Il test della purezza

Paola Peduzzi

Com’è fatto un progressista “puro”? La domanda sta travolgendo le sinistre e se ti sottrai è chiaro: stai mentendo

I“test di purezza” sono tornati di nuovo su un palco occupato da politici democratici, sintesi dello spirito delle primarie – chi è il vero progressista qui? – e di un dibattito polarizzato e non sempre edificante: per ogni puro che vince, emerge inevitabilmente un impuro, e recuperare il dialogo poi diventa difficile. Domenica Alexandria Ocasio-Cortez – vestita di rosso e con stories su Instagram sulla beauty routine, onere che prende anche un’ora di tempo e che tocca soltanto alle donne – ha partecipato a un comizio californiano assieme al suo candidato presidenziale Bernie Sanders e sui “test di purezza” ha detto: “Per tutti quelli che ci accusano di aver istituito dei purity test: vuol dire avere dei valori, vuol dire giving a damn”, avere a cuore le cose, non fregarsene di tutto come se non ci interessasse. La purezza è cura, dice Ocasio-Cortez, dando una nuova sfumatura a un tema che in politica esiste da molto tempo ma che di recente è stato posto dall’ultimo presidente democratico, Barack Obama, che un mese fa ha detto: diffido sempre dei test di purezza nelle campagne elettorali, perché la purezza è esclusiva non inclusiva. Obama faceva un discorso più grande sull’ampliare le vedute e l’elettorato, non bisogna portare a votare soltanto quelli che la pensano come te e quindi si riconoscono nella tua purezza, ma anche molti altri, che non conquisterai mai se la misura è, appunto, la purezza.

 

I candidati alle primarie e i deputati democratici più radicali dicono che il tentativo di sminuire la purezza o di liquidare ogni presa di posizione come un test sia un altro elemento del cosiddetto “pregiudizio centrista” portato avanti dai moderati e da molti media che continuano a vedere la realtà con il filtro distorto del centrismo. Sul New York Times, David Leonhardt è entrato nel merito di questo pregiudizio andando a vedere come è stata raccontata sui principali media la tassa sulla ricchezza, uno dei punti principali del programma di Sanders e di un’altra candidata della purezza, Elizabeth Warren. Leonhardt rileva che la copertura di questa proposta elettorale è stata “per lo più negativa” “piena delle preoccupazioni che i centristi hanno, cioè che questo genere di tassazione non funzioni e che anzi contribuisca a rallentare la crescita economica”: gli esperti a favore hanno avuto meno spazio rispetto a quelli contrari. Secondo il giornalista del New York Times, questo è un esempio calzante del pregiudizio centrista che a volte non è nemmeno volontario o esplicito, quanto piuttosto il frutto di una sovrapposizione tra il centrismo – che è un’ideologia, scrive Leonhardt – e l’obiettivo di essere equi e giusti nei confronti di tutti i candidati e di tutti i partiti politici.

 

Il risultato è che la purezza è diventata, nel linguaggio dei democratici più radicali, uno degli argomenti più rilevanti per portare avanti la propria battaglia contro i candidati moderati, che sono più vulnerabili e più ipocriti perché svendono la propria purezza a finanziatori danarosi e ai soldi del big business. La difesa del celebre 99 per cento – che Ocasio-Cortez sintetizza nel popolo delle cameriere, di cui lei ha fatto parte – passa per una purezza anti capitale, che sta diventando uno spartiacque all’interno del Partito democratico per stabilire la definizione stessa dell’identità progressista, un certificato da presentare agli elettori, non si sa con che reazione. Il radicale è puro e costruisce la sua campagna su tante e piccole donazioni, il moderato è impuro e ha pochi, grandi e influenti donatori a sostenerlo, e se rifiuti il test è come con la macchina della verità: stai mentendo.

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi