Era luglio del 2018, su Piazza Montecitorio i deputati del Movimento stappavano bottiglie di spumante caldo (foto LaPresse)

Grillini in piazza contro i vitalizi che non hanno saputo tagliare per ignoranza

Salvatore Merlo

Incapaci di scrivere un regolamento, i 5 stelle devono protestare, sì, ma contro se stessi

Roma. Poiché si sono accorti con due anni di ritardo di ciò che tutti gli altri invece avevano capito subito, e cioè di aver ispirato un regolamento sul taglio dei vitalizi agli ex parlamentari sballato e incostituzionale, ecco che negli ultimi tre mesi i Cinque stelle hanno cercato in ogni modo di ostacolare i ricorsi di quella manciata di ex deputati e senatori – per lo più ottuagenari – che si sono rivolti alle due commissioni di Camera e Senato che hanno potere giurisdizionale sui regolamenti parlamentari. A novembre i grillini avevano fatto dimettere la loro senatrice Elvira Evangelista, a pochi giorni dalla sentenza che avrebbe certamente rilevato le inoccultabili irrazionalità del taglio. Il processo era così dovuto ricominciare da capo. Adesso hanno cominciato ad attaccare sul piano personale alcuni membri del tribunale interno ottenendo così l’ulteriore rinvio della sentenza che era attesa per il 20 febbraio. 

  

 

La vicenda è abbastanza divertente e anche paradigmatica. Rivela cioè la natura di questi rivoluzionari vaffanculotti, gente così distante da qualsiasi tipo di sapere codificato, così problematica nel rapporto con la complessità che regola il mondo, da non essere alla fine nemmeno capace di interpretare davvero il ruolo cui pure ambirebbe, quello cioè di fanatici rigorosi, di piccoli Torquemada e Khomeini dell’anticasta. Era luglio del 2018, su Piazza Montecitorio i deputati del Movimento stappavano bottiglie di spumante caldo, Rocco Casalino portava dei palloncini colorati, Riccardo Fraccaro si abbracciava con Alfonso Bonafede, Luigi Di Maio in fase Napoleone Bonaparte diceva che “questo giorno era atteso da sessant’anni”, e tra un brindisi e l’altro su Facebook spuntava pure il faccino diafano di Virginia Raggi: “Bye bye vitalizi”.

 

 

Era appena stato recepito dal Parlamento un nuovo regolamento sul trattamento pensionistico degli ex deputati e degli ex senatori, un dispositivo ispirato dai Cinque stelle. E mentre loro festeggiavano e agitavano i pugni in segno di trionfo – un po’ come quando abolirono la povertà – ecco che un ex deputato, il novantaduenne Angiolo Bandinelli, radicale e vecchio amico di Pannella, sorrideva invece di paterna commiserazione: “Spero almeno che con un po’ di quei soldi dei vitalizi questi ragazzi si possano comprare dei libri, anche solo dei bignami di diritto costituzionale”. Mai frase fu più azzeccata. Nel senso che, odiando regole e procedure, cioè le competenze e le buone maniere democratiche, e avendo tutti loro un rapporto per così dire diffidente con lo studio e il sapere in generale, i ragazzi del Movimento avevano fatto con le pensioni degli ex parlamentari quello che nemmeno Elsa Fornero (che ha studiato) aveva fatto con le pensioni del resto degli italiani. Avevano cioè violentato, impipandosene per cosmica inconsapevolezza, un principio basilare del diritto, una cosa che si impara al primo anno di Giurisprudenza, talvolta persino al liceo, cioè il principio di non retroattività dei provvedimenti.

 

E insomma, proprio come avrebbero fatto di lì a poco con la legge cosiddetta Spazzacorrotti – dichiarata incostituzionale per irretroattività – questi ragazzi elevati al rango di ministri e deputati, avevano già posto le premesse giuridiche per rendere il loro stesso provvedimento inaccettabile in base alle regole fondamentali dell’ordinamento legale italiano, ossia in base alla Costituzione della Repubblica. Ma in questa specie di matrioska di patacche da loro impropriamente battezzata “taglio dei vitalizi”, la trovata migliore, l’invenzione che è da ritenersi forse più vicina alla grande tradizione comica italiana, da Fracchia a Fantozzi, è quella delle famose “tabelle di riconversione”. I vaffanculotti, capitanati da Roberto Fico, dovevano infatti ricalcolare trattamenti pensionistici anche di oltre trenta e quarant’anni fa, effettuati con il sistema retributivo, per trasformarli tutti in trattamenti contributivi. L’allora presidente dell’Inps, Tito Boeri, aveva preparato all’occorrenza delle bozze di studio, delle tabelle esemplificative. Delle specie di fac-simili, ben spiegando però che non avevano nessuna attendibilità. Cosa credete che abbiano fatto i ragazzotti del 5 stelle? Ma le hanno ricopiate e utilizzate a capocchia, ovviamente, come fossero delle vere tabelle di calcolo.

 

Lo stesso Boeri, sconsolato, allargava le braccia: “Ma io, caspita, gliel’avevo detto che quelle tabelle non hanno nessun valore scientifico!”. Niente. Sordi. Loro stappavano spumante caldo in piazza. E in piazza torneranno anche questo pomeriggio, a Roma, stavolta per denunciare, come dice Danilo Toninelli, “il tentativo della casta di reintrodurre i vitalizi”. Tuttavia, in realtà, se i vitalizi degli ex parlamentari saranno ripristinati (saggiamente Camera e Senato da due anni hanno accantonato i soldi dei tagli, ben conoscendo le capacità tecniche di chi quella regola l’aveva scritta e ispirata) è solo colpa dei grillini stessi. Insomma è colpa di Di Maio e di Toninelli, di Bonafede e di Taverna, quelli che ora stanno cercando disperatamente, e con ogni mezzo, d’impedire che arrivi la prevedibile bocciatura legale. Alla fine le immagini dei festeggiamenti incongrui di luglio 2018, sommate a quelle delle autoconsolatorie proteste di oggi, potrebbero diventare l’album delle fotografie di questi uomini da due anni al governo del paese. Gente che ha un conto aperto con l’istruzione, con la società e a ben guardare anche con la natura.

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.