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Il cosiddetto taglio dei vitalizi "fu una decisione pessima", ci dice Zanda

La Commissione contenziosa del Senato ha annullato la delibera del Consiglio di presidenza che, il 16 ottobre 2018, aveva deciso di tagliare gli assegni mensili di ex parlamentari

26 Giugno 2020 alle 12:11

Il cosiddetto taglio dei vitalizi "fu una decisione pessima", ci dice Zanda

Foto LaPresse

Roma. “Non ho ancora letto i contenuti della Commissione contenziosa, quindi parlo solo sulla base dell’annuncio pubblico che è stato fatto. Debbo però dire che l’allora decisione presa dagli organi del parlamento fu pessima”, dice al Foglio il senatore del Pd Luigi Zanda commentando il voto della Commissione contenziosa del Senato che ha annullato la delibera del Consiglio di presidenza dell’ottobre 2018 che aveva colpito gli assegni per gli ex parlamentari. “Per molte ragioni”, aggiunge l’ex tesoriere del Pd, che recentemente si è dimesso dalla carica di partito per diventare presidente della società editoriale che pubblica il nuovo quotidiano Domani. “La prima è che i vitalizi non ci sono più dal 2012; la seconda è che decisioni di quella natura devono essere prese per legge, non da un gruppo di pochi parlamentari; la terza ragione è che dietro c’era una volontà politica che considero molto pericolosa: la trasformazione della democrazia parlamentare in una democrazia cosiddetta diretta”.

 

Per raggiungere questo obiettivo “è stata messa in atto una sistematica demolizione delle prerogative parlamentari, compresa la decisione di toccare un regime di indennità che vige da decenni e che attiene ai parlamentari nell’esercizio della loro funzione legislativa”. Si colpì dunque pensioni e vitalizi, una scelta “che ha avuto in molti casi una rilevanza umana molto grave, perché sono stati toccati gli assegni mensili di ex parlamentari molto avanti nell’età, alcuni anche in condizione di salute molto cagionevole”. Ex parlamentari, dice Zanda, “che si sono visti ridurre in modo inumano quello che era il loro unico mezzo di sostentamento. Io personalmente conosco molti di questi casi. È stata un’offesa alla dignità e alla possibilità di sopravvivenza di persone che hanno dedicato parti molto ampie della loro vita, e con onore, alla Repubblica e al potere legislativo”. Quindi, dice l’ex tesoriere del Pd, “qualsiasi misura che vada a rivedere quella pessima decisione, noi la dobbiamo salutare con molto favore”. 

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.

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Commenti all'articolo

  • Massimo47

    29 Giugno 2020 - 16:29

    Poco mi interessa delle singole posizioni di chi si è visto decurtare dei diritti acquisiti. Ciò che mi preoccupa, come pensionato, è la possibilità che un domani, un manipolo di nullafacenti, senza bisogno di alcuna legga, possa decidere che la mia è una "pensione d'oro" e che debba essere decurtata. In 50 anni di lavoro ho pagato decine di migliaia di euro di contributi; solo negli ultimi 8 anni, per un'attività da professionista, ho pagato 67.000 €. questi ultimi contributi hanno prodotto un aumento pensionistico di 192 € netti mensili, cioè 2.500€ annui: questo significa che per recuperare quanto versato impiegherò (visione ottimistica) 27 anni, avendo 73 anni dovrò campare fino a 100 anni (COVID permettendo). Se qualche bibitaro da stadio mi venisse a dire che sono un privilegiato, gli sputerei in un occhio.

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  • eleonid

    26 Giugno 2020 - 19:56

    Fuori tempo massimo anche per gli opportunisti.

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  • kriszt49

    26 Giugno 2020 - 18:03

    Se c'è un partito che deve finire i piagnistei contro la casta e i privilegi degli altri quello è il M5S, semplicemente perchè è indecente. Finiti i tempi quando Di Maio e Dibba, in t-shirt e bermuda, facevano la traversata dell'Italia in lungo e in largo, mandando affanculo tutti quelli che secondo loro facevano "sistema" . Devono rassegnarsi le Stelle, al momento casta e sistema sono loro e pare ci si trovino niente male. Luigi Di Maio è l'incarnazione della casta. Dopo aver combattuto le poltrone, degli altri, ha creato un poltronificio in cui sistemare tutti i sistemabili possibili e immaginabili naturalmente con stipendi da nababbi. Il mio consiglio per Giggino? Si godesse le spiagge di Sabaudia spaparanzato con la fidanzata, come del resto lo sta già facendo, che è meglio. kriszt49

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  • Carlo6

    26 Giugno 2020 - 16:00

    I vitalizzi non ci sono più. La demagogia è la retroattività che annulla il senso dello stato e della sua equidistanza del cittadino da eventuali forconi che nulla sanno di diritti e di convivenza. Si rifiuta il MES che fa risparmiare a fronte di altri prestiti europei cinque miliardi di euro e, per convenienze giacobine, si corre dietro a quattro vecchietti prossimi al “solido nulla”. La sfiga nostra è di avere degli sprovveduti al governo nel momento peggiore della nostra storia repubblicana. Grillo dove sei. “Fino a quando abuserai della pazienza nostra”?

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