L'unico assistente civico che serve all'Italia

Redazione

La fase 2 di Mattarella. Ha spento i populisti e indicato l’Europa. E ora il Csm

Il prossimo 2 giugno, per la Festa della Repubblica, il presidente Sergio Mattarella si recherà in visita a Codogno. Sarà molto più di un atto dovuto o simbolico, basterebbe a farlo intuire il modo partecipe e al contempo discreto (solo cinque videomessaggi) con cui il presidente ha accompagnato gli italiani in questi tre mesi di tragica “guerra” al Covid. Sarà, ovviamente, anche un modo altamente significativo per sottolineare l’importanza della “fase 2” che il paese sta iniziando ad affrontare. Visitare Codogno, cittadina simbolo dell’epidemia in Lombardia, significa anche richiamare alla necessaria unità del paese, evitando la rissosità con cui regioni e stato a tratti si fronteggiano, anziché confrontarsi.

 

Ma riflettendoci, si inaugura in questi giorni anche quella che potremmo definire la “fase 2” di Sergio Mattarella. In cui il suo ruolo di guida istituzionale, sempre presente ma mai interventista – Mattarella non è stato non sarà mai un presidente presidenzialista – può avere un significato nuovo, un passo ulteriore. La sovracopertina che racchiude oggi il Foglio, disegnata dal nostro Makkox, rappresenta simbolicamente Mattarella nella veste dei sessantamila “assistenti civici” evocati, senza troppa fortuna, nei giorni scorsi.

 

Il senso della nostra cover è chiaro: crediamo che l’unico “assistente civico” di cui l’Italia ha bisogno in questo momento sia il suo presidente della Repubblica. Che non guida il governo, non comanda a bacchetta il Parlamento né tantomeno l’economia, ma tiene la barra fissa sulla rotta che conta. Che è innanzitutto, e più che mai, quella dell’Europa. Per comprendere meglio perché quella che inizia può essere una cruciale “fase 2” del presidente bisogna fare un passo indietro. Due anni fa, 1° giugno 2018, giurò il primo governo formato da Movimento cinque stelle e Lega, guidato da Giuseppe Conte. Il governo dei populisti-sovranisti, con l’unico vero tratto comune dell’ostilità all’Unione europea. Non fu scontata, per Mattarella, la responsabilità di dare il via libera a una tale compagine. Ma un po’ gli eventi, e molto la capacità del Quirinale di imporre il punto di vista dell’interesse italiano – quello di rimanere saldamente ancorati all’Europa: ricordiamo soltanto il braccio di ferro sul nome del ministro dell’Economia – hanno avuto l’effetto di far sfogare, e sgonfiare, le punte più dannose del famoso “accordo” di governo.

 

Due anni dopo, il M5s si è trasformato in una (quasi) forza di establishment che sventola un europeismo assai di facciata, ma non più contro. E Matteo Salvini, all’opposizione, è costretto ad accusare il “populismo” del governo. Bye bye forze oscure della sovversione. In questi due anni, e soprattutto dalla nascita del Conte II, Mattarella ha ottenuto altri due risultati significativi. Un passo alla volta ha suggerito a Conte il ruolo istituzionale adeguato, aiutando la trasformazione da “avvocato del popolo” a premier di bilanciamento, un po’ primo-repubblicano, che si raccorda al Quirinale e con le cancellerie d’Europa. Ed è riuscito a mantenere in direzione Europa anche un Parlamento tuttora composto per la maggioranza da antieuropeisti. Nella nuova situazione pur drammatica, ma con un’Europa non più cattiva matrigna, lo stile del Quirinale può dare un nuovo contributo all’Italia. Ad esempio spronando il paese verso una ricostruzione condivisa, persino ottimista, che non indulga nel lamento e nella rissa politica e sociale. E indicando invece i punti di forza su cui fare leva: la trasformazione digitale e della burocrazia, la pianificazione coraggiosa e innovativa degli interventi pubblici.

 

Una nota chiara sul Csm

Chi criticava la riservatezza sui problemi del Csm, di cui Mattarella è presidente, dopo il caso Palamara ha avuto una risposta squillante ieri. La nota diffusa dal Quirinale, che esclude la possibilità di un messaggio al Parlamento (“risulterebbe, peraltro, improprio” in presenza di “iniziative legislative annunciate come imminenti”), si apre con un giudizio perentorio, ricordando “il grave sconcerto e la riprovazione per quanto emerso, non appena è apparsa in tutta la sua evidenza la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati”. Concetti che Mattarella espresse già un anno fa, in un drammatico intervento al plenum. Ma il presidente si muove “nell’ambito dei compiti e secondo le regole previste dalla Costituzione e dalla legge e non può sciogliere il Consiglio superiore della magistratura in base a una propria valutazione discrezionale”. Però ribadisce l’auspicio “che si approdi in tempi brevi a una nuova normativa”, di compererà al capo dello Stato valutare la conformità costituzionale. Ma resterà “estraneo” e “non coinvolto” nei dibattiti politici e giornalistici. La fase 2 di Mattarella è iniziata.

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