Libero razzismo in libero stato: la teoria liberale della Lega a Bolzano

Valerio Valentini

"Non ci può essere libertà se non si permette a una persona di essere razzista", ha scritto Matteo Gazzini, esponente del Carroccio in Alto-Adige e già candidato alle Politiche del 2018. E' coordinatore della Lega in America

Libero razzismo in libero stato: ecco la ricetta liberale della Lega a Bolzano. A teorizzarla, via Facebook, è Matteo Gazzini, esponente locale del Carroccio che nel partito di Salvini deve godere di un certo prestigio, se è vero che, come lui stesso certifica sul suo sito internet, è "Coordinatore della Lega negli USA". "Non ci può essere libertà se non si permette ad una persona di essere razzista", ha scritto su Facebook, il 4 giugno scorso, Gazzini. Roba da far impallidire Voltaire, da annichilire Thomas More. "Il problema non è il razzismo, ma la discriminazione che il razzismo crea e questo è inaccettabile in una società civile", conclude l'esponente della Lega, con logica e sintassi non esattamente granitiche. Ma tant'è. 

  

 

  

Trentaquattrenne altoatesino, Gazzini è stato candidato alla Camera dei Deputati nelle Politiche del 2018, nella circoscrizione estero, senza fortuna. Così come invano ha tentato anche l'avventura alle Europee dello scorso anno, pure quella finita senza elezione. 

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