Cosa far leggere a un avversario politico
Padoan, Boschi, Calenda, Martina, Madia, Lorenzin, Appendino, Sala, Brugnaro, Maroni, Carfagna, Brunetta, Gori e altri. Abbiamo fatto un test: tre libri da regalare agli avversari. Il gioco ha funzionato. E le risposte sono dei piccoli manifesti politici
di
11 AUG 17
Ultimo aggiornamento: 08:06 AM | 10 AUG 20

Diceva Elias Canetti, grande scrittore e saggista bulgaro naturalizzato britannico, vincitore del premio Nobel per la Letteratura nel 1981, che nei libri che ciascuno di noi ricorda c’è tutta la sostanza di quelli che abbiamo dimenticato. Canetti aveva naturalmente ragione ma il suo famoso aforisma potrebbe essere utilizzato anche in un modo più estensivo, con una formula che ci permette di avventurarci su un terreno diverso: nei libri che ciascuno di noi consiglia c’è la sostanza di quello che si vorrebbe non far dimenticare agli altri. Siamo partiti da questo semplice e basilare ragionamento per spiegare il senso di un piccolo esperimento condotto dal Foglio in questi giorni e del quale oggi vi offriamo qualche dettaglio. L’idea era questa: provare a conoscere meglio alcuni protagonisti della vita politica italiana chiedendo loro di consigliare a un avversario tre libri da leggere durante l’estate. In alcuni casi, l’avversario è stato esplicitato. In altri casi, l’avversario è solo figurato. Lo abbiamo chiesto a esponenti di tutti i partiti. Dal Pd a Forza Italia passando per la Lega, Mdp e il Movimento 5 stelle e in molti ci hanno risposto e hanno accettato di stare al gioco. Sul fronte governativo ci hanno risposto in diversi.
E Maurizio Martina, vicesegretario del Pd e ministro delle politiche Agricole, ai suoi avversari consiglia invece altri tre libri (se vi state chiedendo se qualcuno del Pd consiglia il libro di Matteo Renzi la risposta è sì, vedrete tra poco chi). Il primo libro è “Exit west”, dello scrittore pachistano Mohsin Hamid, che secondo il ministro Martina merita di essere letto perché “è un romanzo politico potente che rimane in mente per giorni e fa riflettere su confini e identità a partire dai destini individuali”. Il secondo libro consigliato è un libro di Roberto Burioni, famoso medico italiano, ricercatore e professore Ordinario di Microbiologia e Virologia presso l’Università San Raffaele di Milano, capirete da soli indirizzato a chi: “Il vaccino non è un’opinione”. Spiegazione di Martina: “Un libro per capire le ragioni scientifiche che fanno dei vaccini una scelta essenziale”. Il terzo libro è “La fine del dibattito pubblico”, di Mark Thompson, ex direttore generale della Bbc e oggi amministratore delegato del New York Times, che Martina consiglia “per comprendere la necessità di ricostruire luoghi, strumenti e linguaggi utili a prendere decisioni pubbliche in modo condiviso”. Sempre restando tra i banchi del governo, tre libri da consigliare li hanno anche Marianna Madia, ministro della Pubblica Amministrazione, del Partito democratico, e Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, di Area Popolare, Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo, ed Enrico Morando, viceministro dell’Economia. Calenda: “Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità”, altro grande manifesto dell’ottimismo su cui torneremo tra qualche giorno. “Il regno”, di Emmanuel Carrère. “Qualcosa sui Lehman”, di Stefano Massini.
A chi non la pensa come lei, Madia, come Calenda, consiglia “Il Regno di Emmanuel Carrere”, “anche solo per il racconto finale del ballo”. E poi: “Un altro giro di giostra”, di Tiziano Terzani, “che è un grande viaggio nella vita”. E le “Avventure della ragazza cattiva di Mario Vargas Llosa”, “una bellissima storia d’amore”. Beatrice Lorenzin, invece, suggerisce ai suoi avversari altri tre libri. Due romanzi e un saggio. Il saggio è “Immunità e vaccini” di Alberto Mantovani, “dedicato ai no vax”. I romanzi sono “Cuore di cane” di Michail Bulgakov, bellissima storia, ambientata nella russia leninista, di un cane che diventa uomo e che poi tornerà alla sua vita originaria, piccolo manifesto di una critica possibile al regime leninista. Il terzo libro, “che contiene un messaggio a mio parere importante contro il razzismo e la crudeltà”, dice Lorenzin, è “Gemelle imperfette” di Affinity Konar, la storia di due bambine che arrivano ad Auschwitz nel 1944, insieme alla madre e al nonno, e che inventano un particolare linguaggio in codice per provare a sopravvivere all’orrore nazista. Enrico Morando non ha particolari libri da consigliare ai suoi nemici ma uno forse sì: “Venticinque% per tutti”, di Nicola Rossi, “un libro liberista, così Salvini impara a sostenere la flat tax!”.
Dario Franceschini, ministro della Cultura, fa sapere che sui libri per l’estate ha già dato qualche giorno fa, quando ha consigliato non a un avversario ma al capo del suo partito il libro “Cent’anni di solitudine” – il capo del partito di Franceschini, sabato scorso a Capalbio, alla richiesta di consigliare un libro al ministro della Cultura ha risposto che “Dario è un autore di chiara fama, non ha bisogno dei miei consigli di lettura…”. Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture, reduce da un tosto duello politico con il ministro dell’Interno Marco Minniti, ai suoi avversari, naturalmente non al ministro Minniti, consiglia tre libri telegrafici: “I promessi sposi”, di Alessandro Manzoni; “Connectography”, del saggista indiano Parag Khanna, un manifesto dell’ottimismo. “Perché le nazioni falliscono”, un saggio dell’economista turco Daron Kamer Acemogğlu, utile forse a declinare meglio cosa può voler dire la frase “aiutiamoli a casa loro”. Tra i governatori di regione, due consigli ai propri avversari li offrono Michele Emiliano, Pd, presidente della Puglia, e Roberto Maroni, Lega Nord, governatore della Lombardia. Michele Emiliano, che con ecumenismo ci tiene a ricordare che lui nemici non ne ha, suggerisce “Piccole grandi cose”, di Jodi Picoult. Consiglia “Le storie-La guerra del Peloponneso” di Erodoto e Tucidide, di cui manda anche via sms la copertina del libro, a testimoniare che in questi giorni sta leggendo proprio questo volume. Infine un libro che il governatore pugliese consiglia, dice lui, in modo provocatorio proprio a noi: “Mani Pulite 25 anni dopo”, di Peter Gomez e Marco Travaglio. Roberto Maroni premette che il suo peggior nemico è “l’essere mediocre”. E a questo essere figurato il governatore della Lombardia suggerisce tre libri, molto diversi tra loro. Il primo: Epicuro, “Lettera sulla felicità”. Il secondo: Fabrizio Carcano, “Il mostro di Milano”, “per non dimenticare che siamo padani”, dice con un sorriso rivolto chissà a chi il governatore. Il terzo è un libro più romantico: “Poesie”, di Emily Dickinson. Maroni cita addirittura una poesia a memoria: “Per fare un prato/ occorrono un trifoglio e un’ape/ un trifoglio e un’ape/ e sogno./ Il sogno basterà/ se le api son poche”.
L’Europa è una sfida da vincere, non una matrigna dalla quale fuggire”. Secondo libro, lo stesso autore consigliato da Chiara Appendino, e chissà da quanti altri sindaci di Italia, Adriano Olivetti, ma in questo caso un volume diverso: “A chi mi accusa di non rispettare chi lavora per la Pubblica Amministrazione farei avere il libro di Adriano Olivetti ‘Ai lavoratori’. Una raccolta dei discorsi agli operai di un uomo, figlio del fondatore della Olivetti, che non vuol sembrare un imprenditore amico che parla agli amici operai dando a intendere che lui e loro sono nella stessa barca. Parla come un dirigente cosciente delle proprie responsabilità e determinato a farvi fronte. Non era un padrone retorico, ma un catalizzatore di energie. I lavoratori traggono vantaggio dall’impresa che dà loro i mezzi di produzione, pensava Olivetti, l’impresa ha un debito con i lavoratori per la loro fatica, per lo sfruttamento delle capacità professionali che mettono l’impresa nelle condizioni di produrre e di guadagnare. Imprenditori e lavoratori guardano tutti dalla stessa parte, seppure con orizzonti diversi. L’impresa non è un bene da demonizzare, ma una risorsa anche in chiave sociale”.
Ultimo consiglio: “Infine a quanti vorrebbero che tutti i lavoratori fossero uguali azzerando così impegno e merito regalerei ‘Meritocrazia. Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro Paese più ricco e più giusto’, di Roger Abravanel. Chi vuole cancellare il merito vuole creare una società al ribasso. Non è più tempo di elargire premialità a pioggia uguale per tutti, questo sistema ha portato alla formazione di una classe dirigente del nostro Paese inadeguata a gestire le sfide del nostro tempo. Molti giovani oggi hanno diritto di vedersi riconosciuto l’impegno per il lavoro svolto e noi dobbiamo incentivare questo percorso lasciando la libertà a chi non ha voglia di impegnarsi di farlo senza però permettere che questo atteggiamento venga premiato. Licenziare i ‘fannulloni’ nel settore pubblico? Nulla di tutto ciò. La domanda più corretta è: cosa fare dei milioni che non sono fannulloni e che bisogna valorizzare? La vera competizione è a livello globale, la sfida da vincere è con i giovani degli altri Paesi. Dobbiamo riuscire a trattenere i giovani talenti, non a farli fuggire per sempre all’estero”.
Sul fronte Pd, restando sempre alla Camera, telegrafico Ettore Rosato, capogruppo dei democratici: “Tre cavalli”, di Erri De Luca; “Pista nera”, di Antonio Manzini. “Avanti”, di Matteo Renzi. Andrea Romano, deputato del Pd, ex condirettore dell’Unità, ora responsabile di Democratica, identifica tra tipologie di avversari, con tre libri diversi da consigliare a ciascuno di loro. Primo consiglio: “Al leghista che pensa di difendere l’interesse nazionale italiano chiudendo le frontiere suggerisco ‘Il Leone e l’Unicorno’ di George Orwell. Un aureo libretto scritto da Orwell nel 1941, dopo la resa della Francia e prima dell’ingresso in guerra di Usa e Urss, mentre la Gran Bretagna era rimasta sola in Europa a fronteggiare la Germania nazista e le sue bombe: straordinario piccolo saggio sul patriottismo di sinistra, dove l’amore per la cultura e la gente della propria patria si incrocia all’esaltazione di un socialismo della tolleranza e del dialogo con gli altri popoli europei”. Secondo consiglio: “Al Cinque Stelle che forse non sa di coltivare le stesse forme di intolleranza che nutrirono i totalitarismi del Novecento suggerisco ‘Vita e Destino’ di Vasilij Grossman. Grande affresco di drammi personali, scontri militari e politici intorno al conflitto tra Germania e Unione Sovietica nella Seconda Guerra Mondiale, ma soprattutto una raffigurazione di stalinismo e nazismo che si riflettono nello stesso specchio: lo specchio del totalitarismo, per l’appunto, e delle varie forme di intolleranza (etnica, religiosa, politica, etc.) che ne ha rappresentato il terreno comune”. Terzo consiglio: “All’esponente di MdP che riscopre le virtù della purezza ideologica e dell’isolamento ideologico suggerisco uno dei testi fondamentali per comprendere la novità della cultura politica del PCI del secondo dopoguerra rispetto al settarismo comunista: ‘Ceto medio ed Emilia Rossa’ di Palmiro Togliatti, ovvero il discorso che l’allora leader PCI rivolse ai quadri comunisti a Reggio Emilia nel settembre 1946. Uno splendido discorso in cui Togliatti non solo guardava alla necessità di qualificare l’offerta politica comunista in direzione dei ceti medi produttivi, ma soprattutto rivendicava l’eredità del socialismo italiano e delle diverse tradizioni del nostro riformismo”.
Ci allontaniamo dalla Camera e chiediamo a Miguel Gotor, braccio destro di Bersani, scrittore, uomo forte di Mdp, senatore, di suggerire ai suoi avversari qualcosa da leggere durante l’estate. “Come tutti i veri nemici, il mio è immaginario, ossia la proiezione di una paura. Quindi, scelgo lo xenofobo e, come regalo, gli consiglierei la lettura di tre volumi”. Eccoli. “Primo: Tzvetan Todorov, ‘La conquista dell’America e il problema dell’altro’ (1982) dedicato all’incontro-scontro fra due civiltà, in cui l’altro è un problema, ma anche una domanda e una soluzione”. Secondo: “Carmelo Samonà, ‘Fratelli’ (1978), un romanzo delizioso in cui l’altro è un malato psichico e la ricerca di un linguaggio comune – l’illusione di uno scambio di senso – una continua agonia in grado di modificare anche l’identità del sano”. Terzo: “Pedrag Matvejević, ‘Breviario mediterraneo’ (1987), un saggio poetico in cui l’altro è il mare che non è solo un luogo geografico ma la metafora della civiltà europea, in tensione e in movimento perenne come le sue onde”.
La nostra piccola carrellata è finita. Per i lettori che volessero invece consigliare un libro a un politico da oggi e per qualche giorno si può scrivere qui: [email protected]. I migliori consigli saranno pubblicati nei prossimi giorni sul Foglio. Buona lettura.
Di più su questi argomenti:
Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter.
E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.