Per sconfiggere i populismi serve il coraggio di dire “Evviva Macron”

Claudio Cerasa

I nemici del sovranismo potranno spiccare il volo solo quando trasformeranno in un sogno un leader vissuto come un incubo

Il problema dell’alternativa al sovranismo nazionalista in fondo è molto semplice e forse si può sintetizzare con una domanda facile: chi ha il coraggio di affacciarsi alla finestra e di urlare a squarciagola viva Emmanuel Macron? In giro per l’Europa, l’internazionale sovranista per la prima volta da tempo mostra oggettivi segnali di difficoltà (Matteo Salvini estromesso dal governo, Boris Johnson punito dalla Corte suprema, l’AfD esclusa dai governi locali grazie ad accordi di unità nazionale e il Parlamento europeo che ha messo nell’angolo gli estremisti dell’antieuropeismo) ma pur essendo in un periodo complesso non c’è sovranista che non si consoli pensando al fatto che nel giro di pochi mesi il nazionalismo populista potrebbe trarre nuova linfa dalla tutt’altro che impossibile riconferma alla Casa Bianca del proprio leader di riferimento: Donald Trump.

   

I trumpiani d’Europa hanno tra loro sfumature molto diverse ma condividono una passione di fondo per il loro eroe d’America. Gli antitrumpiani d’Europa hanno tra loro sfumature molto diverse ma a differenza dei trumpiani d’Europa non riescono a mettersi d’accordo su un fatto che giorno dopo giorno risulta essere sempre più evidente: un eroe universale dell’antitrumpismo in cui identificarsi esiste, eccome se esiste, e si chiama Emmanuel Macron.

 

Il presidente francese, come ha raccontato il Time in una splendida storia di copertina, nel giro di tre anni è diventato il politico più influente d’Europa, è diventato il simbolo della difesa del multilateralismo, è diventato il simbolo della difesa della democrazia liberale, è diventato il simbolo della lotta contro gli estremismi islamici, è diventato il simbolo della difesa dell’Europa come spazio aperto, è diventato il simbolo della lotta contro i nazionalismi, è diventato il simbolo della difesa non cialtrona dell’ambiente. E grazie anche a una fortunata congiuntura astrale è riuscito a trasformare la Francia nel paese maggiormente attrezzato in Europa ad accogliere il business in fuga dal Regno Unito, è riuscito a esercitare il suo soft power nelle principali partite giocate in Europa, è riuscito a indossare gli stessi abiti da leader europeo indossati per molti anni da Angela Merkel ed è riuscito a diventare protagonista di ogni crisi internazionale – dalle sanzioni sulla Russia all’accordo nucleare con l’Iran: ieri Macron dopo aver incontrato all’Onu il presidente Hassan Rohani ha detto di essere convinto “che possano esserci progressi sull’Iran nelle prossime ore” – anche grazie allo spazio lasciato libero da una Gran Bretagna in difficoltà, da una Angela Merkel indebolita e da un presidente degli Stati Uniti disinteressato a fare dell’America il paese guida del mondo libero.

 

Macron in questo momento, forte di un’economia francese che cresce, di una popolarità ritrovata dopo i mesi di lotta con i gilet gialli, di una serie di riforme complicate come quella sulle pensioni sulle quali è riuscito a costruire sintonie anche con i complicati sindacati francesi, non è però solo uno degli uomini più potenti del mondo, status che ormai anche i suoi nemici faticano a negargli. Macron è qualcosa di più. E’ lo specchio perfetto su cui si riflettono gli antisovranisti d’Europa, i quali, pur avendo trovato un leader di riferimento che ha dimostrato con i fatti di aver individuato una buona ricetta per tenere testa al nazionalismo, si ostentano a trattare il macronismo come se fosse la spia non di quello che il progressismo potrebbe essere ma di quello che non dovrebbe essere mai – perché troppo di destra, si dice; troppo simile ai nemici, si obietta; troppo duro sull’immigrazione, si contesta; troppo aperto sull’economia, si attacca; troppo amante del mercato, si replica. Il problema dell’alternativa al sovranismo nazionalista in fondo è tutto qui.

 

I sovranisti sono in difficoltà, è vero, ma hanno ancora un sogno da offrire agli elettori. Gli antisovranisti sono in ripresa, è vero, ma fino a che non avranno il coraggio di considerare un sogno quello che tendono a considerare un incubo continueranno a presentarsi alle elezioni con il volto dei politici Peter Pan: proponendo cioè di sconfiggere i nemici portando eternamente gli elettori su un’isola che non c’è.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.