Applausi per quell’anomalo del Cav.
Garantista, europeista, pro moneta unica. Berlusconi va controvento
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6 MAR 17
Ultimo aggiornamento: 08:00 PM | 16 AUG 20

Imprenditore entrato in politica nel 1994 per disarticolare la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto, Silvio Berlusconi fu subito individuato, da amici e nemici, come un’“anomalia”, termine double-face che stava, sì, a indicare il conflitto d’interessi e la natura anomala – appunto – dell’impresario televisivo che si faceva leader di partito, ma che pure evidenziava (per i simpatizzanti) quella distanza, quella differenza, quella “alterità” antropologica dai tic e dai riflessi condizionati della politica politicante, quel novismo che il Cav. incarnava e avrebbe poi incarnato, con alterni risultati, per i successivi vent’anni.
Berlusconi è diverso, dunque anomalo. E lo è ancora oggi, grazie a Dio, nell’Italia degli umori e dei livori giudiziari, dell’immortale cortocircuito tra politica e procure che oggi si gonfia nel ringhio populista che appartiene in misura uguale tanto a Beppe Grillo quanto a Matteo Salvini e rappresenta lo zeitgeist, lo spirito del tempo, un nuovo genere di conformismo abbaiante cui Berlusconi – l’anomalo Berlusconi – non è intenzionato ad abbandonarsi, malgrado sarebbe facile e forse persino conveniente. E allora: “Sul caso Consip non sfiduceremo Luca Lotti”, ha detto domenica al Tempo. “Siamo garantisti sempre”, ha spiegato il Cavaliere in una lunga intervista nella quale ha fatto a pezzi la sindrome forcaiola che pure, nella destra italiana, la destra delle felpacce e dei talk-show rabbiosi, accelera il metabolismo di tanti. E’ anomalo Berlusconi, perché non si fa tirare dal vento: “Uscire dall’Europa e dall’euro? Avrebbe un prezzo altissimo… Uscire dall’euro non è ragionevole”. Applausi per questo anomalo signore che usa ancora il codice della ragionevolezza, in tempi che ragionevoli non sono.