La mozione Segre va bene (con un però)

Redazione

E’ giusto combattere le discriminazioni, ma è lecito discutere sulle modalità

Il Senato ha approvato una mozione che propone la costituzione di una commissione che è chiamata a vigilare sui fenomeni di “intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base dell’etnia, della religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche”. Serve una commissione per contrastare questa deriva culturale? Il principio liberale insegna che le opinioni sbagliate, comprese quelle aberranti, si combattono con le idee. Per questo la legislazione che vieta il negazionismo dello sterminio razziale nazista non entusiasma neppure chi considera intollerabile la campagna, alimentata anche da paesi in cui prevale un islamismo autoritario, che vuole cancellare la memoria e la consapevolezza dell’Olocausto. Lo stesso vale per tutte le opinioni discriminatorie e irrispettose delle identità diverse, individuali o collettive.

 

Si può applicare anche a queste il principio per cui si può disprezzare un’opinione e contemporaneamente battersi perché ci sia la libertà di esprimerla? Bisogna operare una distinzione non sempre facile tra l’espressione di un’opinione e l’istigazione all’odio e alla discriminazione, che non è solo l’affermazione di un’idea ma il tentativo di imporla con forme di violenza verbale o comunicativa. Non è semplice stabilire il confine tra queste due modalità, non lo è dal punto di vista concettuale, ancora meno su quello giuridico o legislativo, che è poi quello in cui ha senso un’azione parlamentare.

 

Le obiezioni del centrodestra a questa mozione, sulla quale alla fine si è espresso con l’astensione, anche se argomentate con una difesa della libertà di espressione, paiono ambigue sull’esigenza di accentuare l’attenzione su un fenomeno odioso che va contrastato in nome del principio altrettanto valido della eguale dignità di tutte le persone. Questo appello a non sottovalutare la pericolosità di comportamenti discriminatori dovrebbe essere sottoscritto da tutti, mentre è del tutto lecito discutere sulle forme più opportune per contrastarli.

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