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La vocazione della politica italiana a trasformarsi in zavorra per le imprese

Ilva, Alitalia, Unicredit e il caso dei titoli di stato a dieci anni insegnano: l’Italia di oggi si presenta come un paese ostaggio dell’ideologia della decrescita, di politici irresponsabili, di una magistratura ideologizzata, di un ambientalismo giacobino

11 Novembre 2019 alle 08:47

La vocazione della politica italiana a trasformarsi in zavorra per le imprese

Foto LaPresse

Nella complicata fase storica vissuta oggi dal nostro paese vi sono alcuni segnali importanti che riguardano lo stato di salute dell’Italia che la politica forse farebbe bene a non trascurare. Non c’è dubbio che rispetto a qualche mese fa l’Italia sia un paese meno pericoloso per l’Europa e anche per se stesso ma è piuttosto evidente che nonostante la svolta di agosto vi siano ancora molti elementi legati alla natura della maggioranza politica che rendono il secondo paese più industrializzato...

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Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    11 Novembre 2019 - 16:07

    Al direttore - La politica si trasforma in zavorra per le imprese perché non potendo assumere il pieno controllo dei mezzi di produzione e di scambio, pretende di condizionarne l'economia. Oddio anche le nostre imprese, senza generalizzare, si sono adeguate all'impostazione.

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  • Giovanni

    11 Novembre 2019 - 10:33

    Scusi Cerasa ma negli ultimi mesi mi sembra che il foglio abbia sopportato e persino supportato il governo giallo-rosso. Per carità, nulla da eccepire, ma oggi mi sembra che il Foglio voglia la botte piena e la moglie ubriaca. Insomma sappiamo tutti bene cos'è il movimento 5 stelle e sappiamo anche bene come le frange di sinistra del PD siano molto vicine a certe impostazioni assai simili a quelle dei grillini. E allora? Riassumo, non vi va bene i 5 stelle, non vi va bene una discreta componente del PD e non vi va bene la Lega. Cosa rimane? Italia Viva al 4% e Forza Italia al 6%? Credo che molti lettori del Foglio, come me siano alquanto "confused".

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  • Giovanni Attinà

    11 Novembre 2019 - 09:48

    Caro Cerasa, sicuramente i governi che si sono succeduti non è che abbiamo operato bene. Infatti nell'ultimo decennio, compreso il governo Monti, con i suoi provvedimenti per uscire del tunnel, i problemi si accumulano invece di essere risolti. Evidentemente le responsabilità sono collettive, compresi anche quelli che adesso stanno all'opposizione, che alimentano la campagna elettorale permanente. Ci vuole un po' di coerenza e di memoria storica, visto che Alitalia, Ilva, etc, etc, sono sempre lì in attesa di essere risolti. Per quanto riguarda la crescita, ripetiamo da dieci anni che bisogna rilanciare gli investimenti sia pubblici che privati, ma tutto o quasi rimane fermo. E' ora che arrivi la svolta, perché alla " decrescita felice" stanno contribuendo tutti.

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  • In77rn

    11 Novembre 2019 - 09:18

    Tutto giustissimo. Dunque: cambiamo sta politica e rendiamo finalmente il nostro paese un campione di liberalità. Prima mossa: prosciugare il bacino elettorale dei 5 stelle.

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