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Meno pianti sul taglio dei parlamentari

La riduzione non è un errore. Il vero problema è la cornice. Parliamone

7 Ottobre 2019 alle 19:59

Meno pianti sul taglio dei parlamentari

Foto LaPresse

Salvo sorprese assai improbabili, soprattutto dopo la decisione di tutto il centrodestra di votare a favore, la riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari sarà approvata definitivamente tra poche ore. Non è una buona riforma, riflette una visione anti parlamentare alimentata da una confusa visione della democrazia diretta (da chi?), ma non è nemmeno quel disastro irreparabile di cui parlano molti commentatori. Se proprio vogliamo, si può dire che il vero problema della riforma è che si tratta di un’occasione mancata per affrontare i problemi dell’annosa crisi istituzionale italiana, prospettiva naufragata per decisione degli elettori che hanno affossato nei referendum le riforme complessive proposte da maggioranze di destra e di sinistra.

 

L’errore non è il taglio in sé (il Parlamento italiano conta 945 eletti, il Congresso degli Stati Uniti ne ha la metà: 535) ma è limitarsi a una riduzione numerica, senza incidere sui temi più rilevanti, come la parità ripetitiva del bicameralismo, l’imprecisione delle attribuzioni tra le assemblee legislative centrali e regionali, la debolezza degli esecutivi, eletti col proporzionale o col maggioritario. Il Pd, che si era opposto a una riduzione che non fosse accompagnata da un disegno riformatore più complesso, ora giudica che il cambiamento del contesto giustifichi un cambiamento di voto. Non c’è da scandalizzarsi, è vero che il nuovo quadro politico offre lo spazio per discutere di norme che accompagnino la riduzione trasformandola in un’occasione per affrontare i temi più spinosi. Per chi osserva i pericoli appaiono prevalenti sulle prospettive e non è infondato il dubbio che alla fine si avrà soltanto l’ennesimo tentativo di aggirare i problemi istituzionali. E’ accaduto così per ogni cambiamento di legge elettorale, che ha punito chi l’aveva promossa, da Alcide De Gasperi in poi, ma naturalmente non è detto che vada sempre a finire nello stesso modo. Ridurre il numero dei parlamentari non è un errore. Ma lo diventa se la riduzione ha come unico scopo quello di risparmiare soldi e non di riorganizzare il sistema istituzionale del nostro paese.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • albertoxmura

    07 Ottobre 2019 - 20:20

    Occorrerebbe una legge elettorale semplice (proporzionale o maggioritaria), da inserire nella Costituzione, oppure la cui modifica, per legge costituzionale, richieda una maggioranza qualificata. E' una vergogna che prima di ogni elezione, chi sta al potere faccia una nuova legge pensando di avvantaggiarsene. L'ultima legge reca la firma di Ettore Rosato, uno di quelli che ora la vogliono cambiare perché non conviene più al partito al quale appartiene. Sembra che i politici non si rendano conto di quanto tutto ciò li screditi agli occhi della pubblica opinione.

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