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L’ansia della Brexit rende il M5s appetibile in Ue

L’alleanza con il Pd li ha resi presentabili in Europa e adesso i grillini cercano di entrare nel gruppo dei Verdi all’Europarlamento. I vari corteggiamenti e la conta dei seggi

11 Settembre 2019 alle 06:00

L’ansia della Brexit rende il M5s appetibile in Ue

Una convention del partito dei verdi tedesco, novembre 2018 (foto LaPresse)

Roma. L’esperienza girovaga dei grillini all’Europarlamento potrebbe essere finita. E non per loro merito o grazie a un sincero impegno sui temi europei. A spingere le famiglie europee a prendere in considerazione il Movimento 5 stelle come alleato è stato il governo rossogiallo, l’arrivo del Pd come nuovo compagno di coalizione in Italia. Lo ha detto con chiarezza Philippe Lamberts, copresidente del gruppo dei Verdi che intervistato da Politico ha ammesso che lasciare entrare i quattordici eurodeputati grillini nel gruppo quando erano alleati di Matteo Salvini in Italia non era possibile, ma il nuovo legame che li unisce al Pd li ha riabilitati. E non poteva esserci notizia migliore per i Cinque stelle, che rimanevano sospesi nel gruppo dei non-iscritti, che tradotto vuol dire il gruppo con: maggiori difficoltà a ottenere incarichi nell’Europarlamento, impossibilità a presentare emendamenti e risoluzioni, meno soldi e meno funzionari. Per Lamberts l’alleanza con Salvini era un “ostacolo”, ma ora che l’ostacolo è stato rimosso i Verdi “sono pronti a discutere”. Durante la scorsa legislatura europea, i grillini sedevano accanto agli uomini dell’Ukip di Nigel Farage e ad alcuni esponenti dell’AfD nel gruppo Efdd, euroscettico, antiliberale, di destra, che si è poi dissolto a luglio perché non aveva i requisiti necessari alla formazione di un gruppo. E’ cominciata così per i 5 stelle la ricerca di una famiglia europea. Prima i tentativi di formare un proprio gruppo, con compagni poco raccomandabili, basti pensare ai polacchi del partito di estrema destra, nazionalista e antisemita Kukiz’15. Di quel tentativo di coalizione rimane una foto: Di Maio in una gelida sala di Bruxelles con Pawel Kukiz, già alleato di Forza nuova, con il croato Ivan Sincic e la finlandese Karolina Kahonen. La loro avventura non è finita bene, oltre a Di Maio, soltanto i croati sono riusciti a superare lo sbarramento e a ottenere un seggio nel Parlamento europeo, anche loro tra i non iscritti.

 

Il Movimento aveva quindi cercato di bussare a varie porte, a quella del Partito popolare europeo, poi dei liberali, dei comunisti e dei Verdi. Ma finora non avevano ottenuto granché, era difficile per le famiglie europee dimenticare il passato. C’è voluta la nascita del governo rossogiallo a renderli degni di considerazione. Ma fino a un certo punto. Il Pd li ha resi accettabili per gli europei, ma a renderli appetibili è la Brexit. Dopo l’uscita del Regno Unito dall’Ue, le famiglie europee si troveranno davanti a una consistente perdita di deputati e i 14 eletti dei 5 stelle fanno gola a molti. Anche ad alcuni liberali – Renew Europe (RE) perderà 17 britannici – era balenata l’idea di accogliere i grillini, d’altronde l’ex presidente del gruppo Alde (ora RE), Guy Verhofstadt, ci aveva già provato nel 2017. Ma già allora qualche liberale si tirò indietro e a maggior ragione questa volta: la quota di maggioranza di RE sono i francesi della République En Marche e Macron può perdonare i 5 stelle per il sostegno ai gilet gialli, ma addirittura accoglierli nella sua famiglia europea sarebbe troppo. Quando iniziavano a girare voci su un possibile ingresso del Movimento, gli eurodeputati avevano chiesto chiarimenti a Dacian Ciolos, presidente di Renew Europe, che ha escluso ogni negoziazione.

 

I Verdi, il quarto gruppo più grande nell’Europarlamento, hanno bisogno di deputati: quando i britannici se ne andranno, rimarranno con 11 seggi in meno e anche qui i 14 eurodeputati grillini possono far comodo. I Verdi nella nuova legislatura avranno un ruolo importante, anche il presidente eletto Ursula von der Leyen, che ieri ha presentato la nuova Commissione, si è impegnata a dare priorità alle politiche ambientali, nonostante i Verdi, assieme ai sovranisti e ad alcuni socialisti, abbiano votato contro la sua candidatura. Il Movimento invece aveva votato a favore, diversamente dai leghisti, tendendo già una mano agli europeisti. Lo scorso fine settimana i grillini avevano detto di essere pronti ad avviare “un colloquio costruttivo” con il gruppo dei Verdi ai quali in più occasioni hanno affermato di sentirsi affini. Se davvero l’alleanza si concretizzasse al Movimento 5 stelle sarebbe riuscita un’acrobazia, e loro, no euro e anche euroscettici, riuscirebbero a entrare in uno dei partiti più europeisti dell’Europarlamento, del quale, soltanto un anno fa, Luigi Di Maio auspicava la chiusura a Strasburgo per non “pagare la marchetta francese”. La vicinanza al Pd li ha resi presentabili, le famiglie europee non è detto che credano alla loro moderazione, d’altronde a renderli appetibili è più l’ansia degli europei per il dopo Brexit che la loro trasformazione.

Micol Flammini

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