Boccia dice che il governo continua con o senza Renzi. Uno schema

Salvatore Merlo

“I responsabili non sarebbero una cosa diversa da ciò che ha fatto Italia viva. Conte è come Bearzot. Il M5s deve allearsi alle regionali”. Martedì l’autonomia in Cdm

Roma. “Io la rottura con Renzi non solo non la auspico, ma penso che sarebbe un tragico errore. Soprattutto per lui. Dopo di che, accadrà quel che deve accadere. Noi abbiamo il dovere di tirare dritto”. Che significa tirare dritto? “Nei prossimi giorni arriverà il programma di Conte per il 2023, su questo programma non ci si potrà eclissare”. Se così non fosse, se Renzi si eclissasse, allora arriverebbero i famosi responsabili per sostenere il governo? “Quando i parlamentari eletti con il Pd hanno fatto un nuovo gruppo chiamato Italia viva, nessuno li ha chiamati ‘responsabili’ o ‘trasformisti’. Non so cosa accadrà in Parlamento da qui a qualche settimana o mese. Ma se ci saranno dei movimenti nei gruppi parlamentari, quello che questi deputati e senatori faranno non sarà diverso da ciò che ha fatto Renzi con Italia viva”.

 

La conversazione è lunga. Riavvolgiamo il nastro. Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali, martedì porterà in Cdm la riforma delle autonomie. Un successo personale, si direbbe. La Lega tace, ha rinfoderato le polemiche. “E’ diventata e sarà la riforma di tutti. Questa riforma completa l’autonomia scolpita nella Costituzione. Che non a caso è stata sintetizzata dal presidente Sergio Mattarella, a dicembre, con queste parole: ‘L’autonomia necessaria a rafforzare l’unità nazionale’.  Siamo riusciti a superare l’idea dell’autonomia differenziata che aveva determinato una sorta di tutti contro tutti: nord contro sud, maggioranza contro opposizione. Siamo ripartiti da una visione solidale, con il contributo di ciascuno”. Anche di Lombardia e Veneto. Esiste una Lega istituzionale e di governo con la quale il centrosinistra riesce a lavorare, la Lega non salviniana? “Nei rapporti istituzionali con i presidenti di regione della Lega c’è sempre stata fiducia. E la consapevolezza che ognuno di noi rappresenta un pezzo di stato. Adesso spero che dal Parlamento si esca con un voto unanime. Sono fiducioso che sia così, perché il provvedimento arriverà in Aula con la forza della condivisione delle regioni. Le riforme di sistema non si fanno a colpi di maggioranza, attraverso impulsi machisti”.

 

Si riferisce a Renzi, al metodo del referendum del 4 dicembre? “Sulle riforme istituzionali il machismo è stato anche di Berlusconi e pure di Bossi con la devoluzione. Per me i fallimenti dei tentativi precedenti di fare le riforme sono un monito. Renzi ne è un esempio”. Poteva cambiare l’Italia. “Non è andata così”. E adesso? “E adesso spero che riscopra la capacità di mediare, in politica”. Avete cercato di cacciarlo dalla maggioranza. “Nessuno ha cercato di cacciarlo”. Dario Franceschini, dicono tutti. Lo dice anche Renzi. “Stupidaggini. La questione è politica. La domanda è: Renzi dove si pone? Sta nello schema d’alleanza che compone la nuova sinistra o non ci sta?”.

 

“Da uno come Renzi mi aspetterei di essere incalzato sul modello redistributivo, sulle ipotesi di riformabilità del capitalismo, insomma sulle idee all’interno di un progetto comune”, dice il ministro Boccia. “E invece lui sembra coltivare l’ipotesi di rompere questo schema di alleanza tra il Pd e il M5s, questa idea di ricomposizione di un campo di sinistra, che è invece in linea con quello che sta succedendo nel resto del mondo e in Europa. Se Renzi non rimane dentro questo schema diventa strumento delle destre. Lo dico con estrema chiarezza: non credo esista uno spazio politico al centro. In genere io non credo nemmeno che esistano gli ‘spazi politici’. Esistono le idee. E il centro non è un’idea”. Il governo può continuare anche senza Renzi? “Renzi è stato eletto con il Pd e questo percorso l’abbiamo iniziato insieme. Spero non cambi idea”. Conte però teme che Renzi abbia un accordo con Salvini. “Non lo capirebbe nessun elettore. Per fortuna in genere Renzi l’accordo ce l’ha con Renzi… Mi spiace essere duro con lui. Ma non tollero i tradimenti. Siamo stati tutti scelti dagli elettori del Pd. Ed è a loro che dobbiamo rispondere. Tutti”. Conte governava con la destra. “Conte è diverso. Le sue mosse sono trasparenti. Lui media finché si può mediare, e poi se non si può mediare indica con estrema chiarezza quello che intende fare”. Lei lo ha definito un Bearzot. “L’allenatore che cerca di mettere insieme nel migliore dei modi la squadra. Ma se un giocatore non passa la palla, a un certo punto per vincere l’allenatore deve stabilire chi gioca e chi no”. E’ un grande leader riformista, come ha detto Bettini? “La sua mediazione ha sempre portato soluzioni di carattere riformista. Conte non va mai a destra”. Beh, insomma, quando approvava i decreti di Salvini… “Si fidò del suo ministro. Ma adesso si è reso conto. Un’alleanza con la Lega non la rifarebbe mai”. Sarà il candidato premier della sinistra? “E’ presto. Ma c’è una cosa per la quale non è affatto presto. Mi riferisco alle alleanze per le regionali con i 5 stelle. Non possono pensare che un’alleanza nazionale si costruisca tre mesi prima delle politiche”. Conte li rappresenta, i grillini? “Ormai non rappresenta solo loro”. Pare fatta, allora. C’è il federatore. Chissà che ne pensa Renzi. “Sempre lì torniamo? C’è di meglio di cui parlare”.

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, giornalista. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.