Elogio della colata di cemento

L’Allianz Arena di Monaco di Baviera, il nuovo Wembley di Londra, opere di archistar perfettamente integrate nel verde e nei servizi pubblici, sono anche poli turistici e non hanno messaggi didattici da trasmettere. Quando non serviranno più verranno rifatti. Il Guggenheim Museum di Bilbao, in titanio come altre opere di Frank Gehry nel mondo, sollevò levate di scudi ma continua a stupire, e ha rilanciato il capoluogo basco e la Spagna, culturalmente ed economicamente. Se Londra avesse temuto “la colata” non avremmo il formidabile, cangiante e discusso skyline della City, proprio tra la Torre e Saint Paul. E se François Mitterrand non avesse fatto ricorso a tutti i suoi poteri presidenziali per debellare le municipalità e le soprintendenze parigine, non meno petulanti di quelle italiane, non avremmo la Défense, il più grande quartiere d’affari dell’Europa continentale. Anche lasciando perdere New York, non è forse vero che la rinascita di Milano si deve in gran parte ai " target="_blank">grattacieli di Porta Nuova e CityLife, prodromi dell’Expo? I fori imperiali di Roma furono un’immensa colata di travertino e marmi, e così le basiliche gotiche e barocche, simboli di potere del mondo allora evoluto. E certo anche le dittature hanno avuto la loro architettura. Oggi che la globalizzazione consente libertà e modernità, perché tuteliamo solo il passato?