Un silenzioso passo a tre per il Quirinale: Veltroni, Prodi e Franceschini

Marianna Rizzini

Il mandato di Sergio Mattarella scadrà nel 2022 ma la sfida per la successione è già iniziata. E in questi giorni viene spesso evocata. Ecco tutti i “quirinabili”

Roma. “Nel dramma del virus gli italiani si sono dimostrati un popolo fiero. O anche: “Dagli italiani una prova di civiltà, ora la politica sia all’altezza”. Non c’è editoriale scritto sul Corriere della Sera dall’ex sindaco di Roma e fondatore del Pd Walter Veltroni in cui non trapeli, ultimamente, il desiderio di far percepire una narrazione anzi predicazione laica quanto più inclusiva (ecumenica?) possibile. E non c’è editoriale di Walter Veltroni pubblicato dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, che del Veltroni ex direttore dell’Unità fu capo dell’ufficio centrale, in cui non risuoni sotto altre forme la frase “arriverà il ‘dopovirus’, solo insieme ricostruiremo”, titolo dell’editoriale scritto da W a inizio pandemia, seguito ideale dell’intervista Repubblica rilasciata dall’ex sindaco di Roma nel luglio 2019 (“la sinistra vincerà solo se sfida il partito dell’odio”).

 

E insomma, ogni volta che, come in questi giorni, viene evocata la futura ma non lontana (2022) corsa al Quirinale in vista dello scadere del mandato di Sergio Mattarella, Veltroni c’è. Come c’era quando presentava documentari e libri in un Auditorium gremito di personalità bipartisan (più il cotè intellettuale e artistico) riunite per ascoltare lui, l’uomo potenzialmente presidenziabile nonostante o grazie al lato pop e camaleontico, quello che Giulio Andreotti, un giorno, aveva così descritto, vedendo Veltroni accanto all’ex Segretario di stato vaticano Angelo Sodano: “Veltroni sembrava il Segretario di stato e Sodano il sindaco di Roma”. Ma ora l’elemento in più – il fatto che l’essere quirinabili, nel centrosinistra, passi anche attraverso il rapporto con i Cinque Stelle – fa sì che la corsa carsica verso il Colle non sia soltanto palestra di dissimulazione, ma anche di lieve esternazione. E se Veltroni ripete la parola “insieme”, Romano Prodi, il quirinabile che con la storia dei 101 impallinatori parte con il peso e il vantaggio della Nemesi sulla porta di un Parlamento dagli equilibri a dir poco instabili, con passo metodico, dalle pagine del Messaggero, invita l’Italia a preparare il suo futuro senza aspettare l’aiuto europeo, e ribadisce che tra Pd e M5s l’avvicinamento prevale sull’antica discordia. Non solo: Prodi anche in economia e politica estera (Cina) dice cose che ai Cinque stelle non dispiacciono (anzi), come nell’ultima intervista a Repubblica, in cui parla di stato nelle imprese private come azionista di minoranza, ricollegandosi a una storia di dirigismo politico (vedi alla voce Angelo Rovati, suo storico consigliere).

 

Dissimulando, ma esternando nei fatti, percorre intanto lento la via il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, l’uomo che rilasciò la famosa intervista al Corriere della Sera (l’estate scorsa, in luglio, con Matteo Salvini ancora in sella) in cui proponeva l’apertura del dialogo Pd-Cinque Stelle. E se c’è personalità su cui Luigi Di Maio posi la sua, di ambizione politica futura, questo è Franceschini, non a caso poco empatico quando il premier Giuseppe Conte mostra un po’ troppa energia prospettica nel mettersi in proprio, coltivando il proprio possibile asse bipartisan, visto che ormai per assurgere ad altissime cariche non è detto servano i quarti di nobiltà politici. In ogni caso, appena si chiede a qualcuno nel Pd se per caso Dario Franceschini abbia pensato a candidarsi, chessò, a sindaco di Roma, tutti rispondono con frasi che dicono “beh piuttosto c’è la partita del Quirinale”. Tuttavia anche gli ex premier Enrico Letta (dopo gli anni da expat a Parigi) e Paolo Gentiloni, ora Commissario Ue, compaiono all’orizzonte come eventuali “quirinabili” di centrosinistra (sebbene sottotraccia, vuoi per carattere vuoi per circostanze). E se Pierluigi Castagnetti, con il suo passato da pura Dc e l’antica amicizia con l’attuale presidente, è non da oggi descritto come nome spendibile “dalla quarta conta in poi”, Pier Ferdinando Casini è oggi messo nel novero dei possibili concorrenti anche per via della difesa di Matteo Salvini sul caso Gregoretti (speranze di consenso futuro trasversale, chissà). Il fatto è che a destra non abbondano i nomi, a parte quello – ricorrente – del presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati (ma era stato fatto anche quello dell’ex magistrato Carlo Nordio). E i possibili candidati istituzionali? Rispondono al momento al nome di Ignazio Visco e Mario Draghi – nel silenzio dei due – e di Marta Cartabia, presidente della Consulta che poco meno di un anno fa quasi quasi diventava premier di un governo istituzionale mai nato. Poi c’è l’iperbole, istituzionale al cubo, anche detta ipotesi “Mattarella bis”.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.