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Restare a casa non è solo un consiglio. Dopo le leggi arrivano le multe

Un nuovo decreto legge uniforma il quadro normativo su tutto il territorio nazionale e introduce sanzioni più dure per chi viola le norme anti contagio. Multe fino a 3.000 euro. Chiariti i rapporti tra attività del governo e del Parlamento

24 Marzo 2020 alle 18:54

Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto legge che introduce sanzioni più dure per chi viola le norme anti contagio da Coronavirus e che uniforma il quadro normativo su tutto il territorio nazionale. Il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa al termine del Cdm ha spiegato le nuove disposizioni che "riordinano un po' la disciplina anche dei provvedimenti adottati in questa fase emergenziale".

   

I rapporti tra governo e Parlamento e tra governo e regioni

Conte ha ricordato che "il nostro assetto ordinamentale non prevedeva un'emergenza di questo tipo. Per cui sin dall'inizio abbiamo adottato un decreto legge che poi con i successivi, e ormai famosi, Dpcm ha permesso di adottare specifiche misure, tenendo conto dell'andamento dell'epidemia. Lo strumento del decreto del presidente del Consiglio è flessibile, e ci consente di dosare le misure di contenimento, mitigazione rischio e diffusione contagio. Con questo decreto legge abbiamo regolamentato più puntualmente e in modo trasparente i rapporti tra attività del governo e del Parlamento. Ogni iniziativa del governo viene trasmessa ai presidenti delle Camere e abbiamo previsto che il presidente del Consiglio o il ministro delegato vada a riferire ogni 15 giorni sulle misure adottate al Parlamento, in modo che quest'ultimo possa seguire continuamente e conoscere le misure adottate e gli strumenti di reazione posti in essere dal governo per contenere la diffusione del virus".

 

"Un altro aspetto significativo", continua il premier, è il fatto che siano stati "regolamentati i rapporti tra gli interventi del governo e le regioni. Lasciamo che i presidenti di regione o delle province autonome possano adottare, nell'ambito esclusivo delle proprie competenze, misure anche più severe e restrittive. Rimane però la funzione di coordinamento e di omogeneità assicurata dagli interventi governativi su tutto il territorio". 

 

Le sanzioni: multe fino a 3.000 euro

"Infine, abbiamo introdotto una multa", aggiunge Conte. Chi non rispetta le misure di contenimento "è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000".

 

Il 31 luglio? Data della fine dell'emergenza globale, non della chiusura

"Si è creata discussione - ha detto poi il premier - sul fatto che l'emergenza sarebbe stata prorogata fino al 31 luglio 2020: nulla di vero, assolutamente no. A fine gennaio abbiamo deliberato lo stato di emergenza nazionale, un attimo dopo che l'Oms ha decretato l'emergenza un'epidemia globale. L'emergenza è stata dichiarata fino al 31 luglio. Non significa che le misure restrittive saranno prorogate fino a quella data. Lo spazio dell'emergenza è fino al 31 luglio ma ci auguriamo prestissimo a allentare la morsa, anzi a superarla e speriamo che prima di quella ipotetica scadenza possiamo tornare alle nostre abitudini o anche a un migliore stile di vita. In questa occasione stiamo riflettendo sulla nostra vita e la nostra scala di valori: è l'occasione per fare riflessioni che di solito non siamo abituati a fare nel nostro frenetico tran tran quotidiano".

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Commenti all'articolo

  • Andrew

    Andrew

    24 Marzo 2020 - 23:20

    la Costituzione determina confusione di competenze tra vari livelli di governo del territorio e fra territori. Sulla tutela della salute, infatti, l’articolo 117 crea un vero e proprio pasticcio e per questo deve essere ripensato e riscritto il prima possibile, anche se lo stesso articolo 117 rimette la profilassi alla competenza esclusiva dello stato centrale. Voglio mettere in evidenza, però, l’altro corno del problema: quello delle libertà individuali, finora compresse con atti senz’altro privi di legittimazione. Lo strappo alla Carta consumato in questi giorni rimane un fatto politico, ancor prima che giuridico, grave, una perforazione vera e propria del terreno democratico e delle garanzie. Gridarlo è il minimo che possa fare chiunque creda ancora nello stato di diritto.

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