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Maroni: "Non sta tornando il fascismo. Il Centro? Ha enormi potenzialità"

L'ex governatore della Lombardia alla festa fogliante: "L'autonomia va fatta, mi aspettavo che la Lega ripartisse dal testo cui avevo lavorato anche io"

23 Novembre 2019 alle 16:01

Maroni: "Non sta tornando il fascismo. Il Centro? Ha enormi potenzialità"

Roberto Maroni alla Festa del Foglio (foto LaPresse)

Il pericolo di un ritorno del Ventennio (“Che non c’è”), l’autonomia (“Da fare”), le possibilità che ha un centro politico (“alte”). Roberto Maroni, già ministro dell’Interno e governatore della Lombardia, parte dal leader del suo partito, Matteo Salvini: “Si può naturalmente dissentire dalle sue opinioni, che sono forti, certamente. Ma il rischio che alcuni paventano, il ritorno del fascismo, non esiste. La democrazia ha gli strumenti per evitare che questo accada. Nella Lega la posizione che c’è è assolutamente rispettosa della Costituzione”.

  

Quanto all’autonomia, tema archiviato secondo le modalità perorate fino a pochi mesi fa dal duo Fontana-Zaia, Maroni chiarisce: “Mi aspettavo che il governo con la Lega portasse in Parlamento l’intesa firmata da Gentiloni a cui avevo lavorato anch’io in qualità di governatore della Lombardia. Sono rimasto sorpreso che non si sia fatto nulla in quattordici mesi. Ora ci sono le condizioni, i mezzi e i termini per fare un accordo che non penalizzi nessuno ma valorizzi le buone pratiche. Ci sono studi indipendenti che stimano un risparmio dello stato di 22 miliardi con un regime di autonomie in vigore. Io sono ottimista di natura”, aggiunge Maroni, che dà fiducia al ministro Francesco Boccia, tanto da averne accettato l’invito per far parte di una commissione sull’autonomia. Quanto allo squilibrio tra settentrione e meridione, l’esponente leghista invita a mettere da parte le consuete polemiche nord contro sud: “Abbiamo potenzialità straordinarie ancora inespresse. Potremmo essere il primo paese in Europa in parecchi settori, se non lo siamo è perché siamo ancora impelagati in beghe storiche. Se ci sediamo attorno a un tavolo a discutere, l’accordo si trova”. 

 

Calenda, Renzi, Toti, il “grande fermento” al centro, lo definisce Roberto Maroni: “Penso che per loro ci sia spazio. La domanda da farci però è se riusciranno a raggiungere una percentuale di voti tale da far sì che non restino dei cespugli. Questo dipenderà dai leader, ma le condizioni ci sono tutte. Direi che se questo governo arriverà a fine legislatura, il tempo per recuperare il consenso in quest’area c’è”. Lo spazio a disposizione, aggiunge Maroni, può essere stimato attorno al 25 per cento, “è consistente e attrattivo. Bisogna vedere se ci sarà un polo aggregatore che poi li metta assieme”.

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Commenti all'articolo

  • eleonid

    24 Novembre 2019 - 07:55

    La previsione di Maroni è credibile. Si tratta di far conciliare gli obiettivi politici e personali dei vari competitorI che si sono apprestati a posizionarsi al centro. Se si mettessero da parte le mire populiste di tutti gli attuali politici ,di ogni colore e combriccola, potrebbe nascere una vera forza moderata centrista che può solo fare del bene al nostro grande paese. D'altra parte la nostra storia dal dopoguerra ce lo sta a dimostrare e lambiccarsi il cervello e la pancia per trovare una formula diversa,men che mai quella sovranista, ci porta sicuramente allo sbaraglio.

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