Horror vacui grillino
La paura del vuoto (il proprio) e della scomparsa politica inaugura l’anno a Cinque stelle
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9 JAN 20
Ultimo aggiornamento: 10:39 AM

Virginia Raggi (foto LaPresse)
Roma. Virginia Raggi ha cominciato l’anno immersa nella piccola grandeur capitolina – bene le ventiquattro ore di festeggiamenti “in tema natura” tra 31 dicembre e primo gennaio, ha detto; bene la “buona notizia”, così l’ha definita, della riqualificazione della Galleria Giovanni XIII (quadrante nord-ovest di Roma). Male tutto il resto, ma questo il sindaco non l’ha detto, nonostante in Campidoglio, presso la maggioranza e presso l’opposizione, si facciano i conti attorno ai sondaggi (per esempio quello di Tecné di fine 2019) che vedono i romani a dir poco insoddisfatti dell’operato di una Raggi che pure avevano eletto con il 67 per cento di consensi al secondo turno: oggi il sindaco verrebbe rivotato soltanto da dieci romani su cento. Non solo: nei Cinque stelle non c’è più l’unanimità sbandierata, più che sentita, ai tempi d’oro dell’ingresso in Parlamento e poi dell’ascesa a Roma. A partire dal problema numero uno: i rifiuti. Sempre a Capodanno, infatti, il sindaco ha indicato – dopo settimane di patema e stallo, con lo spettro del commissariamento – il sito per la nuova discarica nell’area di Monte Carnevale, alludendo a un accordo (dopo mesi di disaccordo) con la Regione Lazio di Nicola Zingaretti.
E però la notte stessa sono insorti, assieme alle opposizioni e a molti cittadini della zona, anche alcuni esponenti dei Cinque Stelle – e ieri la presidente grillina del XII Municipio Silvia Crescimanno ha minacciato le dimissioni in caso di conferma del sì alla nuova discarica, dopo che il consiglio ha votato (consiglieri Pd e Lega compresi) un ordine del giorno che impegna la presidente a chiedere al sindaco la revoca della deliberazione che ha portato all’individuazione del sito (intanto la consigliera municipale m5s Patrizia Di Luigi è passata al gruppo misto). Un episodio? Non proprio. Sullo sfondo infatti c’è la parabola discendente di un Movimento che corre verso l’inesistenza di fatto: perdita di peso, ma anche assottigliamento talmente forte della potenziale base elettorale da far apparire le azioni del sindaco come una sorta di illusione ottica. E se il M5s a Roma vede il baratro, chi ancora è in sella sembra agitarsi nel Palazzo attorno a poltrone ormai vuote di significato, nemesi crudele per il partito che si era presentato come Anticasta in servizio permanente. Nel giro di pochi anni il sogno si è rotto, e la bolla che lo conteneva anche: di ben pochi esponenti a Cinque stelle locali si riesce a immaginare un futuro politico (cosa tutto sommato superabile per chi, consigliere municipale, non ha cambiato del tutto orizzonte e vita; meno semplice per chi, come il sindaco, con l’arrivo in Campidoglio ha ribaltato del tutto scenario e prospettiva). Dramma politico per la città? Dramma esistenziale per i protagonisti? Di sicuro, nell’horror vacui, non c’è spazio per la grandeur.
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Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.