Gli antieuropeisti sono incompatibili con la realtà. Le sportellate di Boschi a Meloni e Salvini

Maria Elena Boschi

L'intervento del capogruppo di Italia viva alla Camera: “L'Europa c'è, l'Europa ha risposto. Si potrebbe dire che l'Europa s'è desta, e non era scontato”

Pubblichiamo il testo integrale dell'intervento del capogruppo di Italia viva alla Camera, Maria Elena Boschi


Grazie presidente. Presidente del Consiglio, a nome di Italia viva le auguriamo buon lavoro, buon lavoro in vista del prossimo vertice informale, perché secondo noi il suo lavoro è un lavoro per tutto il nostro paese, non per una parte, ma per ciascuno di noi. E, quando il presidente del Consiglio rappresenta il nostro paese insieme agli altri capi di governo in un vertice europeo, noi crediamo che si debbano superare anche le divisioni di partito; lo abbiamo detto quando eravamo al governo, lo abbiamo detto quando eravamo all'opposizione. Per questo mi dispiace che Fratelli d'Italia e Lega abbiano deciso di non partecipare ai lavori, se non con l'intervento dei rappresentanti del gruppo. Rispetto le scelte di una parte dell'opposizione, ma non le trovo comprensibili, perché noi qui rappresentiamo il popolo italiano e scegliere di rinunciare al nostro mandato, a svolgere l'esercizio in quest'Aula, significa compiere il gesto più estremo.

 

E francamente, di fronte a un dibattito in cui stiamo discutendo di decine di miliardi di euro che arriveranno per il nostro Paese e che arriveranno per i nostri cittadini, starne fuori, non partecipare è davvero inspiegabile. Presidente, noi avremmo preferito oggi un dibattito costruttivo in cui ciascuno potesse portare le proprie ragioni. Italia viva sarà al suo fianco nella battaglia ancora difficile, insieme a Francia e Germania, per ottenere davvero il Recovery fund. Ricordo a tutti noi che il Recovery fund nasce soprattutto in sede parlamentare, al Parlamento europeo, per un'iniziativa del gruppo di Renew Europe di cui fanno parte anche gli eurodeputati di Italia viva. C'è chi in Europa sta con la Le Pen, che predica un sovranismo anti italiano, e chi sta con Macron, che invece lavora per dei progetti credibili per il nostro Paese.

 

La differenza c'è e si vede. Avremmo voluto oggi un dialogo costruttivo, perché la situazione che viviamo lo richiede; e non parlo soltanto della crisi economica, che sicuramente c'è e morde, ma c'è una crisi più grave, più ampia. Mi vengono in mente le parole di uno scrittore europeo che ha scritto libri di grande intensità, Manuel Vilas, che dice che il coronavirus non uccide soltanto le persone: uccide anche le emozioni e ha ucciso l'allegria. Penso che non sia vero, mi auguro che non sia vero, ma questo è il segno di come ci sia un'angoscia che in qualche modo attanaglia il nostro continente in questo momento e che riguarda, ovviamente, non soltanto le preoccupazioni legate all'economia.

 

Il coronavirus ci ha cambiato il volto, ha cambiato il nostro modo di stare insieme; e molti, soprattutto all'inizio di questa epidemia, hanno scommesso sulla morte dell'Europa, hanno creduto che uno degli effetti collaterali del coronavirus fosse anche la fine di quella credibilità che ancora poteva rimanere delle istituzioni europee, che avrebbe certificato la fine definitiva del progetto europeo. E invece per fortuna non è stato così: l'Europa c'è, l'Europa ha risposto ed è stata capace anche di trovare nuovo slancio. Sicuramente ci troviamo a vivere una sfida difficile. Abbiamo di fronte a noi tre sfide significative: quella dell'emergenza sanitaria, e grazie al lavoro di tutti noi possiamo dire che il periodo più difficile è stato superato, con meno di 200 persone oggi ricoverate in terapia intensiva. Certo, non possiamo abbassare la guardia, ma sappiamo che siamo sulla strada giusta. Una crisi economica che angoscia tutti noi, e per questo le chiediamo, Presidente, davvero di far arrivare il prima possibile le risorse, tante risorse che il governo ha messo a disposizione ai cassintegrati, alle aziende in difficoltà, al settore del turismo che è in ginocchio, ai tanti commercianti che non riescono a tenere aperti i loro negozi. Hanno bisogno di sentire che lo Stato c'è, che è vicino a loro e che dà risposte concrete. Ma dobbiamo affrontare anche un'emergenza che è istituzionale, non soltanto italiana, ovviamente, ma in Italia abbiamo un problema in più, evidente: l'attuale riparto di competenze e di poteri tra stato e regioni non funziona, lo abbiamo visto anche nell'affrontare l'emergenza del coronavirus, tutte le difficoltà e i limiti di questo sistema. E, quando abbiamo provato a cambiare il Titolo V con una riforma qualche anno fa, non era un punto di principio e d'onore di un gruppo di rottamatori, ma era un'esigenza istituzionale vera, che rimane attuale oggi, e noi come Italia viva lo riproponiamo e lo rilanciamo da quest'Aula. È necessario intervenire non perché c'è il desiderio personale di qualcuno, ma perché c'è una visione politica, dietro, di un Paese che può funzionare meglio. Ma l'emergenza istituzionale riguarda soprattutto l'Europa, essenzialmente l'Europa.

 

In un primo periodo siamo stati tutti molto preoccupati dall'idea che la pigrizia burocratica, che la lentezza, che il difetto di funzionamento dell'Europa potesse metterci nelle condizioni di non affrontare efficacemente il coronavirus. Abbiamo bisogno, quindi, di rivedere soprattutto quello che è l'assetto istituzionale europeo. Ed io credo che, da questo punto di vista, la strada sia stata indicata in modo molto lucido, molto lungimirante dal presidente della Repubblica nel suo intervento del 27 marzo, quindi quando ha parlato alla nazione in un momento di grande difficoltà per il paese; e, a nome del mio gruppo di Italia viva, rivolgo un saluto deferente al presidente della Repubblica, che tutti noi ringraziamo per il servizio al Paese.

 

Il presidente della Repubblica ci ha indicato una strada, e il governo questa strada l'ha seguita. È un governo che in Europa sta con Ursula von der Leyen, e non con i sovranisti; è un governo che nasce nell'agosto 2019 anche per limitare i pieni poteri ai sovranisti, in un rinnovato spirito federalista; un governo che è stato capace di portare avanti le battaglie con partner importanti, come Francia, Germania e i Paesi del Mediterraneo; un governo che ha saputo fare la differenza dando il proprio contributo in Europa.

 

Oggi siamo sulla strada giusta. Un tempo si parlava di un sentiero, oggi siamo sulla strada giusta: forse non ancora certa, non ancora sicura al 100 per cento, ma comunque una strada è stata intrapresa. Ed è un segnale importante, non soltanto per il pacchetto di misure che discutiamo: sicuramente è importante il Recovery fund, sicuramente è importante il Mes, sicuramente il piano Sure, che, dobbiamo ricordarlo in quest'Aula, si deve anche all'impegno e alla battaglia coraggiosa di un nostro collega, che stimo, a cui sono legata da amicizia, Pier Carlo Padoan, con cui abbiamo condiviso quattro anni di esperienza con i nostri governi. Ma è soprattutto l'idea che ci sia l'Europa: l'Europa c'è, l'Europa ha risposto. Si potrebbe dire che l'Europa s'è desta, e non era scontato. Può fare di più l'Europa? Certo, deve fare di più, noi chiediamo all'Europa di fare di più, ed è per questo, presidente, che non deve mollare adesso, ma continuare in questa battaglia e in questo impegno.

 

Noi siamo i figli, le figlie, i nipoti dei ragazzi di Ventotene, di quella speranza e di quel sogno. È per questo anche, presidente, che noi ci auguriamo che il progetto su Ventotene come isola simbolo anche di un progetto europeo, di una centralità del Mediterraneo, al quale anch'io ho avuto l'onore di collaborare, possa essere seguito da lei anche con un'iniziativa personale, come hanno fatto i suoi predecessori, perché è un progetto importante per l'Europa e per il nostro paese. Ma noi, oltre ad essere i figli dei ragazzi di Ventotene, siamo soprattutto i padri e le madri di una generazione chiamata a realizzare davvero il progetto degli Stati Uniti d'Europa. Crediamo in quel progetto, e proprio credendo in quel progetto voglio condividere con voi alcune parole, molto forti. Durante il periodo della quarantena mi è capitato di rileggere più pagine di Victor Hugo, e ne ho trovato alcune particolarmente belle, in cui scrivendo quasi da innamorato di Parigi, pensando a Parigi, parla di una visione d'Europa per il futuro. Scrive: “Nel ventesimo secolo ci sarà una nazione straordinaria. Questa nazione sarà grande, ma ciò non le impedirà di essere libera. Sarà illustre, ricca, pensante, pacifica, cordiale col resto dell'umanità. Essa sarà più che una nazione: essa sarà civilizzazione. Sarà meglio della civilizzazione: essa sarà una famiglia. Unità di linguaggio, unità di moneta, unità di misura, unità di meridiano, unità di codice. Questa nazione non si chiamerà affatto Francia, ma si chiamerà Europa: si chiamerà Europa nel ventesimo secolo e nei secoli a venire, ancora più trasformata, si chiamerà umanità. Un continente fraterno, questo è l'avvenire: bisogna farsene una ragione. Questa immensa gioia è inevitabile”.

 

Ora, non tutte le visioni e le intuizioni di Victor Hugo si sono realizzate, almeno non per adesso, però rimane questo spirito, questo entusiasmo di chi continua – almeno, noi lo condividiamo – a combattere per il progetto, per il sogno europeo. Non ci siamo arresi: sicuramente siamo piccoli sulle spalle di giganti, ma questo lavoro determinato, umile di costruzione dell'Europa deve andare avanti. Ci ha mostrato la strada il presidente della Repubblica, e credo che tutti noi, con determinazione, dobbiamo insistere su quel cammino, dobbiamo insistere su quel percorso; e, come gruppo di Italia Viva, Presidente, saremo al suo fianco nelle prossime sfide in Europa, e saremo al fianco di tutti i patrioti europei che combattono per questo sogno.

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