Baruffe sinistre

D’Alema, Pisapia, Bersani, il fantasma di Prodi e l’eterna partita a scacchi in cui la fine è sempre nota ma il risultato mai definitivo
di
11 AUG 20
Immagine di Baruffe sinistre
Le pedine si spostano da sole, nella partita a scacchi fantasma anche detta “relazioni tra sinistre”. Non importa quanti giri e quanti balzi facciano. Il risultato è momentaneo, sfuggente: quello che c’è oggi potrebbe non esserci domani e già dopodomani si potrebbe tornare a ieri, in un rimescolamento persistente di personaggi e in un quadro di nostalgie-canaglia ricorrenti (esempi: la nostalgia della foto di Vasto, la nostalgia di Romano Prodi, la nostalgia delle “officine di idee” – variante: “cantieri” o “tavoli” –, la nostalgia di formule come “sinistra unita”, “campo vasto”, “insieme si vince”). Partendo dalla momentanea fine (domani è un altro giorno, non si sa mai), ci sono sulla scena Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano e leader di Campo

Partendo dalla fine, c'è
la discussione sull'ingombro effettivo di D'Alema. Partendo dall'ultimo degli infiniti inizi, c'è D'Alema

Partendo invece dall’ultimo inizio, cioè da una settimana fa (infiniti sono infatti i nuovi inizi nel mondo a sé delle Cose Rosse, Arancioni e Rosso-Arancioni), c’è sulla scena sempre e comunque Massimo D’Alema che, nell’intervista al Corriere della Sera del 27 settembre, dice due frasi che mettono a soqquadro – si fa per dire – le giornate per un attimo baldanzose della gauche. Prima frase: D’Alema invita Pisapia (che oggi, a differenza di un mese fa ma non di tre mesi fa, dice di voler “lavorare” con Matteo Renzi a patto che Renzi non “comandi”), a “essere più coraggioso”, a candidarsi e a “prendere in mano il processo unitario”, ché non ci si può permettere, dice l’ex premier, spesso causa cosciente o involontaria di liti furibonde dentro e

La chimera dell'unità a sinistra
e le nostalgie ricorrenti: della foto
di Vasto, di Romano Prodi, dell'Ulivo, delle "officine di idee"

Dopo Vasto, comunque e per la cronaca, non andò benissimo. Tempo tre mesi (novembre 2011), e il governo Monti con avvento dei tecnici spazzava via l’alleanza fragile, tantopiù che il Pd appoggiava Monti e Idv e Sel no, e Di Pietro non perdeva occasione, non essendoci ancora Beppe Grillo a minacciare direttamente il patrimonio elettorale di Idv nello stesso campo manettaro, per sparare contro il presidente della Repubblica, i tecnici e i Dem conniventi. Poi venne l’estate, e Di Pietro si mise a lanciare segnali di rinnovata intesa con Vendola (ma non con il Pd), con ricorso al tormentone sui “partiti non allineati” ed emarginati da Monti, dal Pd e dal centrodestra. E però, sempre d’estate, Vendola sembrava riavvicinarsi al Pd: Di Pietro “ha scelto un’altra strada”, diceva il leader di Sel, e noi puntiamo su un “polo della speranza” alternativo alle forze “liberiste”. Man mano che l’anno 2012 procedeva, dunque, Vendola faceva capire di volersi candidare alle primarie del centrosinistra, ma senza chiudere a Di Pietro, il quale a sua volta si candidava leader di una “coalizione aperta” di “riformisti di centrosinistra” con un programma “fatto di legalità, solidarietà e sviluppo per costruire un’alternativa alle destre riformiste e al governo Monti”. Il Pd di Bersani, intanto, presentava la carta d’intenti “Italia bene comune”, guardando amichevolmente a Vendola. Risultato: alle politiche del 2013 andò come andò (25 per cento al M5s). E oggi, mentre Di Pietro ripropone una foto di Vasto minore con

Tra le foto stracciate (oltre a quella di Vasto), la sequenza “esterofila” del cosiddetto “patto del tortellino” in camicia bianca

Sia quel sia (da qui alle urne del 2018 può accadere e riaccadere di tutto), il sogno legato a un momento che si pensava magico per la sinistra persiste anche traslato sul piano estero, nonostante la sinistra sia oggi più o meno in crisi in tutta Europa (ma, ha detto sempre D’Alema al Corriere della Sera perché suocera intenda, “in Germania si è manifestata anche una grande stanchezza per la grande coalizione” e “in molti paesi si afferma una sinistra più radicale: Mélenchon in Francia, Podemos in Spagna, Corbyn in Inghilterra”). Persiste, il sogno del magico momento in cui l’unità pare cosa fatta e anche cosa vincente, nonostante si sia dovuta stracciare anzitempo la foto che Bersani, nel 2012, scattò con il vittorioso (ex) presidente francese Francois Hollande. “Un’altra Europa è possibile”, diceva l’allora segretario pd in attimi di wishful thinking non ancora messi a dura prova dal 25 per cento preso dal Movimento 5 stelle alle Politiche 2013 e dall’avanzata dei cosiddetti “nuovi populismi” tedeschi e inglesi.

Pisapia e Mdp concordi prima 
e durante (non dopo) l'incontro
con Gentiloni. Ma l'ultimatum
di Bersani non pare ultimativo