Come si sblocca l'Italia? Agenda di Carfagna

Mara Carfagna

Il sud, le donne, la giustizia. Le questioni di cui si occuperà “Voce Libera”

Al direttore - Mi chiedi di raccontarti “Voce Libera” e di spiegarti che cosa vuole fare e perché, resistendo alle pressioni di chi suggeriva di fondare un gruppo parlamentare o addirittura un partito, ho voluto invece costruire un’associazione. Parto dal nome. La voce libera è quella del bambino della favola “I vestiti dell’imperatore”, che mentre il sovrano sfila elogiato dai cortigiani e dal popolo per i suoi abiti, i suoi pizzi, i suoi gioielli, ha il coraggio di dire: “Ma è nudo!”. Penso che a tutti noi serva lo sguardo di verità di quel bambino, per riconoscere i limiti dell’ultima stagione politica – una folle caccia al consenso fondata, permettimi di dirlo, sull’inganno degli elettorati – e per provare ad aprirne una nuova, che affronti le vere emergenze del Paese. Vedo almeno quattro grandi questioni di cui pochi si occupano e che meriterebbero almeno metà dell’attenzione riservata a problemi assai più limitati. Il Sud, innanzitutto. Tredici milioni di abitanti imprigionati in un’area di decrescita infelice, condannata dal principio della spesa storica a livelli di servizi inaccettabili. Fra i primi progetti che Voce Libera metterà allo studio c’è un piano credibile, fondato, per una No-Tax area decennale che riporti investimenti e benessere in quella metà d’Italia. Non mi sfugge che il disinteresse per il Mezzogiorno ha alla sua radice troppi anni di politiche nord-centriche, e con lo sguardo di verità che citavo prima vorrei dire: l’Italia va amata tutta intera, il popolo italiano va ascoltato tutto, non si può dividerlo a metà indicando al Nord la via della crescita e al Sud quella dell’elemosina di Stato.

 

La seconda questione è ancora più larga. Riguarda le donne, trenta milioni di cittadine, la maggioranza del Paese. Meno della metà ha accesso al lavoro. Una su quattro lascia il lavoro dopo il primo figlio. In confronto agli standard europei è una catastrofe che configura una violazione vera e propria del diritto costituzionale al lavoro e del diritto umano alla maternità. È un tema assente da ogni agenda politica degli ultimi tempi, ma io la vedo come una questione enorme anche ai fini dello sviluppo del Paese: è dimostrato da tutte le statistiche che più occupazione femminile significa più Pil (oltreché maggiore benessere per le famiglie).

 

La questione fiscale, infine, e quella della giustizia. Sono due antiche battaglie della mia area politica, ma ritengo che vadano declinate in modo nuovo. I partiti, tutti, dovrebbero farne terreno di dibattito e di condivisione fuori da ogni schema ideologico, in nome dell’efficienza e della serenità delle imprese e dei cittadini. Ci sono in tutta Europa sistemi che funzionano molto bene. Ispiriamoci. Adattiamoli alle nostre esigenze. Usciamo dalla visione ottocentesca, da Azzeccagarbugli, che ispira tuttora la nostra burocrazia giudiziaria e fiscale. Smettiamo di usare questi due argomenti come randelli contro gli avversari e mettiamoci a lavorare perché una denuncia dei redditi non diventi un calvario e un contenzioso in tribunale un incubo a vita. Un’associazione, a differenza di un partito o di un gruppo parlamentare, può lavorare su questi argomenti con libertà di pensiero e azione, coinvolgendo anche persone che diffidano della politica. Poi, certo, servirà la forza di portare questi temi nello spazio pubblico, ma questo dipenderà anche dalle scelte dell’area alla quale appartengo: l’indirizzo seguito nell’ultimo anno, quello di adeguarsi all’“agenda sovranista”, non ha portato il consenso che molti si aspettavano. E comincia a diffondersi l’idea, di cui ho cercato di farmi personalmente interprete, che serva una qualità diversa di intervento e azione per tornare a contare. Vedremo. Io sono convinta che una svolta sia possibile e lavoro per concretizzarla.

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