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Il più grande partito morente

Che torni con Salvini o vada col Pd, per il M5s la pacchia è finita. Champagne

17 Agosto 2019 alle 06:13

Il più grande partito morente

foto LaPresse

Tra le poche certezze di questa pazza fase della nostra estate politica, con Matteo Zelig Salvini che nelle ultime ore si è ritrovato costretto a chiedere a mister Ping di togliersi il broncio e tornare a governare insieme, ve n’è una che merita di essere isolata e che riguarda l’unico partito che a prescindere da come finirà la crisi di governo ha di fronte a se solo scenari da incubo. Il partito in questione è naturalmente il Movimento cinque stelle...

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Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    17 Agosto 2019 - 17:05

    Il De Profundis l'ha recitato Massimo D'Alema: "Un governo Pd-M5S, si può fare"

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  • Andrew

    17 Agosto 2019 - 16:04

    ...continua: Se questi sono i timori, allora è possibile che l’opzione anti-voto si realizzi, anche a costo di una catastrofe più grave di quella di Conte e di un trionfo di Salvini. Se fossi un elettore direi di un simile disegno quello che dice Polonio della pazzia di Amleto: è vero che sia un peccato, ed è un peccato che sia vero. Carlo Nordio

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  • Andrew

    17 Agosto 2019 - 16:04

    Davanti a tanti paradossi e inspiegabili contraddizioni, viene da domandarsi se sotto sotto il fronte anti-voto non nutra timori ben più seri di una possibile ( e tutto sommato limitata) sconfitta elettorale. Questo timore forse c’è, e si chiama Presidenza della Repubblica. Andando ora alle urne, il nuovo Parlamento potrebbe esprimere tra due anni, e per la prima volta nell’ultimo mezzo secolo, un Presidente di centrodestra. A parte il ruolo sempre più incisivo assunto progressivamente dall’Istituzione, il nuovo Capo dello Stato nominerà vari giudici costituzionali, presiederà il Csm, e potrebbe assecondare riforme oggi al palo con il governo giallo-verde. Se questi sono i timori, allora è possibile che l’opzione anti-voto si realizzi, anche a costo di una catastrofe più grave di quella di Conte e di un trionfo di Salvini. Se fossi un elettore direi di un simile disegno quello che dice Polonio della pazzia di Amleto: è vero che sia un peccato, ed è un peccato che sia vero.Carlo Nordio

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