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Ehi, non esistono più populisti in Italia!

L’auto vaffa day di Salvini e Grillo è un indizio sulla nuova eccezione italiana

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

15 Ottobre 2019 alle 06:19

Ehi, non esistono più populisti in Italia!

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Ma dove diavolo sono finiti tutti i populisti? In Europa, lo sappiamo, Polonia a parte, i populisti se la passano così così. Raccolgono voti ma non vincono, conquistano spazio ma non sfondano, dominano le prime pagine dei giornali ma poi al dunque sono sempre lì: non vincono mai, non arrivano mai al traguardo e nei rari casi in cui ci riescono finiscono per fallire o finiscono per cambiare. L’Italia, fino a qualche mese fa, era il laboratorio perfetto del populismo...

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Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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Commenti all'articolo

  • Andrew

    15 Ottobre 2019 - 17:05

    Quale scellerato potrebbe investire, assumere, spendere, lanciarsi in un progetto produttivo o nel mercato immobiliare, aprire una bottega, con un governo che tassa, spia, stimola la nullafacenza, aiuta le banche e pensa alla cadrega.Con questi signori avremo paura dei contanti, di sbagliare una compensazione, di fare una detrazione, una dichiarazione, di comprare una bottiglietta o un pacchetto plastificato. La lotta alla plastica è una scusa. Del resto in tanti anni ci hanno riempito di plastica per tutto, ci hanno convinto sul mattone e spinti ad acquistare diesel, e adesso cosa fanno? Ci tassano sulla plastica, sulla casa e sul gasolio perché hanno deciso di combattere il petrolio dopo aver tolto di mezzo il nucleare, bell’affare.Il Governo non ha un’idea di sviluppo, della lotta alla burocrazia che per certi versi è eggio dell’evasione, della semplificazione e delegificazione, della riduzione dello Stato che è una follia di inefficienza. Altro che alleanza della coerenza.......

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  • fnctss

    15 Ottobre 2019 - 16:04

    Gentile direttore, concordo: in Italia non esistono più i populisti (forse), meglio così. Tuttavia per chi sono e per come sono resteranno (sicuramente) dei dannosissimi parassiti.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    15 Ottobre 2019 - 14:02

    Caro Claudio – Populismo, nella sua accezione più negativa, significa accentuare e sfruttare a proprio vantaggio le pulsioni, le tendenze, gli stati emotivi, gli egoismi individuali, collettivi e di categoria che sono intriseci alla natura di quell’entità variopinta e contraddittoria e volubile chiamata “popolo”. In questo senso non esiste, la ricerca del consenso lo impone, azione politica alcuna che non sia “populista”. Non c’è mai stata una rivoluzione sia nata fuori dal populismo. Immaginiamo una forza politica che si presenti nell’area della ricerca del consenso ponendosi, con iniziative concrete, anche sulla propria pelle, come il modello autentico del “bene comune”. Ti pare fattibile e prodromico di grandi consensi? Ad impossibilia nemo tenetur. Soccorronoe come sempre avvenuto, la duttilità e malleabilità della semantica e le interpretazioni. Vedi Tagadà.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    15 Ottobre 2019 - 14:02

    Caro Claudio – Populismo, nella sua accezione più negativa, significa accentuare e sfruttare a proprio vantaggio le pulsioni, le tendenze, gli stati emotivi, gli egoismi individuali, collettivi e di categoria che sono intriseci alla natura di quell’entità variopinta e contraddittoria e volubile chiamata “popolo”. In questo senso non esiste, la ricerca del consenso lo impone, azione politica alcuna che non sia “populista”. Non c’è mai stata una rivoluzione sia nata fuori dal populismo. Immaginiamo una forza politica che si presenti nell’area della ricerca del consenso ponendosi, con iniziative concrete, anche sulla propria pelle, come il modello autentico del “bene comune”. Ti pare fattibile e prodromico di grandi consensi? Ad impossibilia nemo tenetur. Soccorrono come sempre avvenuto, la duttilità e malleabilità della semantica e le interpretazioni. Niente d'anomalo, a Tagadà e non solo, funziona così.

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