Così parla un uomo di stato: Pedro Sánchez
Disciplina, orgoglio e niente spifferi. Lo splendido titanismo del capo del governo spagnolo
di
8 JUL 20

(foto LaPresse)
Pedro Sánchez è un primo ministro capace di dire che per disciplina, resistenza e spirito di vittoria Spagna e Italia hanno fatto fronte alla pandemia in modo titanico; è capace di parlare con orgoglio di imprese salvate, licenziamenti evitati, sostegni a milioni di salariati e autonomi; valuta il Fondo Comune di Bruxelles e le altre misure per mille miliardi una svolta paragonabile alla nascita della Comunità europea, alla caduta del muro di Berlino, alla moneta unica; vuole agire con l’Italia la Francia la Germania e gli altri per un interesse comune europeo fatto di trasferimenti, debito condiviso, welfare e rilancio in grande della sanità pubblica, strumento decisivo; giudica miope un’opposizione che nell’emergenza punta alla caduta del governo, infattibili i governissimi, solide le maggioranze bizzarre (quella italiana e quella tra il Psoe e Podemos); incita a tornare a vivere dopo la grande prova, aggrappandosi alle radici del coraggio dei popoli e nella visione degli Stati Uniti d’Europa. L’intervista a Aldo Cazzullo del Corriere dovrebbe essere stampata su pergamena e acclusa come dossier urgente e importante a tutte le caselle postali dei ministri e dei capi-partito qui da noi, dove al posto di legittime rivendicazioni all’altezza di quanto è successo si sentono scricchiolii politicisti, spifferi, dichiarazioncine buone per alimentare scemenze retroscenistiche, battutine e personalismi da emiciclo emiplegico con le sue flaccidità, in un brivido continuo di neoscandalismo e di diffidenza reciproca.
Così parla un uomo di stato uscito da una grande emergenza nazionale e ancora immerso in quella mondiale, dopo uno sforzo generoso e possente per tirare fuori da un velenoso pantano milioni di nuclei familiari, difendendo luoghi di accumulazione del lavoro e della ricchezza e del sapere. Così si dicono le cose, con aggettivi come “titanico” e sostantivi come “svolta” adeguati a una realtà integralmente nuova.
“Nuovo” è un termine che si è consumato, sa di ciclo della moda, ha un sapore anche ideologico fastidioso, eppure in questo caso registrare una realtà scombussolata e rovesciata dal grande fermo mondiale, dalla pandemia ancora in corso, dalle diverse strategie e culture che con essa si sono confrontate, una realtà appunto radicalmente nuova, è segno di sapienza retorica e politica. Attardarsi su schemi superati è invece un esercizio noioso e inutile, un segno di mediocrità intellettuale, e questo riguarda in Italia sia gli atteggiamenti macchiettistici di un’opposizione di nuovo nell’andazzo da talk show e da comizietto paesano sia le turbolenze banali, le solite, sempre le stesse, di una maggioranza incapace di prendere su di sé perfino il peso di quanto è stato fatto con relativo successo, per non parlare delle solite chiacchiere confindustriali e della proclività dei media all’insostenibile leggerezza dei riflessi automatici dell’informazione di palazzo.
Sánchez ha alle spalle una seria e antica cultura di partito, una legittimazione elettorale non posticcia come quella dell’alleanza parlamentare tra 5Stelle e Pd, la Spagna è storicamente appena uscita dalla sua esperienza del fascismo di Franco e dalla svolta istituzionale che restaurò una monarchia costituzionale moderna (noi attraverso la svolta di Salerno ottenemmo la Repubblica dopo il compromesso badogliano con il Savoia), magistratura e fanatismi vari dell’opinione pubblica, oltre che le solite minacciose ondate populiste, sono cose che hanno colpito anche lì il sistema politico ma non nella misura in cui è accaduto in Italia, il secessionismo catalano è stato ed è una minaccia esistenziale vera, insomma per certi aspetti si capisce che il loro numero uno abbia a disposizione un linguaggio fiorito di concetti all’altezza dei tempi. Questo non vuol dire che i nostri uomini pubblici debbano necessariamente limitarsi al balbettamento e alla politichetta con la sua usuale povertà di immagini e concetti. Meritiamo di meglio e, per dirla tutta, anche queste classe dirigenti strapazzate dalla diffidenza e dallo scetticismo meritano di meglio, posto che sappiano guadagnarselo nel discorso politico alla nazione.
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Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.