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Gli anti stati generali dell’autolesionismo

Il mugugno poco serio sul governo “senz’anima”. Detto da Galli della Loggia, poi

13 Giugno 2020 alle 06:03

Gli anti stati generali dell’autolesionismo

Foto LaPresse

Questo mugugno è autolesionista. Il governo è di risulta, non ha “un’anima” come dicono i più filosofici, il suo capo e molti dei suoi ministri sono giudicati inaffidabili, e magari si vorrebbe mandarli a casa e sostituirli con altri più apprezzabili. Fin qui siamo nell’ambito di un giudizio politico puro, perfettamente legittimo. Poi la gente responsabile avrebbe il dovere di argomentare. Il giudizio politico puro diventa evanescente e fazioso se non è chiaro il punto della critica, del rigetto, e se si limita a un verdetto di illegittimità nel vicolo cieco di una spinta al cambiamento delle cose in cui non si intravvede minimamente un’alternativa seria. C’è una distinzione tra opposizione, attacco e serrata contestazione di scelte fatte, norme varate, misure prese, e generico e balbettante linguaggio protestatario

           

Questo governo ha chiuso i cittadini in casa contro la pandemia, e doveva farlo e lo ha fatto in tempi accettabili nel caos dell’imprevisto fenomeno europeo e mondiale, a fronte di un particolare accanimento della malattia in regioni cruciali del paese.

  

Non ha cincischiato con l’immunità di gregge, non ha minimizzato oltre un certo punto-limite, cose che altri governi occidentali hanno fatto colpevolmente e per ragioni politiche e ideologiche aberranti. Doveva garantire che l’inaudito si poggiasse sul senso di responsabilità di individui e famiglie, ha scommesso su questo e ha mantenuto un tasso accettabile di legge e di ordine civile, offrendo indicazioni, comunicando ogni giorno con uno stuolo di funzionari e di esperti importante e credibile sugli sviluppi della cosa, evitando la disinvoltura e la paura. Doveva evitare che la bolla epidemica si espandesse con virulenza nel centro e nel sud, e lo ha fatto. Doveva battersi per lo scostamento dai limiti fiscali e di bilancio di Maastricht, che c’è stato con una certa prontezza, doveva stanziare cifre mai viste per assistere e tamponare le sofferenze sociali immediate e di prospettiva di milioni di persone, di migliaia di imprese, tutti messi di fronte a un blocco devastante delle attività. L’Inps ha avuto dei ritardi? Le banche si sono mostrate vittime del penalismo minaccioso che le intimidisce, e di una sgraziata lentezza nell’accesso ad alcuni finanziamenti della casa in deroga? Sì, ma non si cambiano sistema e abitudini in un fiat, e comunque il volume di aiuti e di protezioni erogate è senza precedenti. Il governo doveva collaborare con le regioni e i loro presidenti nella gestione della sanità, per proteggere la salute pubblica con strumenti e procedure che sono variati a seconda della preparazione territoriale, del caso, e della capacità di alcuni amministratori superiore a quella di altri, e così è stato. In tutto il mondo si sono verificati, se non l’abbandono, l’incapacità di provvedere nel modo giusto all’emergenza dei ricoverati vecchi nelle case ospizio, con risultati uniformemente tristi di scrematura delle vecchie generazioni. L’esecutivo doveva graduare e organizzare la ripresa, e doveva ottenere risultati decisivi, anche alzando la voce e battendosi a Bruxelles, a Parigi, a Berlino, per una svolta decisiva nelle politiche di bilancio dell’Unione, facendo accettare misure di riequilibrio che avrebbero evitato il collasso di un paese fiscalmente debole, con un debito pubblico bestiale, e una scommessa sulla ricostruzione basata sullo sforzo di convergenza delle aree territoriali più colpite nei settori del lavoro, della produzione, dei servizi. E’ andata così.

           

In tutto questo, come era evidente e necessario, per l’Italia era ed è urgente non una passerella, ma un convegno programmatico per tirare fuori idee e progetti allo scopo di investire prestiti e finanziamenti a fondo perduto di immensa portata messi a disposizione dai partner, mentre la Bce agiva per evitare la deriva monetaria. Una campagna autolesionistica e folle imputa al governo di avere con tempestività convocato Stati generali dell’economia, con tutti i soggetti decisivi pronti al dialogo e al raccordo sul futuro comune. La chiacchiera punta sulle divisioni, la cui portata è ingigantita dal sistema mediatico, e sulle ambizioni sbagliate, che non ci sono e comunque sono state negate, di primato politico del presidente del Consiglio. A questo punto del pettegolezzo Ernesto Galli della Loggia tira fuori il cannone dell’autolesionismo: i politici non hanno idee, Colao è un bluff, le proposte non ci sono o non sono credibili, ancora prima che il convegno programmatico si sia svolto. Ora lo storico ed editorialista del Corriere è noto per aver fornito negli anni, come idee, la nozione che a scuola si deve studiare e procedere con severità e che bisogna ripulire le periferie, non proprio il massimo della concretezza e dell’originalità visionaria. Ha votato per Grillo quando era di moda, e ora procede, sempre sul filo del fashionismo, al cannoneggiamento di tutto ciò che è, che si è rivelato possibile, decente e accettabile, e del diritto del governo di studiare pubblicamente progetti impegnativi a fronte del sostegno che l’Italia riceve da alleati e partner, senza indicare neanche il minimo nucleo di un’alternativa possibile. E’ serio? No, non è serio.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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Commenti all'articolo

  • Cacciapuoti

    14 Giugno 2020 - 04:45

    dove sono le sardine? come mai non sono alla reggia?

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  • giuseppek

    14 Giugno 2020 - 02:11

    NEXT GENERATION DIMENTICATA - Tema poco o molto importante? Le giovani generazioni che dovranno accollarsi l'enorme debito pubblico che va accumulandosi in misura ormai spropositata, dovrebbero da subito avere voce in capitolo per partecipare alle decisioni sul come e dove utilizzare, se mai arriveranno, i promessi fondi della Comunità Europea. Le politiche di questo Governo evidenziano disattenzione e distanza nei confronti di questa categoria di cittadini, l'unica che verosimilmente può attendersi un futuro sufficientemente lungo da dover vivere. È tempo che i giovani di questo Paese possano quanto prima accedere ad una possibilità politica di poter democraticamente determinare il loro proprio futuro.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    13 Giugno 2020 - 18:28

    La politica, come la s’intende e si articola da millenni e attualmente, non può essere “seria” Treccani. Serio: Che ha o rivela impegno, ponderatezza, attenta considerazione, pacata gravità, comunque un atteggiamento opposto o lontano da qualunque scherzo e ilarità e opportunismo. La politica odierna, vale per tutte le parti e per tutti quelli che ne discutono, si dipana, si manifesta nell’inesorabilità del “più dell’essere, vale il parere”. Giusto. Nel solo intrinseco essere non potremo sopravvivere.

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  • dongivu

    13 Giugno 2020 - 17:51

    Palude Italia giustizialista frutto della imbecille identificazione di professionalità ed onestà. Che belli i tà tà del Foglio in tempi non lontani.

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