L’italiano ottimista e tranquillo è il protagonista del dopo lockdown
Non rompe e va per la sua strada, sembra un animale raro, e invece no
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19 MAY 20

Foto LaPresse
Esistono anche loro, gli italiani ottimisti, e fanno l’effetto della cocaina pura, danno un subitaneo piacere, sono tossici. Il baretto che ha riaperto vicino alla Farmacia di Albinia è gestito da due ragazze piccine e carine, anzi scintillanti di vita. Ieri mattina era pulito e segnapostato per il distanziamento che sembrava un Dpcm. La vetrina dei cornetti e dei tramezzini era lucida come per il giorno dell’inaugurazione, il primo caffè al tavolo dopo la chiusura era squisito, e un amico ha voluto un succo di pera con latte, magnifico a vedersi, e le chiacchiere erano tutte per volersi riprendere e bene. La cassa integrazione? A noi è arrivata, ma so che qualcuno è stato meno fortunato, mannaggia. I clienti? Mica possiamo lamentarci, stamane ne è arrivata di gente, e per l’aperitivo contiamo in un pienone. Sussidi per perdita di fatturato da confinamento e chiusura? Arriveranno, fatte le richieste, ci vuole un po’ di tempo e nel frattempo facciamo con le riserve. Una dice. Sono stata in casa con mia figlia diciassettenne, che è come essere stata sola. O scuola a distanza o telefono, un focolare così così, però non mi posso lamentare.
Il barbiere mi guarda che lo saluto in macchina attraverso il vetro, tutto emozionato e già parecchio attivo, campeggia un cartello a mano che dice la data di riapertura e sotto un “che meraviglia!”, indica la mia barba bianco-tolstoiana e fa il segno delle forbici. Piccola clacsonata di saluto e via. Al bar di posta del miglior Martini toscano, prenotato per le sette, i gestori mi dicono che li hanno aiutati, lui e la moglie, non so se con il sussidio partita Iva o altro, ma insomma, e poi “ci s’aveva il tabacchi, e quello è servito per pranzo e cena”, sorride, accetta di buon grado e con aria di serena normalità la prenotazione (credo che abbia trovato superflua la mia eccitazione). Dal benzinaio rapida discussione pro e contro l’Europa, pro e contro il governissimo. Uno che partecipa da fuori dice che sì è un casino ma lui gli assegni dell’Inps li ha ricevuti regolarmente. Punto. Sorriso. Fine della discussione. Lo stesso per i pontilisti di Talamone.
Questa idea di un’Italia in cui nessuno ha avuto niente tranne che disciplinamento sanitario, illiberalità, musi lunghi, e abbandono, non è confermata da una rapida occhiata in giro. Nessuno si preoccupa di essere definito signorile o parassitario, son cose di alta sociologia, tutti pensano al buon senso, e alcuni sono del parere che proprio il buon senso ha vinto la partita, malgrado i lutti e le distruzioni. Ho un amico che è passato da Salvini alla Meloni e promette fuoco e fiamme per le disparità, i ritardi, il disprezzo di banche e istituzioni pubbliche per i bisogni del piccolo imprenditore, l’aiuto ai raccoglitori di pomodori, ma ce ne sono tanti altri che la pensano altrimenti. Gli italiani ottimisti. Aiuta il fatto che la provincia di Grosseto è stata solo sfiorata, e ora è a contagio zero.
Ma anche il ristoratore sotto casa di Roma, un molisano-testaccino formidabile, compagno di caffè e di abboffate, anche lui è lì che vende l’asporto da una settimana e più, e sono sicuro che troverà il modo di distanziare un po’ in locali fitti e pieni, di solito, ciascuno a dieci centimetri dall’altro. Quando rilevò l’azienda gli chiesi come mai i precedenti avevano mollato, e lui: hanno fatto tanti di quei soldi che hanno deciso alla fine di spenderli. E quando gli ho detto che un consorzio potente di pastasciuttari e pizzaioli della Campania apriva due robe da 400 posti a cento metri, mi disse: meglio, c’è più giro. L’italiano ottimista, tranquillo, che non rompe i coglioni e va per la sua strada è un animale che sembra raro, e invece no.
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Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.