Movimento 4 per cento
Raggi mette una targa col suo nome su una galleria che ha riverniciato. Il M5s finisce a Roma
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2 MAR 20
Ultimo aggiornamento: 08:18 PM

Virginia Raggi (foto LaPresse)
A Dubai costruiscono interi arcipelaghi di isole artificiali, contendendo la terra al mare. A Tokyo progettano quartieri sottomarini. L’orizzonte di Londra, ma anche quello di Milano, si punteggia di grattacieli spettacolari, per i quali i sindaci vengono poi ricordati nei decenni. A Roma invece, ieri mattina, Virginia Raggi ha appiccicato una targa celebrativa di plastica, con il suo nome enorme stampato sopra, all’imboccatura di un tunnel, la galleria Giovanni XXIII, traforo da lei restituito agli automobilisti romani dopo diversi mesi di normale manutenzione. Così, appena sotto la placca d’argento che ricorda gli ingegneri e i progettisti che questo tunnel lo costruirono e lo disegnarono tra il 2001 e il 2004, da ieri è ricordato anche l’intervento con il quale nell’anno del signore 2020 la “SINDACA VIRGINIA RAGGI” in questo luogo stese del nuovo bitume, diede una mano di vernice e piazzò dei pannelli fotoriflettenti. Anche sul Pantheon si può leggere, da circa duemila anni, l’iscrizione “M•AGRIPPA•L•F•COS•TERTIVM•FECIT”, ovvero “lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta”.

foto di Gianluca De Rosa
Si potrebbe fare dell’ironia, evidentemente. In particolar modo a proposito del podio di legno piazzato in mezzo alla strada e dal quale la sindaca ieri intendeva pronunciare alcune solenni e memorabili parole (“Cittadini romani, voi che avete portato in trionfo Giulio Cesare conquistatore delle Gallie, ora gioite di questa strada riasfaltata dalla Raggi”). Si potrebbe sorridere. Se non fosse che in realtà questa ordinaria manutenzione è la prima cosa giusta fatta dall’amministrazione comunale grillina in quattro anni. Tra un milione di piccole e grandi cose dimenticate e lasciate marcire – tipo l’ingresso della metro Barberini chiuso dal 24 marzo 2019 – ce n’è una in controtendenza. Una galleria stradale è stata aggiustata. Evviva. Assieme all’unica opera pubblica di cui la sindaca possa vantare interamente la paternità – la costruzione di ben sette gabinetti pubblici tra il Colosseo e il Pincio – la Galleria Giovanni XXIII riverniciata è dunque da ieri il metro dell’amministrazione grillina romana. E quella targa di plastica, giustamente affissa, da ieri parla di Virginia Raggi. Ne dà la misura. Walter Veltroni è ricordato per i teatri e le feste del cinema, Ignazio Marino per le pedonalizzazioni, Francesco Rutelli per il Giubileo. Virginia Raggi lascia la sua impronta sul muro della galleria Giovanni XXIII (ma tra le cose memorabili ci sarebbe anche Spelacchio). Insomma rivendica disperatamente lo zero amministrativo, il minimo del minimo nell’azione di governo, il corrispettivo, trovandosi in un qualsiasi ufficio, del far le fotocopie: ha riverniciato una galleria. L’apologo perfetto che riassume il risultato delle elezioni suppletive di domenica. Era in gioco Roma. Il seggio che fu di Paolo Gentiloni. Ebbene il M5s, nella città che governa, ha preso il 4,36 per cento. Ci vorrebbe un targa a ricordarlo.
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Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.