame baciano l’aria sotto i pini romani. (e poi girato l’angolo: una all’altra, “ma che le è successo?” “Si chiama menopausa”). Altri parlano d’altri: “Lui non ci invita mai a casa sua, perché è tirchio. Ma non capisce che vogliamo solo stare con lui, non mangiare. Non vogliamo proprio mangiare niente. Vogliamo rimanere secchissimi!”. D’Agostino a Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia: “Ma che sei arrivato in Gondola?”. E’ arrivato in ritardo, “c’è il blocco”, e del resto i blocchi e le ztl e i bollini blu furono altre invenzioni rutelliane, nella definizione dell’estetica odierna della città (tra i segni architettonici della città, l’Auditorium di Renzo Piano, approvato il giorno prima della morte del padre Marcello).
Una sofisticata scuola giuridica sostiene che le costituzioni sono come i giardini, ci sono quelle all’italiana, molto ordinate, con le siepi simmetriche e dove tutto è disciplinato fin nei dettagli, e poi ci sono quelle all’inglese dove vige la rule of law, scritte il meno possibile, con la giurisprudenza che cresce spontanea come i cespugli. Il giardino Rutelli è un po’ italiano e un po’ inglese; ci sono alberi alti alti, e cespugli perfettamente potati e altri un po’ lasciati andare. Girando attorno alla casa, si scopre anche una Smart vecchiotta, forse abbandonata. Il giardino Rutelli è soprattutto un giardino alla romana.